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Comparsa. Protagonista.
Da soli, gli Stati europei contano poco nel mondo: dazi, guerre e dipendenza energetica lo hanno mostrato. L’Europa che conta è quella che decide con una voce sola.
Un’Europa federale. Con una difesa comune: ogni Stato difende gli altri. Una sola risposta ai dazi americani, con contromisure commerciali. Prodotti europei agevolati e controlli rigidi su qualità, sicurezza e standard delle merci extra-UE. Limiti e controlli sugli investimenti strategici di Cina e Russia.
Fuori dalla NATO, per tappe. L’uscita non è un giorno: prima l’Europa costruisce una difesa comune capace di reggersi da sola, con partner come il Canada, poi l’Italia lascia la NATO senza vuoti nel mezzo. Sull’Ucraina non si inviano nuovi pacchetti di armi: si completa quanto già deliberato, l’aiuto si sposta su ricostruzione e sostegno civile e la pace si cerca con una diplomazia guidata dall’UE.
Medio Oriente. L’Italia riconosce ufficialmente lo Stato di Palestina, ferma la vendita di armi a Israele e riconosce formalmente il genocidio commesso contro i palestinesi. Hamas va condannato con fermezza. I due Stati sono una soluzione giusta solo se chiudono in modo definitivo le controversie.
Il Mediterraneo e l’Africa. Il Piano Mattei vale 5,5 miliardi e conta 76 progetti in 18 Paesi africani (relazione al Parlamento, giugno 2026). Lo portiamo in Europa, con un piano europeo per il Mediterraneo, risultati misurati e pubblicati, e accordi con i Paesi di partenza su lavoro legale, formazione e rimpatri.
Un’Europa più grande, che decide. Il Montenegro punta a chiudere i negoziati nel 2026 e l’Albania nel 2027, mentre Ucraina e Moldova vanno avanti (Consiglio UE, luglio 2026). Sì all’allargamento, ma prima l’Unione cambia le regole. Si vota a maggioranza, non all’unanimità, così un Paese da solo non blocca tutti.
Cooperazione seria. Nel 2025 l’Italia ha dato in aiuto allo sviluppo lo 0,30% del reddito nazionale lordo, lontano dall’obiettivo dello 0,7% (Istat, rapporto SDGs 2026). Non promettiamo lo 0,7% senza coperture. Teniamo almeno questo livello, lo alziamo quando i conti lo permettono e lo spendiamo meglio, con progetti valutati e pubblici.
La difesa europea non è gratis. L’Italia spende oggi per la difesa 45,3 miliardi, il 2% del PIL con i criteri NATO (stima NATO, 2025). Manteniamo questo livello e lo spostiamo, per gradi, su una difesa comune, senza contare risparmi che non possiamo dimostrare.
Un’Europa sola, forte, libera.