Manifesto · 01 di 21

Economia e lavoro

Più si produce, più si guadagna. Per tutti.

← Tutti i temi · Dati aggiornati al 13 ottobre 2026

Frenata. Rilanciata.

Il problema

Tra il 1990 e il 2026 la retribuzione media lorda dei dipendenti privati è scesa in termini reali del 6,6% (UPB). Tra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro è cresciuta in media dello 0,3% l’anno, contro l’1,5% dell’Unione europea (Istat, su dati Eurostat). Un Paese che produce così poco in più non può pagare di più chi lavora.

Cosa facciamo

Meno tasse sul lavoro. Riduciamo il cuneo fiscale, cioè la distanza tra ciò che un dipendente costa all’impresa e ciò che arriva in busta paga, e diamo sgravi e detassazione alle imprese che aumentano gli stipendi. Non premiamo chi assume a poco: premiamo chi assume e paga meglio.

Più spazio a chi crea. Procedure ridotte al minimo per aprire e gestire un’impresa, incentivi alle startup e a chi assume giovani, produttività e innovazione al centro. Un salario minimo legale che tuteli i contratti collettivi e le imprese che li rispettano, e contratti a termine con limiti chiari.

Un aiuto che porta da qualche parte. Il sostegno a chi può lavorare è legato a formazione o lavoro. Chi non può lavorare, come le persone con disabilità e gli anziani soli, ha un sostegno garantito.

Il Sud, non come costo. Tra il 2021 e il 2024 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,5%, più del Centro-Nord (5,8%), anche grazie al PNRR. Ma tra il 2022 e il 2024 se ne sono andati 175.333 giovani tra 25 e 34 anni, metà laureati (Svimez, novembre 2025). Quando il PNRR finisce quella spinta va sostituita. Il credito d’imposta della ZES unica resta stabile e semplice per chi investe e assume, e i soldi vanno prima alle opere già avviate, a strade, ferrovie e acqua in Sicilia e nelle isole.

Lo Stato paga in 30 giorni. È la regola europea (direttiva 2011/7). Nel 2024 la pubblica amministrazione ha pagato in media in 30 giorni, ma solo l’81,5% delle fatture è stato saldato in tempo, e il dato non conta le fatture ancora ferme (Osservatorio CPI su dati MEF). Chi paga in ritardo versa gli interessi dal proprio bilancio e il dirigente ne risponde.

Lavoro nero e caporalato. Nel 2023 l’economia sommersa e illegale valeva 217,5 miliardi, il 10,2% del PIL. Le unità di lavoro irregolari erano 3,13 milioni, il 12,7% del totale, con punte del 17,6% in agricoltura e del 40,5% nei servizi alle persone (Istat). Più controlli incrociati tra Inps, Agenzia delle Entrate e Ispettorato, pagamenti tracciati per colf e braccianti e meno costi per chi mette in regola.

Sicurezza sul lavoro. Nel 2025 l’Inail ha ricevuto 1.093 denunce di infortunio mortale e 597.710 denunce di infortunio, più dell’anno prima. Quando un’ispezione arriva, nel 74% dei casi trova irregolarità, ma gli ispettori in tutto sono 4.366 (Ispettorato nazionale del lavoro, 2025). Mille ispettori in più, formazione pratica prima di entrare in cantiere e sanzioni che pesano davvero.

Quanto costa
1,85 mldl’anno, a regime

Il taglio delle tasse sul lavoro vale 1,8 miliardi. È un tetto, non una promessa aperta: poco più della metà di quanto vale oggi il taglio dell’aliquota Irpef del secondo scaglione, circa 3 miliardi nella manovra 2026.

Mille ispettori del lavoro in più costano circa 0,05 miliardi l’anno (ipotesi OLTRE_: 45.000 euro di costo medio). Pagare le fatture in 30 giorni non aumenta il debito: sono spese già decise, pagate prima.

Il salario minimo e le regole sui contratti non costano nulla allo Stato.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 15,6 miliardi di coperture contro 15,2 di costi. Vedi Il conto.

Più si produce, più si guadagna. Per tutti.

Fonti

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