Il manifesto
Quattordici temi. Per ognuno: qual è il problema, cosa facciamo e perché. Mai un “dipende”. Sono le idee di : nette, motivate e aperte al confronto.
Frenata. Rilanciata.
Economia e lavoro
Tra il 1990 e il 2026 la retribuzione media lorda dei dipendenti privati è scesa in termini reali del 6,6% (UPB). Tra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro è cresciuta in media dello 0,3% l’anno, contro l’1,5% dell’Unione europea (Istat, su dati Eurostat). Un Paese che produce così poco in più non può pagare di più chi lavora.
Meno tasse sul lavoro. Riduciamo il cuneo fiscale, cioè la distanza tra ciò che un dipendente costa all’impresa e ciò che arriva in busta paga, e diamo sgravi e detassazione alle imprese che aumentano gli stipendi. Non premiamo chi assume a poco: premiamo chi assume e paga meglio.
Più spazio a chi crea. Procedure ridotte al minimo per aprire e gestire un’impresa, incentivi alle startup e a chi assume giovani, produttività e innovazione al centro. Un salario minimo legale che tuteli i contratti collettivi e le imprese che li rispettano, e contratti a termine con limiti chiari.
Un aiuto che porta da qualche parte. Il sostegno a chi può lavorare è legato a formazione o lavoro. Chi non può lavorare, come le persone con disabilità e gli anziani soli, ha un sostegno garantito.
Più si produce, più si guadagna. Per tutti.
Confuso. Equo.
Fisco e conti pubblici
Il debito pubblico è arrivato al 137,1% del PIL nel 2025, in aumento di 2,4 punti sull’anno prima (Istat). Ogni euro speso per gli interessi è un euro in meno per scuole, ospedali e stipendi.
Un fisco che cresce con il reddito, senza scalini. Aliquote che salgono gradualmente, senza salti improvvisi tra uno scaglione e l’altro, sul modello tedesco. Nessuna patrimoniale.
Nessun nuovo debito. Ogni spesa ha la sua copertura. Le risorse arrivano da quattro fonti: tagliare gli enti inutili e le società partecipate in perdita, combattere l’evasione promuovendo i pagamenti digitali (con commissioni azzerate sui micropagamenti), riformare le pensioni e far crescere l’economia.
Niente promesse senza copertura.
Insostenibili. Rifondate.
Pensioni
L’Italia è tra i Paesi OCSE che destinano più risorse pubbliche alle pensioni in rapporto al PIL (OCSE, Pensions at a Glance 2025). Il sistema si regge sui contributi di chi lavora oggi, e le persone che lavorano sono sempre meno.
Ognuno si paga la propria pensione. Chi entra oggi nel mondo del lavoro costruisce la propria pensione: i suoi contributi non finanziano più quelle di oggi. Il patto tra generazioni, così com’è, finisce.
Chi è già in pensione è tutelato. Le pensioni attuali sono garantite e ricalcolate in base al costo della vita: le più alte scendono, quelle basse salgono, a cominciare dalle retributive più alte. L’età pensionabile dipende dal tipo di lavoro: non si chiede lo stesso a chi sta in ufficio e a chi lavora in cantiere.
Il costo, detto chiaramente. Il passaggio ha un prezzo: lo copriamo con una riduzione della spesa pubblica e con una revisione delle modalità, non con nuovo debito.
Chi ha lavorato resta tutelato. Chi lavora oggi smette di pagare il passato.
Cieco. Responsabile.
Capitalismo responsabile
Il profitto non è il nemico: è lo strumento. Il problema nasce quando diventa l’unico scopo, e chi lavora non sa nemmeno quanto guadagnano i colleghi o chi comanda.
Trasparenza sugli stipendi. La retribuzione o la fascia salariale indicata negli annunci di lavoro e piena applicazione della direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Le grandi imprese pubblicano il rapporto tra lo stipendio più alto e quello mediano.
Una regola per gli extraprofitti, scritta in anticipo. Nel 2022 il contributo sugli extraprofitti energetici è finito davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia UE. Vogliamo criteri chiari e limiti nel tempo, nel rispetto del diritto europeo, così in una crisi non si improvvisa.
L’impresa crea valore per tutti, non solo per chi la possiede.
Dipendente. Autonoma.
Energia e ambiente
Nel secondo semestre 2025 le famiglie italiane hanno pagato il gas 0,148 euro al kWh, contro 0,123 della media UE: circa il 21% in più (Eurostat). Dipendere dall’estero per l’energia costa a famiglie e imprese.
Produrre ciò che abbiamo. Autonomia energetica dell’Italia e dell’Europa, investendo su ciò che l’Italia ha: rinnovabili e nucleare di nuova generazione. Gli impianti che producono e lavorano energia sul nostro territorio devono tutelare gli italiani, non i fondi esteri.
Chi inquina paga. Una tassa su CO₂ e altri inquinanti per le grandi industrie. Stop alle auto con solo motore termico; ibride e carburanti più puliti restano ammessi.
Costruire e curare. Grandi opere più rapide, con manutenzione costante del territorio. Il consumo di nuovo suolo agricolo non si ferma del tutto, se il progetto è sostenibile.
Produrre qui, per chi vive qui.
Promessa. Garantita.
Sicurezza
La sicurezza è la condizione di ogni altra libertà: chi ha paura di uscire di casa non è libero. Per questo viene prima di molte altre cose.
Presenza, non solo pene. Più agenti in strada, schierati con intelligenza nelle aree più pericolose, con body cam e taser, formazione e test psicologici per evitare abusi. I sindaci possono allontanare da certe aree chi commette reati (DASPO urbano) e le occupazioni abusive si sgomberano in tempi rapidi.
Pena certa. Sui reati ripetuti, come i borseggi, le conseguenze sono certe, anche costruendo nuove carceri. Contro la droga si colpisce chi sta sopra gli spacciatori, non solo chi spaccia in strada.
Periferie vere. Si riqualificano con investimenti pubblici, perché i controlli da soli non bastano.
Ogni cittadino deve poter camminare tranquillo per strada.
Ignorate. Combattute.
Mafie e verità
Al 31 dicembre 2025 i beni confiscati alle mafie già destinati sono 27.847, mentre altri 19.414 sono ancora in gestione all’Agenzia nazionale (ANBSC; i numeri comprendono anche i terreni). I tempi dipendono dalla fase giudiziaria: circa cinque anni nei procedimenti di prevenzione, fino a dieci in quelli penali, più circa due per la verifica dei crediti.
Beni restituiti, in tempi certi. Fissiamo un tempo massimo per assegnare ogni bene confiscato e obblighiamo ogni comune a pubblicare l’elenco dei beni sul suo territorio. Le aziende confiscate non vanno chiuse: vanno mantenute in vita, perché chi ci lavora non deve pagare due volte.
Pene che si applicano. Sul voto di scambio politico-mafioso le pene ci sono già, fino a 22 anni e mezzo: serve farle applicare, non scriverne di nuove.
La verità. Desecretiamo gli archivi sui misteri d’Italia, anche a costo di conseguenze diplomatiche. Un Paese che non conosce la sua storia recente non è davvero libero.
Meno annunci, più beni restituiti ai cittadini.
Ignorati. Aiutati.
Degrado e povertà
Nel 2021 in Italia erano 96.197 le persone senza fissa dimora, di cui circa il 38% straniere (Istat).
Prima la casa. Con l’Housing First chi vive in strada riceve un alloggio stabile e poi un percorso di reinserimento, invece di rincorrere emergenze e dormitori. In Italia, in dieci anni, 901 persone hanno concluso questi programmi (il 51% di chi era stato accolto) e il 63% di loro ha raggiunto autonomia economica, lavorativa o abitativa (rete Housing First Italia). In Finlandia, dove è la politica nazionale da anni, i senzatetto di lungo periodo sono circa 1.300 su 5,6 milioni di abitanti (Y-Foundation, 2025).
Cura, non solo controllo. Centri di cura per le dipendenze collegati ai servizi pubblici e unità di strada, che raggiungono chi non cerca aiuto da solo.
Soldi stabili. Questi programmi non possono vivere di progetti a scadenza: serve un finanziamento certo, coperto come ogni altra nostra spesa.
Nessuno va lasciato in strada.
Subita. Governata.
Immigrazione e cittadinanza
Nell’anno scolastico 2022-2023 gli alunni senza cittadinanza italiana erano 914.860 (l’11,2% del totale) e 598.745 di loro, il 65,4%, erano nati in Italia (Ministero dell’istruzione e del merito). Oggi, nella maggior parte dei casi, per diventare cittadini si aspetta di compiere 18 anni.
Ius Scholae. La cittadinanza arriva completando i cicli di studio in Italia: la scuola forma il cittadino.
Regole chiare per chi resta. Chi vuole stabilirsi in Italia impara la lingua, lavora regolarmente, paga le tasse e rispetta le leggi e i principi della Costituzione. Lo Stato offre corsi di lingua e servizi di collocamento: chi rifiuta di integrarsi nonostante questo sostegno non ha motivo di restare.
Rimpatrio per chi delinque. Chi non è cittadino europeo e viene condannato in via definitiva per qualsiasi reato viene rimpatriato e perde la protezione d’asilo.
Ingressi governati. Gli ingressi legali per lavoro seguono procedure trasparenti e controllate, in base ai bisogni del Paese, con canali dedicati per braccianti e badanti. Più centri di rimpatrio e accordi con i Paesi d’origine, anche condizionando visti e aiuti.
Diritti per chi si integra, rimpatrio per chi delinque.
Smontata. Ricostruita.
Sanità
Nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a visite o cure, contro 4,5 milioni l’anno prima. Il primo motivo sono le liste d’attesa: 6,8% della popolazione, contro il 2,8% del 2019 (Istat).
Una cassa sanitaria nazionale unica. Per tutti i residenti, sul modello lussemburghese, finanziata da contributi di lavoratori e imprese più fondi dello Stato. Gli ospedali restano pubblici e il pronto soccorso è garantito sempre.
Pubblico e privato nello stesso sistema. Il privato convenzionato ne fa parte, con regole uguali per tutti.
Come funziona in Lussemburgo. una cassa nazionale unica gestisce l’assicurazione sanitaria obbligatoria per tutti i residenti. Si finanzia con i contributi di lavoratori e imprese, circa la metà delle entrate, più un contributo dello Stato pagato con le tasse generali. I medici sono convenzionati e la cassa negozia ogni anno i budget degli ospedali. Il cittadino paga solo la parte non rimborsata, che molti coprono con un’assicurazione integrativa.
Si cura chi ha bisogno, non chi può aspettare.
Ereditata. Rifondata.
Istruzione
L’abbandono scolastico è sceso all’8,2% nel 2025, ma tra gli studenti stranieri resta al 26,2% (Istat). I giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano sono il 13,3%, contro l’11,0% della media europea (Eurostat).
Insegnanti scelti bene. Per competenze effettive e capacità di comunicare, con test attitudinali e psicologici. Concorsi rivisti, stipendi più alti, selezione più competitiva.
Una scuola esigente e giusta. La scuola pubblica riduce le disuguaglianze di partenza e premia merito e talento con rigore: la bocciatura esiste e i programmi si riscrivono da zero. Smartphone vietati a scuola, almeno ai più piccoli.
Verso il lavoro, davvero. Via l’alternanza scuola-lavoro. Al suo posto seminari, progetti pratici e incontri anche personalizzati per far entrare lo studente in contatto con il mondo di dopo. L’università è accessibile a tutti, nel rispetto di concorrenza, ricerca e delle migliori condizioni per lo studente.
La scuola forma cittadini, non solo diplomati.
Costretti. Liberi.
Giovani e fuga dei talenti
Nel 2025 sono emigrati 109 mila italiani e ne sono rientrati 56 mila: il saldo è di meno 53 mila persone (Istat, dati provvisori). Il 2024 era stato il picco, con 141 mila espatri, in parte per le regole più severe sull’iscrizione all’AIRE: il problema resta. Tra chi parte i 25-34enni sono il 37% (Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo 2025). Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso 150 mila giovani laureati: 122 mila verso il Centro-Nord e 28 mila verso l’estero (Istat).
Un primo lavoro che conviene. Aliquota ridotta per i primi anni di lavoro sotto i 30 anni e sgravi alle imprese che assumono giovani a tempo indeterminato con stipendi sopra il minimo del settore. Il costo è coperto come ogni altra nostra spesa, non con nuovo debito.
Stage pagati, sempre. Niente più tirocini gratuiti: ogni stage ha un compenso minimo e un tutor, e dopo un periodo definito deve diventare un contratto o finire.
Ricerca con una carriera. Concorsi con tempi certi, fondi assegnati per merito e un percorso chiaro dal dottorato alla cattedra, perché un ricercatore non debba scegliere tra la precarietà in Italia e un contratto all’estero.
Il ritorno, semplice. Un regime fiscale stabile e leggibile per chi rientra dopo aver lavorato all’estero, riconoscimento di titoli e anni di servizio in Europa e uno sportello unico per chi torna.
Casa per chi comincia. Alloggi universitari e affitti calmierati per gli under 35 nelle città dove il lavoro c’è, finanziati anche con fondi europei.
Un’Europa dove spostarsi è un vantaggio. Studiare e lavorare in un altro Paese europeo resta una libertà che difendiamo, con un Erasmus più forte. Il punto non è chiudere i confini: è fare in modo che chi parte lo scelga, e che chi vuole tornare possa farlo.
Partire è un diritto. Dover partire è un fallimento.
Comparsa. Protagonista.
Europa e mondo
Da soli, gli Stati europei contano poco nel mondo: dazi, guerre e dipendenza energetica lo hanno mostrato. L’Europa che conta è quella che decide con una voce sola.
Un’Europa federale. Con una difesa comune: ogni Stato difende gli altri. Una sola risposta ai dazi americani, con contromisure commerciali. Prodotti europei agevolati e controlli rigidi su qualità, sicurezza e standard delle merci extra-UE. Limiti e controlli sugli investimenti strategici di Cina e Russia.
Fuori dalla NATO. L’Italia esce dalla NATO e l’Europa costruisce la sua difesa, con partner come il Canada. Sull’Ucraina l’Italia smette di inviare armi e la pace si cerca con una diplomazia guidata dall’UE.
Medio Oriente. L’Italia riconosce ufficialmente lo Stato di Palestina, ferma la vendita di armi a Israele e riconosce formalmente il genocidio commesso contro i palestinesi. Hamas va condannato con fermezza. I due Stati sono una soluzione giusta solo se chiudono in modo definitivo le controversie.
Un’Europa sola, forte, libera.
Immobili. Rinnovati.
Istituzioni e diritti civili
Un cittadino è libero davvero solo se le istituzioni funzionano e i suoi diritti non dipendono dal luogo o dal gruppo a cui appartiene.
Istituzioni più semplici. Le Regioni vengono abolite: sanità e trasporti diventano competenze nazionali. Le attuali Regioni a statuto speciale restano territori speciali per lingua, cultura e storia, con fisco e amministrazione nazionali, nel rispetto degli accordi internazionali. Il presidente del Consiglio non viene eletto direttamente dai cittadini. Procedure snellite al minimo e nessun rapporto tra Stato e privati che non serva.
Giustizia. Carriere separate per giudici e pubblici ministeri, processi più rapidi (soprattutto civili e commerciali) con tempi certi. La riforma Cartabia non va mantenuta così com’è.
Uno Stato laico. Nessuna religione è religione di Stato e nessuna religione può interferire con le decisioni dello Stato. Lo Stato garantisce a tutti, comprese le persone con disabilità, gli stessi diritti e le stesse opportunità, con meno burocrazia e più tutele.
Diritti civili. Le coppie dello stesso sesso possono sposarsi e adottare. L’eutanasia è legale, con regole chiare. L’aborto è garantito sempre, senza obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche. La maternità surrogata è consentita solo se gratuita e regolata. La cannabis è legalizzata. Il cambio di sesso all’anagrafe è semplificato.
Libero di essere. Libero di fare. Nei limiti della Costituzione.
Fonti
Dove possibile i dati vengono dalla fonte originale (Istat, UPB, OCSE, Eurostat, Agenzia nazionale beni confiscati); dove nel titolo c’è “via”, il link è alla testata che li riporta. Se trovi un errore, scrivici.
- Salari e Irpef: in oltre 30 anni retribuzioni stagnanti e più diseguali (UPB, comunicato del 21 luglio 2026)
- Misure di produttività 1995–2024 (Istat, 12 dicembre 2025)
- Report produttività 2024, confronto con l’UE (Istat, su dati Eurostat)
- Notifica indebitamento netto e debito delle AP, anni 2022–2025 (Istat, 22 aprile 2026)
- Spesa pubblica per pensioni (OCSE, Pensions at a Glance 2025)
- Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva (EUR-Lex)
- Contributo sugli extraprofitti 2022 (Il Sole 24 Ore)
- Prezzi dell’energia nell’UE, secondo semestre 2025 (Eurostat, via Rinnovabili.it)
- Relazione sulla performance 2025 (Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati)
- Scambio elettorale politico-mafioso, art. 416-ter (Studio Cataldi)
- Persone senza dimora 2021 (Istat, via ANSA)
- Housing First in Finlandia (Y-Foundation)
- Housing First in Italia: dieci anni di programmi (Internazionale, 14 febbraio 2026)
- Gli alunni con cittadinanza non italiana, a.s. 2022/2023 (Ministero dell’istruzione e del merito)
- Rinuncia alle cure 2024 (Istat, audizione sulla manovra, via Dire)
- Abbandono scolastico 2025 (Istat, via Il Sole 24 Ore)
- NEET 15–29 anni, 2025 (Eurostat, via AgenSIR)
- Migrazioni 2025 (Istat, 3 agosto 2026)
- Rapporto Italiani nel Mondo 2025 (Fondazione Migrantes, via Vatican News)
Versione 1, ottobre 2026. Il manifesto è un documento vivo: lo aggiorniamo quando cambiamo idea e lo diciamo.
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