Manifesto · 02 di 21

Fisco e conti pubblici

Niente promesse senza copertura.

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Confuso. Equo.

Il problema

Il debito pubblico è arrivato al 137,1% del PIL a fine 2025, in aumento di 2,4 punti sull’anno prima (Istat, notifica di aprile 2026). Il deficit del 2025 è stato del 3,1% del PIL e la pressione fiscale del 42,9% (Istat, 22 settembre 2026). Ogni euro speso per gli interessi è un euro in meno per scuole, ospedali e stipendi.

Cosa facciamo

Un fisco che cresce con il reddito, senza scalini. Aliquote che salgono gradualmente, senza salti improvvisi tra uno scaglione e l’altro, sul modello tedesco. Nessuna patrimoniale.

Nessun nuovo debito. Ogni spesa ha la sua copertura. Le risorse arrivano da quattro fonti: tagliare gli enti inutili e le società partecipate in perdita, combattere l’evasione promuovendo i pagamenti digitali (con commissioni azzerate sui micropagamenti), riformare le pensioni e far crescere l’economia.

Basta condoni. Dal 2016 le rottamazioni delle cartelle sono state cinque. Le prime quattro hanno incassato circa 33 miliardi su oltre 111 previsti (Corte dei conti). Per la Banca d’Italia la quinta costa 1,5 miliardi nel 2026, e la Corte dei conti avverte che lo Stato diventa il finanziatore di chi non paga. Scriviamo in legge che non ce ne saranno altri. Chi è davvero in difficoltà paga a rate, con le regole ordinarie.

Niente più dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate ha già quasi tutti i dati. Calcola le tasse e manda il conto finale. Se c’è un rimborso arriva sul conto corrente. Se c’è da pagare, si trattiene in automatico e a rate sul bonifico dello stipendio o della pensione, con un accordo tra Agenzia delle Entrate e banche. Chi vuole correggere lo fa online. Nel 2025 solo 5,7 milioni di persone hanno inviato da sole la precompilata, mentre in Francia la dichiarazione automatica esiste dal 2019 (ItaliaOggi su dati Agenzia delle Entrate e DGFiP).

Tasse locali azzerate, un fisco solo. Nel 2025 IMU, addizionali regionali e comunali Irpef e IRAP hanno portato 74 miliardi agli enti territoriali (MEF). Le aboliamo e le sostituiamo con imposte nazionali dello stesso gettito. Una quota fissa va a ogni territorio in base agli abitanti e ai bisogni, non a quanto riesce a incassare. L’IRAP diventa il contributo delle imprese alla cassa sanitaria nazionale. Si paga una volta sola, a un solo ente, ed è la stessa riforma che accompagna l’abolizione delle Regioni.

Quanto costa
0 mlddi costo netto

Le tasse locali si sostituiscono con imposte nazionali dello stesso gettito, e la fine dei condoni non costa nulla. La dichiarazione automatica usa dati che l’Agenzia delle Entrate ha già.

Le aliquote si ridisegnano a gettito invariato: si tolgono i salti tra gli scaglioni, non si fa un regalo. Per capire le dimensioni, un punto di aliquota sul secondo scaglione (28.000-50.000 euro) vale circa 1,5 miliardi l’anno: la manovra 2026 ne ha tolti due, dal 35% al 33%, per circa 3 miliardi.

Con quali soldi. Le fonti che pagano il resto del manifesto, in numeri: evasione 5,2 miliardi, spese fiscali 4,5, revisione della spesa 3,2, pensioni più alte 0,3, fondi di coesione riprogrammati 2,4. Totale 15,6 miliardi contro 15,2 di costi. Vedi Il conto.

Niente promesse senza copertura.

Fonti

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