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Dipendente. Autonoma.
Nel secondo semestre 2025 le famiglie italiane hanno pagato il gas 0,148 euro al kWh, contro 0,123 della media UE: circa il 21% in più (Eurostat). Dipendere dall’estero per l’energia costa a famiglie e imprese.
Produrre ciò che abbiamo. Autonomia energetica dell’Italia e dell’Europa, investendo su ciò che l’Italia ha: rinnovabili e nucleare di nuova generazione. Gli impianti che producono e lavorano energia sul nostro territorio devono tutelare gli italiani, non i fondi esteri.
Chi inquina paga. Una tassa su CO₂ e altri inquinanti per le grandi industrie: parte bassa e sale ogni anno con un calendario noto in anticipo, così le imprese possono investire. Per le auto seguiamo la scadenza europea senza anticiparla: dopo quella data niente nuove auto con solo motore termico; ibride e carburanti più puliti restano ammessi.
Costruire e curare. Grandi opere più rapide, con manutenzione costante del territorio. Nuovo suolo agricolo si usa solo se non ci sono alternative e il progetto è sostenibile, la stessa regola che vale per le città.
Bollette più basse. Nel 2025 il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia è stato in media di 115,9 euro al megawattora, contro 61,1 in Francia e 65,3 in Spagna (ARERA, luglio 2026). Pesa il gas, che decide il prezzo anche quando l’energia arriva da fonti più economiche. Contratti di lungo periodo a prezzo fisso per l’energia rinnovabile, da girare a famiglie e imprese, e bollette leggibili.
Case che consumano meno. Il 44% delle case con attestato energetico è nelle classi F e G (ENEA, dati 2024). La direttiva europea sugli edifici andava recepita entro il 29 maggio 2026 e l’Italia non l’ha ancora fatto. Incentivi solo per chi parte dalle classi peggiori e per chi ha redditi bassi, con un tetto chiaro. Mai più bonus per tutti come il 110%.
Acqua e rifiuti. La rete perde il 42,4% dell’acqua immessa (Istat, dati 2022). Nel 2024 il razionamento ha colpito oltre un milione di persone nei capoluoghi, 726.000 solo in Sicilia (Istat, marzo 2026). Un gestore industriale per ogni bacino e investimenti legati ai risultati. Sui rifiuti l’Italia differenzia il 67,7% (ISPRA, 2024), la Sicilia il 55,5%. Impianti di riciclo vicino a dove si producono i rifiuti e meno discariche.
Frane e alluvioni. Il 94,5% dei comuni è esposto a frane, alluvioni o erosione (ISPRA). Dal 1999 sono stati finanziati quasi 28.000 interventi, ma solo il 46% delle somme riguarda opere concluse o in corso (Osservatorio CPI su dati ISPRA). Prima si spendono i fondi già stanziati, con una struttura nazionale che progetta per i comuni piccoli.
Gli investimenti si pagano con i proventi delle aste ETS, cioè le quote di CO₂ che pagano le industrie. Nel 2022 sono arrivati 3,16 miliardi e almeno la metà, per le regole europee, va alla lotta al cambiamento climatico. Tra il 2012 e il 2023 l’Italia ne ha speso circa il 9% (Ecco Climate).
Con quali soldi. Circa 1,6 miliardi l’anno dai proventi ETS, già vincolati al clima. Vedi Il conto.
Produrre qui, per chi vive qui.
- Prezzi dell’energia nell’UE, secondo semestre 2025 (Eurostat, via Rinnovabili.it)
- Aste ETS: l’Italia spende solo il 9% dei ricavi per il clima (Il Fatto Quotidiano, su Ecco Climate)
- ARERA, relazione annuale: prezzo dell’elettricità 2025 (Il Nord Est, 1 luglio 2026)
- Efficienza energetica delle case, dati SIAPE-ENEA (Ediltecnico)
- Case green, l’Italia non ha recepito la direttiva (GreenMe, 17 luglio 2026)
- Perdite idriche al 42,4% (Fortune Italia, dati Istat)
- Giornata mondiale dell’acqua 2026 (Istat, 20 marzo 2026)
- Rifiuti urbani nel 2024 (ISPRA)
- Rapporto ISPRA rifiuti 2025, la Sicilia al 55,51% (La Sicilia, 4 gennaio 2026)
- Dissesto idrogeologico in Italia, sintesi del rapporto 2024 (ISPRA)
- Gli investimenti per ridurre il rischio idrogeologico (Osservatorio CPI)