Da Montella a Correggio
Leonarda Cianciulli, nata a Montella, in Irpinia, si trasferisce con il marito a Correggio, in provincia di Reggio Emilia.
Tra il 1939 e il 1940 tre donne di Correggio vendono tutto e partono per una vita nuova. Non arrivano da nessuna parte. La storia di Leonarda Cianciulli, raccontata dalle carte e non dalla leggenda.
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Correggio, provincia di Reggio Emilia, fine degli anni Trenta. Tre donne sole, tra i 55 e i 73 anni, vendono quello che hanno e annunciano la partenza per una vita nuova. Una per un marito a Pola, una per un lavoro a Piacenza, una per un lavoro a Firenze. Dopo, ai parenti arrivano lettere e cartoline. Ma nessuna delle tre è mai partita.
Tocca Cosa era successo.
Fonti. Il Fatto Quotidiano, 21 maggio 2024, Focus. Mappa semplificata.
Tutte e tre conoscevano Leonarda Cianciulli, una donna arrivata a Correggio nel 1930 da Montella, in Irpinia. Era stata lei a promettere a ognuna la vita nuova.
Il caso si apre con una denuncia. Una parente dell’ultima scomparsa, Virginia Cacioppo, non crede alle cartoline e insiste. In pochi mesi la polizia di Reggio Emilia raccoglie indizi gravi. Il 20 luglio 1946, dopo un processo rinviato dalla guerra, Cianciulli viene condannata per i tre omicidi.
Quanti interrogatori servirono prima che Cianciulli confessasse?
Secondo la ricostruzione della storica Barbara Bracco, confessò anche per scagionare il figlio maggiore.
Le tre donne una per una, la cronologia e i luoghi comuni messi alla prova sono nell’approfondimento
Il caso Cianciulli è diventato una leggenda nera, raccontata per decenni con dettagli macabri che ancora oggi fanno il giro dei social. Qui proviamo a fare il contrario. Partire dalle vittime, dalle carte del processo e dal lavoro degli storici.
Erano tre donne sole, in un paese di provincia, in anni di guerra. A ognuna fu promessa una cosa precisa, quella che più desiderava o di cui aveva più bisogno. Un marito, un lavoro, una vita lontano da lì. Tocca un nome.
Tocca un nome.
Le viene promesso un marito, un vedovo benestante che la aspetta a Pola, in Istria. Prima di partire deve consegnare i risparmi e una procura sui suoi beni. Sparisce poco prima del Natale del 1939.
Commerciante di tessuti ed ex maestra d’asilo. Le viene promesso un lavoro a Piacenza. Sparisce nell’autunno del 1940.
Ex soprano. Le viene promesso un lavoro a Firenze, dove l’aspetterebbe un ricco vedovo. Sparisce anche lei nell’autunno del 1940, in novembre. È l’ultima.
Fonti. Il Fatto Quotidiano, Focus, Doppiozero.
Il meccanismo reggeva sulle notizie che arrivavano dopo. Lettere e cartoline dovevano convincere i parenti che le donne erano partite e stavano bene.
Fu una parente di Virginia Cacioppo a non crederci. La sua denuncia mise in moto le indagini. Secondo la ricostruzione della storica Barbara Bracco, in pochi mesi la polizia di Reggio Emilia raccolse indizi gravi, che portarono a una piccola associazione criminale. Cianciulli confessò dopo diciannove interrogatori, anche per scagionare il figlio maggiore, Giuseppe Pansardi.
Tocca Cosa era successo.
Mappa semplificata.
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Leonarda Cianciulli, nata a Montella, in Irpinia, si trasferisce con il marito a Correggio, in provincia di Reggio Emilia.
Poco prima di Natale sparisce Faustina Setti, 73 anni.
Spariscono Francesca Soavi e, in novembre, Virginia Cacioppo.
Una parente dell’ultima vittima non crede alle cartoline e denuncia. La polizia di Reggio Emilia raccoglie in pochi mesi indizi gravi.
Cianciulli confessa, anche per scagionare il figlio maggiore, Giuseppe Pansardi.
Il processo, rinviato dalla guerra, si chiude con la condanna per i tre omicidi.
Muore a 77 anni nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli.
Fonti. Il Fatto Quotidiano, Doppiozero, Focus.
La guerra fece slittare il processo fino al 1946. Il 20 luglio Cianciulli fu riconosciuta colpevole dei tre omicidi, di furto e di vilipendio di cadavere. I giudici la ritennero solo seminferma di mente. La pena fu di 33 anni, i primi tre da scontare in un manicomio giudiziario. Fu l’unica condannata.
Negli anni seguenti, nel manicomio giudiziario di Aversa, scrisse un memoriale su richiesta dello psichiatra Filippo Saporito. Morì il 15 ottobre 1970 nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli, a 77 anni.
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«Fece tutto da sola».
Un luogo comune ·
Fu l’unica condannata. Ma secondo la ricostruzione della storica Barbara Bracco le indagini portarono alla luce una piccola associazione criminale intorno a lei. Cianciulli confessò anche per scagionare il figlio maggiore.
«Era pazza, e per questo non fu condannata».
Un luogo comune ·
Fu condannata, e a una pena lunga. I giudici la ritennero solo seminferma di mente. La pena fu di 33 anni, i primi tre da scontare in un manicomio giudiziario.
Fonti. Focus, Il Fatto Quotidiano.
Nel 2018 la storica Barbara Bracco ha dedicato al caso un libro, «La saponificatrice di Correggio. Una favola nera», pubblicato dal Mulino. Il sottotitolo dice molto. Intorno a quei delitti è cresciuta una favola, che ha finito per mettere al centro l’assassina e lasciare sullo sfondo le tre donne che sono morte.
Nel caso Cianciulli tre donne sole si fidano della persona sbagliata, e una parente che non si arrende ottiene giustizia per loro. È questa la parte della storia che conta.
Per noi il true crime ha senso solo se aiuta a capire. Come si riconosce una manipolazione, quanto pesa la solitudine, cosa può fare chi nota che qualcosa non torna. Per questo raccontiamo solo casi chiusi dalla giustizia, senza dettagli macabri.

Fin qui la storia. Le nostre proposte sulla sicurezza, con costi e fonti, sono separate.