Le nostre idee, tema per tema

Il manifesto

Ventuno temi. Per ognuno, cosa non va e cosa proponiamo. Senza giri di parole.

Vedi il conto: costi e coperture

01

Frenata. Rilanciata.

Economia e lavoro

Il problema

Tra il 1990 e il 2026 la retribuzione media lorda dei dipendenti privati è scesa in termini reali del 6,6% (UPB). Tra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro è cresciuta in media dello 0,3% l’anno, contro l’1,5% dell’Unione europea (Istat, su dati Eurostat). Un Paese che produce così poco in più non può pagare di più chi lavora.

Cosa facciamo

Meno tasse sul lavoro. Riduciamo il cuneo fiscale, cioè la distanza tra ciò che un dipendente costa all’impresa e ciò che arriva in busta paga, e diamo sgravi e detassazione alle imprese che aumentano gli stipendi. Non premiamo chi assume a poco: premiamo chi assume e paga meglio.

Più spazio a chi crea. Procedure ridotte al minimo per aprire e gestire un’impresa, incentivi alle startup e a chi assume giovani, produttività e innovazione al centro. Un salario minimo legale che tuteli i contratti collettivi e le imprese che li rispettano, e contratti a termine con limiti chiari.

Un aiuto che porta da qualche parte. Il sostegno a chi può lavorare è legato a formazione o lavoro. Chi non può lavorare, come le persone con disabilità e gli anziani soli, ha un sostegno garantito.

Quanto costa
1,8 mldl’anno, a regime

È un tetto, non una promessa aperta: poco più della metà di quanto vale oggi il taglio dell’aliquota Irpef del secondo scaglione, circa 3 miliardi nella manovra 2026.

Il salario minimo e le regole sui contratti non costano nulla allo Stato.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Più si produce, più si guadagna. Per tutti.

02

Confuso. Equo.

Fisco e conti pubblici

Il problema

Il debito pubblico è arrivato al 137,1% del PIL a fine 2025, in aumento di 2,4 punti sull’anno prima (Istat, notifica di aprile 2026). Il deficit del 2025 è stato del 3,1% del PIL e la pressione fiscale del 42,9% (Istat, 22 settembre 2026). Ogni euro speso per gli interessi è un euro in meno per scuole, ospedali e stipendi.

Cosa facciamo

Un fisco che cresce con il reddito, senza scalini. Aliquote che salgono gradualmente, senza salti improvvisi tra uno scaglione e l’altro, sul modello tedesco. Nessuna patrimoniale.

Nessun nuovo debito. Ogni spesa ha la sua copertura. Le risorse arrivano da quattro fonti: tagliare gli enti inutili e le società partecipate in perdita, combattere l’evasione promuovendo i pagamenti digitali (con commissioni azzerate sui micropagamenti), riformare le pensioni e far crescere l’economia.

Quanto costa
0 mlddi costo netto

Le aliquote si ridisegnano a gettito invariato: si tolgono i salti tra gli scaglioni, non si fa un regalo. Per capire le dimensioni, un punto di aliquota sul secondo scaglione (28.000-50.000 euro) vale circa 1,5 miliardi l’anno: la manovra 2026 ne ha tolti due, dal 35% al 33%, per circa 3 miliardi.

Con quali soldi. Le fonti che pagano il resto del manifesto, in numeri: evasione 5,2 miliardi, spese fiscali 3,6, revisione della spesa 3,2, pensioni più alte 0,3, fondi di coesione riprogrammati 2,4. Totale 14,7 miliardi contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Niente promesse senza copertura.

03

Insostenibili. Rifondate.

Pensioni

Il problema

L’Italia è tra i Paesi OCSE che destinano più risorse pubbliche alle pensioni in rapporto al PIL (OCSE, Pensions at a Glance 2025). Il sistema si regge sui contributi di chi lavora oggi, e le persone che lavorano sono sempre meno.

Cosa facciamo

Ognuno si paga la propria pensione, per gradi. Si comincia dai nuovi assunti, e per i primi cinque anni la scelta è volontaria. Chi entra nel nuovo sistema costruisce la propria pensione e i suoi contributi non finanziano più quelle di oggi. Diventa obbligatorio solo se ogni anno l’Ufficio parlamentare di bilancio conferma che il costo sta dentro il tetto. Il patto tra generazioni cambia, senza strappi.

Chi è già in pensione è tutelato. Le pensioni attuali sono garantite e ricalcolate in base al costo della vita: le più alte scendono, quelle basse salgono, a cominciare dalle retributive più alte. L’età pensionabile dipende dal tipo di lavoro: non si chiede lo stesso a chi sta in ufficio e a chi lavora in cantiere.

Il costo, detto chiaramente. Il passaggio ha un prezzo e lo scriviamo: chi entra nel nuovo sistema smette di finanziare le pensioni di oggi, e quei soldi vanno trovati altrove. Il ricalcolo delle pensioni più alte vale poco. Per questo il passaggio è graduale e coperto con la lotta all’evasione e la revisione delle spese fiscali, non con nuovo debito. I numeri sono qui sotto.

Quanto costa
1,0 mldil primo anno, poi sale

È la voce più delicata e preferiamo dirlo. Ogni 100.000 nuovi lavoratori che smettono di finanziare le pensioni di oggi costano circa 0,7 miliardi l’anno (stima: 20.431 euro lordi, la retribuzione media annua dei dipendenti privati under 35 a tempo indeterminato, per il 33% di contributi). Il costo si somma ogni anno finché dura il passaggio.

Per questo il passaggio è graduale e parte con un tetto di un miliardo il primo anno, circa 150.000 nuovi lavoratori, e solo su base volontaria. Il ricalcolo delle pensioni più alte vale poco, circa 0,3 miliardi, e non basta a pagarlo. Il contesto: secondo la Ragioneria dello Stato (rapporto di settembre 2026) la spesa pensionistica tocca il picco del 17,1% del PIL nel 2041 e poi scende, al 14% nel 2070.

Con quali soldi. Lotta all’evasione e revisione delle spese fiscali, non nuovo debito. Ogni anno l’Ufficio parlamentare di bilancio verifica se il tetto regge. Vedi Il conto.

Chi ha lavorato resta tutelato. Chi lavora oggi smette di pagare il passato.

04

Costretti. Liberi.

Giovani e fuga dei talenti

Il problema

Nel 2025 sono emigrati 109 mila italiani e ne sono rientrati 56 mila: il saldo è di meno 53 mila persone (Istat, dati provvisori). Il 2024 era stato il picco, con 141 mila espatri, in parte per le regole più severe sull’iscrizione all’AIRE: il problema resta. Tra chi parte i 25-34enni sono il 37% (Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo 2025). Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso 150 mila giovani laureati: 122 mila verso il Centro-Nord e 28 mila verso l’estero (Istat).

Cosa facciamo

Un primo lavoro che conviene. Aliquota ridotta per i primi anni di lavoro sotto i 30 anni e sgravi alle imprese che assumono giovani a tempo indeterminato con stipendi sopra il minimo del settore. Il costo è coperto come ogni altra nostra spesa, non con nuovo debito.

Stage pagati, sempre. Niente più tirocini gratuiti: ogni stage ha un compenso minimo e un tutor, e dopo un periodo definito deve diventare un contratto o finire.

Ricerca con una carriera. Concorsi con tempi certi, fondi assegnati per merito e un percorso chiaro dal dottorato alla cattedra, perché un ricercatore non debba scegliere tra la precarietà in Italia e un contratto all’estero.

Il ritorno, semplice. Un regime fiscale stabile e leggibile per chi rientra dopo aver lavorato all’estero, riconoscimento di titoli e anni di servizio in Europa e uno sportello unico per chi torna.

Casa per chi comincia. Alloggi universitari e affitti calmierati per gli under 35 nelle città dove il lavoro c’è, finanziati anche con fondi europei.

Un’Europa dove spostarsi è un vantaggio. Studiare e lavorare in un altro Paese europeo resta una libertà che difendiamo, con un Erasmus più forte. Il punto non è chiudere i confini: è fare in modo che chi parte lo scelga, e che chi vuole tornare possa farlo.

Quanto costa
1,2 mldl’anno

Con 20.431 euro lordi, la retribuzione media annua dei dipendenti privati under 35 a tempo indeterminato (dati 2022), passare dal 23% al 10% vale circa 2.650 euro l’anno a testa. Con 1,2 miliardi si coprono circa 450.000 giovani. È un calcolo semplificato, senza detrazioni: nella pratica costa meno.

Gli stage pagati e le regole sul ritorno non costano allo Stato.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Partire è un diritto. Dover partire è un fallimento.

05

Smontata. Ricostruita.

Sanità

Il problema

Nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a visite o cure, contro 4,5 milioni l’anno prima. Il primo motivo sono le liste d’attesa: 6,8% della popolazione, contro il 2,8% del 2019 (Istat).

Cosa facciamo

Una cassa sanitaria nazionale unica. Per tutti i residenti, sul modello lussemburghese, finanziata da contributi di lavoratori e imprese più fondi dello Stato. Gli ospedali restano pubblici e il pronto soccorso è garantito sempre. Parte per gradi: prima come fondo nazionale che governa le liste d’attesa, poi con la raccolta unica dei contributi, solo dopo aver verificato i primi due anni.

Pubblico e privato nello stesso sistema. Il privato convenzionato ne fa parte, con regole uguali per tutti.

Come funziona in Lussemburgo. una cassa nazionale unica gestisce l’assicurazione sanitaria obbligatoria per tutti i residenti. Si finanzia con i contributi di lavoratori e imprese, circa la metà delle entrate, più un contributo dello Stato pagato con le tasse generali. I medici sono convenzionati e la cassa negozia ogni anno i budget degli ospedali. Il cittadino paga solo la parte non rimborsata, che molti coprono con un’assicurazione integrativa.

Quanto costa
2,0 mldl’anno

È quanto ha stanziato l’ultima manovra per il fondo sanitario, questa volta vincolato a ridurre le liste d’attesa. La spesa pubblica era circa 138 miliardi nel 2024, il 6,3% del PIL. La cassa unica cambia il modo in cui si raccoglie il denaro, non quanto se ne spende: per questo non la contiamo come costo. Parte per gradi: prima come fondo nazionale che governa le liste d’attesa, poi con la raccolta unica dei contributi. I dati: nel 2024 la spesa sanitaria era il 6,3% del PIL e la Ragioneria la vede al 7,4% nel 2070 (rapporto 2025).

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Si cura chi ha bisogno, non chi può aspettare.

06

Ereditata. Rifondata.

Istruzione

Il problema

Nel 2026 il 59% degli edifici scolastici non ha il certificato di agibilità (Cittadinanzattiva) e iniziare la prima media costa alle famiglie circa 1.235 euro tra libri e corredo (Federconsumatori). L’abbandono scolastico è sceso all’8,2% nel 2025, ma tra gli studenti stranieri resta al 26,2% (Istat). I giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano sono il 13,3%, contro l’11,0% della media europea (Eurostat).

Cosa facciamo

Insegnanti scelti bene. Per competenze effettive e capacità di comunicare, con test attitudinali e psicologici. Concorsi rivisti, stipendi più alti, selezione più competitiva.

Una scuola esigente e giusta. La scuola pubblica riduce le disuguaglianze di partenza e premia merito e talento con rigore: la bocciatura esiste e i programmi si riscrivono da zero. Smartphone vietati a scuola, almeno ai più piccoli.

Scuole a norma, tutte. Per il 59% degli edifici manca il certificato di agibilità e per il 58% quello di prevenzione incendi; il 44% sta in zone ad alto rischio sismico e solo il 4% è stato adeguato (Cittadinanzattiva, 2026). Un piano nazionale con le priorità in chiaro: prima sicurezza strutturale, sismica e antincendio, poi amianto e accessibilità. Ogni scuola ha online un fascicolo pubblico con certificati e scadenze. L’obiettivo sono tutti gli edifici a norma entro dieci anni, partendo dai più a rischio.

Un aiuto per libri e corredo. Nel 2026 il corredo costa in media 673,60 euro a studente e i libri 545,66; l’avvio della prima superiore arriva a 1.478,75 euro (Federconsumatori e Forum delle famiglie). Una dote per le famiglie con ISEE basso copre libri e materiali, a cominciare da medie e superiori, dove i libri non sono gratuiti, e si allarga con le risorse.

Verso il lavoro, davvero. Via l’alternanza scuola-lavoro, ma non da un giorno all’altro: i nuovi percorsi si provano per un anno scolastico in alcune scuole, si valutano e poi si estendono. Al suo posto seminari, progetti pratici e incontri anche personalizzati per far entrare lo studente in contatto con il mondo di dopo. L’università è accessibile a tutti, nel rispetto di concorrenza, ricerca e delle migliori condizioni per lo studente.

Quanto costa
2,85 mldl’anno: 1,6 stipendi, 1,0 scuole a norma, 0,25 libri

Stipendi. Sono 70 euro lordi in più al mese, per 13 mensilità, a 1,3 milioni di dipendenti della scuola, tra docenti e ATA: circa 1,2 miliardi. Con i contributi a carico dello Stato (ipotesi OLTRE_: circa il 30% in più) si arriva a 1,6. Per confronto, l’ultimo rinnovo ha portato in media 143 euro lordi ai docenti e 107 agli ATA.

Scuole a norma. Cittadinanzattiva (rapporto di settembre 2026) chiede un piano da 3 miliardi in tre anni. Lo facciamo nostro: 1 miliardo l’anno per tre anni, poi circa mezzo miliardo l’anno di manutenzione (ipotesi OLTRE_), coperto dal Fondo sviluppo e coesione. Si aggiunge ai 11,5 miliardi del PNRR, che finiscono nel 2026.

Libri e corredo. Oggi lo Stato mette 139 milioni per i libri delle famiglie con ISEE basso (anno 2026/27) e la legge di bilancio 2026 ne ha aggiunti 20 per le superiori. Noi aggiungiamo 0,25 miliardi l’anno: con 545 euro di libri medi sono circa 460.000 studenti in più (ipotesi OLTRE_).

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

La scuola forma cittadini, non solo diplomati.

07

Sola. Sostenuta.

Famiglia e casa

Il problema

Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, il 3,9% in meno dell’anno prima, e i figli per donna sono 1,14 (Istat, dati provvisori). Nell’anno educativo 2023-2024 gli asili nido offrivano 31,6 posti ogni 100 bambini: circa 19 al Sud e nelle Isole, il 40% al Centro. L’obiettivo da raggiungere entro il 2030 è il 45%.

Cosa facciamo

Asili nido gratuiti, a tappe. Si parte dai territori dove i posti mancano e dalle famiglie con ISEE basso, e in cinque anni si arriva a tutti: dove il nido non c’è, un figlio costa un lavoro. Il costo è coperto come ogni altra nostra spesa, non con nuovo debito.

Congedi parentali più lunghi. Perché la scelta di avere un figlio non debba costare la carriera, a chi nasce e a chi cresce.

Case per chi ci vive. Gli affitti brevi turistici, come Airbnb, vanno limitati e sanzionati, perché le case servano a chi ci abita, soprattutto nelle città dove un affitto non si trova.

Quanto costa
2,5 mldl’anno, più 3 una tantum

Nidi gratuiti, a tappe. Si parte dai territori dove i posti mancano e dalle famiglie con ISEE basso, e si arriva a tutti in cinque anni. Il costo a regime: secondo la Fondazione Agnelli servono quasi 3 miliardi una sola volta per 120.000 posti in più (24.000 euro a posto) e circa 2 miliardi l’anno oltre alle risorse di oggi per azzerare le rette.

Congedi: un mese in più all’80% per un genitore, per ognuno dei 355.000 nati del 2025, costa circa 0,5 miliardi (ipotesi OLTRE_: 80% della retribuzione mensile media under 35, circa 1.360 euro).

La stretta sugli affitti brevi non costa: nella manovra 2026 porta circa 138 milioni dal 2027.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Un figlio non deve essere un lusso.

08

Lenta. Semplice.

Burocrazia e innovazione

Il problema

Il 46% degli italiani tra 16 e 74 anni ha competenze digitali di base, contro il 54% della media UE: l’obiettivo europeo per il 2030 è l’80% (Digital Decade, Eurobarometro 2025). Il 48% ha difficoltà con almeno un servizio pubblico digitale (Istat, 2023).

Cosa facciamo

Una sola identità, una sola volta. Un dato già fornito a un ufficio non si chiede una seconda volta a un altro: le amministrazioni si parlano tra loro, il cittadino non porta lo stesso certificato a tre sportelli.

Tempi certi. Per ogni autorizzazione un tempo massimo di risposta: passato il termine, vale il sì, salvo sicurezza e ambiente.

Meno Stato dove non serve. Via le procedure e i controlli che si ripetono e i rapporti tra Stato e privati che non servono a nessuno, e corsi di competenze digitali per gli adulti e per gli anziani, perché nessuno resti fuori dai servizi.

Quanto costa
0,2 mldl’anno

Servono ai corsi di competenze digitali: stima di un milione di adulti per 200 euro ciascuno (ipotesi OLTRE_). Il resto sono regole e non spesa: dato unico, tempi certi e silenzio-assenso non hanno un costo a bilancio.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Uno Stato semplice è uno Stato che si fa trovare.

09

In ritardo. In orario.

Trasporti e pendolari

Il problema

Nel 2024 i treni regionali hanno trasportato ogni giorno 2.538.000 persone, contro i 2.873.000 del 2019. L’età media dei treni è 14,7 anni, ma sale a 16,6 al Sud contro i 13,2 del Nord. Il Fondo nazionale trasporti, in termini reali, vale circa il 35% in meno del 2009 (Legambiente, Pendolaria 2025).

Cosa facciamo

Un orario che regge. Sulle linee con più pendolari treni e bus hanno coincidenze pianificate insieme, non ciascuno per conto suo. Ogni linea pubblica ogni mese puntualità, corse soppresse e treni in servizio, e le peggiori hanno un piano con scadenze.

Studenti e lavoratori. Un abbonamento unico regionale, scontato per gli studenti, valido su treno, bus e metro. Chi si muove per studiare o per lavorare non deve pagare tre biglietti per un solo viaggio.

Per gradi. Il Fondo nazionale trasporti non si ripristina in un anno: servirebbero circa 8 miliardi, quasi 3 in più di quelli previsti. Noi aggiungiamo 0,8 miliardi l’anno, circa un quarto del divario, e ogni anno partiamo dalle linee con più pendolari e meno puntualità.

Quanto costa
0,8 mldl’anno, a regime

Il Fondo nazionale trasporti è sceso da circa 6,2 miliardi nel 2009 a 5,345 nel 2025. In termini reali oggi vale circa il 35% in meno. Tornare al livello reale del 2009 costerebbe circa 8 miliardi, cioè quasi 3 in più di quelli previsti (Legambiente, Pendolaria 2025).

Noi non promettiamo di recuperarlo tutto. Aggiungiamo 0,8 miliardi l’anno, circa un quarto del divario, e lo spendiamo dove serve: treni regionali, bus e coincidenze sulle linee con più pendolari, e un abbonamento unico per gli studenti. Si parte dalle linee peggiori e si sale ogni anno (ipotesi OLTRE_).

Con quali soldi. Dal Fondo sviluppo e coesione, che per legge finanzia anche le infrastrutture di trasporto. Vedi Il conto.

Arrivare in orario non deve essere una fortuna.

10

Abbandonate. Rigenerate.

Città e quartieri

Il problema

Nel 2024 sono stati consumati 83,7 chilometri quadrati di suolo, il 15,6% in più dell’anno prima: il 7,17% del territorio italiano è ormai coperto, contro il 4,4% della media europea (ISPRA-SNPA, 2025). Intanto le città hanno ancora edifici e aree già costruiti da recuperare.

Cosa facciamo

Rigenerare prima di costruire. Prima si recuperano edifici pubblici, caserme, scuole e aree dismesse, a cominciare dalle periferie e dai quartieri con meno servizi. Il nuovo suolo si consuma solo quando non c’è alternativa.

Comitati di quartiere. Ogni quartiere ha un comitato eletto, con una sede, un piccolo bilancio partecipativo (circa 1 euro per abitante) e il diritto di essere ascoltato prima delle decisioni che lo riguardano. Nei comuni più grandi esistono già le circoscrizioni (art. 17 del Testo unico degli enti locali) e la Costituzione, all’art. 118, chiede alle istituzioni di favorire i cittadini che si occupano di interesse generale. Noi lo rendiamo concreto.

Patti di collaborazione. Chi vuole curare un giardino, una piazza o un edificio vuoto firma con il comune un patto semplice, con regole e assicurazione. Molti comuni hanno già un regolamento sui beni comuni, come San Donà di Piave, che lo ha aggiornato a gennaio 2026. Lo estendiamo a tutti.

Per gradi. Si parte da venti città pilota, scelte tra quelle con più periferie degradate, e si allarga ogni anno in base ai risultati misurati e pubblicati.

Quanto costa
0,6 mldl’anno

Rigenerazione urbana: 0,5 miliardi l’anno per recuperare edifici pubblici e aree dismesse, a cominciare dalle periferie. Il programma comincia quando i fondi del PNRR finiscono (ipotesi OLTRE_, da calibrare sui progetti reali).

Comitati di quartiere: circa 1 euro per abitante, cioè 0,06 miliardi l’anno, per sedi, assicurazioni e piccoli bilanci partecipativi (ipotesi OLTRE_). La partecipazione dei cittadini non costa: costa farla funzionare.

Con quali soldi. Dal Fondo sviluppo e coesione. Vedi Il conto.

Il quartiere è di chi lo vive.

11

Dipendente. Autonoma.

Energia e ambiente

Il problema

Nel secondo semestre 2025 le famiglie italiane hanno pagato il gas 0,148 euro al kWh, contro 0,123 della media UE: circa il 21% in più (Eurostat). Dipendere dall’estero per l’energia costa a famiglie e imprese.

Cosa facciamo

Produrre ciò che abbiamo. Autonomia energetica dell’Italia e dell’Europa, investendo su ciò che l’Italia ha: rinnovabili e nucleare di nuova generazione. Gli impianti che producono e lavorano energia sul nostro territorio devono tutelare gli italiani, non i fondi esteri.

Chi inquina paga. Una tassa su CO₂ e altri inquinanti per le grandi industrie: parte bassa e sale ogni anno con un calendario noto in anticipo, così le imprese possono investire. Per le auto seguiamo la scadenza europea senza anticiparla: dopo quella data niente nuove auto con solo motore termico; ibride e carburanti più puliti restano ammessi.

Costruire e curare. Grandi opere più rapide, con manutenzione costante del territorio. Il consumo di nuovo suolo agricolo non si ferma del tutto, se il progetto è sostenibile.

Quanto costa
0 mldsul bilancio ordinario

Gli investimenti si pagano con i proventi delle aste ETS, cioè le quote di CO₂ che pagano le industrie. Nel 2022 sono arrivati 3,16 miliardi e almeno la metà, per le regole europee, va alla lotta al cambiamento climatico. Tra il 2012 e il 2023 l’Italia ne ha speso circa il 9% (Ecco Climate).

Con quali soldi. Circa 1,6 miliardi l’anno dai proventi ETS, già vincolati al clima. Vedi Il conto.

Produrre qui, per chi vive qui.

12

Promessa. Garantita.

Sicurezza

Il problema

La sicurezza è la condizione di ogni altra libertà: chi ha paura di uscire di casa non è libero. Per questo viene prima di molte altre cose.

Cosa facciamo

Presenza, non solo pene. Più agenti in strada, schierati con intelligenza nelle aree più pericolose, con body cam e taser, formazione e test psicologici per evitare abusi. I sindaci possono allontanare da certe aree chi commette reati (DASPO urbano) e le occupazioni abusive si sgomberano in tempi rapidi.

Pena certa. Sui reati ripetuti, come i borseggi, le conseguenze sono certe, anche costruendo nuove carceri. Contro la droga si colpisce chi sta sopra gli spacciatori, non solo chi spaccia in strada.

Periferie vere. Si riqualificano con investimenti pubblici, perché i controlli da soli non bastano.

Quanto costa
0,4 mldl’anno, più 0,76 una tantum

Le assunzioni sono una stima: circa 10.000 agenti a 40.000 euro l’anno di costo medio (ipotesi OLTRE_, da verificare con il Ministero dell’Interno). Le carceri hanno un prezzo documentato: il piano del governo costa 758 milioni per quasi 10.000 posti, circa 76.000 euro a posto. Altri 10.000 posti costerebbero circa 0,76 miliardi, una volta sola.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Ogni cittadino deve poter camminare tranquillo per strada.

13

Ignorati. Aiutati.

Degrado e povertà

Il problema

Nel 2021 in Italia erano 96.197 le persone senza fissa dimora, di cui circa il 38% straniere (Istat).

Cosa facciamo

Prima la casa. Con l’Housing First chi vive in strada riceve un alloggio stabile e poi un percorso di reinserimento, invece di rincorrere emergenze e dormitori. In Italia, in dieci anni, 901 persone hanno concluso questi programmi (il 51% di chi era stato accolto) e il 63% di loro ha raggiunto autonomia economica, lavorativa o abitativa (rete Housing First Italia). In Finlandia, dove è la politica nazionale da anni, i senzatetto di lungo periodo sono circa 1.300 su 5,6 milioni di abitanti (Y-Foundation, 2025).

Cura, non solo controllo. Centri di cura per le dipendenze collegati ai servizi pubblici e unità di strada, che raggiungono chi non cerca aiuto da solo.

Soldi stabili. Questi programmi non possono vivere di progetti a scadenza: serve un finanziamento certo, coperto come ogni altra nostra spesa.

Quanto costa
0,2 mldl’anno

Bastano ad accompagnare circa 20.000 persone con 10.000 euro l’anno ciascuna (ipotesi OLTRE_). Gli alloggi vengono dal patrimonio pubblico e dai beni confiscati, e si finanziano spostando la spesa che oggi va all’emergenza.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Nessuno va lasciato in strada.

14

Subita. Governata.

Immigrazione e cittadinanza

Il problema

Nell’anno scolastico 2022-2023 gli alunni senza cittadinanza italiana erano 914.860 (l’11,2% del totale) e 598.745 di loro, il 65,4%, erano nati in Italia (Ministero dell’istruzione e del merito). Oggi, nella maggior parte dei casi, per diventare cittadini si aspetta di compiere 18 anni.

Cosa facciamo

Ius Scholae. La cittadinanza arriva completando i cicli di studio in Italia: la scuola forma il cittadino.

Regole chiare per chi resta. Chi vuole stabilirsi in Italia impara la lingua, lavora regolarmente, paga le tasse e rispetta le leggi e i principi della Costituzione. Lo Stato offre corsi di lingua e servizi di collocamento: chi rifiuta di integrarsi nonostante questo sostegno non ha motivo di restare.

Rimpatrio per chi delinque. Chi non è cittadino europeo e viene condannato in via definitiva per qualsiasi reato viene rimpatriato e perde la protezione d’asilo.

Ingressi governati. Gli ingressi legali per lavoro seguono procedure trasparenti e controllate, in base ai bisogni del Paese, con canali dedicati per braccianti e badanti. Più centri di rimpatrio e accordi con i Paesi d’origine, anche condizionando visti e aiuti.

Quanto costa
0,2 mldl’anno

Corsi di lingua e servizi di collocamento per circa 100.000 persone a 2.000 euro ciascuna (ipotesi OLTRE_). Lo ius scholae non aggiunge costi: riguarda il momento in cui si riconosce la cittadinanza a chi è già a scuola.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Diritti per chi si integra, rimpatrio per chi delinque.

15

Ignorate. Combattute.

Mafie e verità

Il problema

Al 31 dicembre 2025 i beni confiscati alle mafie già destinati sono 27.847, mentre altri 19.414 sono ancora in gestione all’Agenzia nazionale (ANBSC; i numeri comprendono anche i terreni). I tempi dipendono dalla fase giudiziaria: circa cinque anni nei procedimenti di prevenzione, fino a dieci in quelli penali, più circa due per la verifica dei crediti.

Cosa facciamo

Beni restituiti, in tempi certi. Fissiamo un tempo massimo per assegnare ogni bene confiscato e obblighiamo ogni comune a pubblicare l’elenco dei beni sul suo territorio. Le aziende confiscate non vanno chiuse: vanno mantenute in vita, perché chi ci lavora non deve pagare due volte.

Pene che si applicano. Sul voto di scambio politico-mafioso le pene ci sono già, fino a 22 anni e mezzo: serve farle applicare, non scriverne di nuove.

La verità. Desecretiamo gli archivi sui misteri d’Italia, anche a costo di conseguenze diplomatiche. Un Paese che non conosce la sua storia recente non è davvero libero.

Quanto costa
0 mlddi spesa nuova

Tempi certi, elenchi pubblici e desecretazione sono obblighi per l’amministrazione, non voci di spesa. L’Agenzia dei beni confiscati esiste già: 27.847 beni sono stati destinati e 19.414 sono ancora in gestione (31 dicembre 2025).

Meno annunci, più beni restituiti ai cittadini.

16

Cieco. Responsabile.

Capitalismo responsabile

Il problema

Il profitto non è il nemico: è lo strumento. Il problema nasce quando diventa l’unico scopo, e chi lavora non sa nemmeno quanto guadagnano i colleghi o chi comanda.

Cosa facciamo

Trasparenza sugli stipendi. La retribuzione o la fascia salariale indicata negli annunci di lavoro e piena applicazione della direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Le grandi imprese pubblicano il rapporto tra lo stipendio più alto e quello mediano.

Una regola per gli extraprofitti, scritta in anticipo. Nel 2022 il contributo sugli extraprofitti energetici è finito davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia UE. Vogliamo criteri chiari e limiti nel tempo, nel rispetto del diritto europeo, così in una crisi non si improvvisa.

Quanto costa
0 mlddi costo per lo Stato

La trasparenza retributiva è un obbligo europeo (direttiva 2023/970) e pesa sulle imprese, non sul bilancio. Gli extraprofitti non entrano nei nostri conti: sono uno strumento di emergenza e non li contiamo come entrata.

L’impresa crea valore per tutti, non solo per chi la possiede.

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Trascurata. Coltivata.

Cultura e patrimonio

Il problema

L’Italia ha 4.416 luoghi della cultura tra musei, aree e parchi archeologici. Nel 2022 ha speso per la cultura 8,9 miliardi di euro: lo 0,8% della spesa pubblica totale, contro l’1,3% della media europea (Ministero della Cultura, Minicifre della cultura 2024).

Cosa facciamo

Il patrimonio si cura ogni anno. Fondi stabili per la manutenzione ordinaria di musei, siti e archivi, non solo per i grandi eventi e i restauri straordinari, con costi e visitatori pubblicati online.

Cultura a scuola. Musica, teatro, arte e cinema dentro i programmi, a tutti i livelli, con insegnanti formati: la cultura è un’abitudine che si prende da piccoli.

Biblioteche, teatri e cinema vicini. Biblioteche aperte più ore, anche la sera e nel fine settimana, e sostegno a sale e teatri fuori dalle grandi città, con più spazio alla produzione italiana ed europea.

Quanto costa
0,5 mldl’anno

Per arrivare alla media europea (1,3% della spesa pubblica contro lo 0,8% di oggi) servirebbero circa 5,6 miliardi in più, calcolati sugli 8,9 miliardi spesi nel 2022. Non lo promettiamo: partiamo dalla manutenzione ordinaria, dalle biblioteche aperte più ore e dalle sale fuori dalle grandi città.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Chi conosce la propria storia sceglie meglio il proprio futuro.

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Per pochi. Per tutti.

Sport

Il problema

Il 37,5% degli italiani pratica sport, ma il Nord-Est arriva al 43,9% e il Sud e le Isole si fermano al 27,9%. Il 32,8% è sedentario (Istat, 2024). Dal 2023 la Costituzione, all’articolo 33, riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva.

Cosa facciamo

Sport per tutti, a partire dalla scuola. Educazione motoria con insegnanti specializzati e palestre aperte anche il pomeriggio, a cominciare dal Sud, dove gli impianti mancano.

Impianti di base prima delle grandi opere. Campi, piscine e palestre in ogni quartiere e in ogni comune, prima di candidarsi a nuovi grandi eventi. Per questi ultimi, un tetto ai costi pubblici e un rendiconto online, aggiornato ogni trimestre.

Stadi sicuri. Tolleranza zero verso violenza e razzismo negli stadi, con divieti di accesso che vengono applicati davvero.

Quanto costa
0,3 mldl’anno

Palestre e impianti di base prima dei grandi eventi. Per i grandi eventi, tetto ai costi pubblici e rendiconto trimestrale: il piano delle opere di Milano-Cortina vale 3,62 miliardi su 98 interventi e 19 hanno già avuto aumenti di costo.

Con quali soldi. Rientra nel quadro complessivo: 14,7 miliardi di coperture contro 14,6 di costi. Vedi Il conto.

Lo sport è un diritto, non un privilegio di zona.

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Immobili. Rinnovati.

Istituzioni e diritti civili

Il problema

Un cittadino è libero davvero solo se le istituzioni funzionano e i suoi diritti non dipendono dal luogo o dal gruppo a cui appartiene.

Cosa facciamo

Istituzioni più semplici. Le Regioni vengono abolite per gradi: prima sanità e trasporti diventano competenze nazionali, con intese sui territori, poi si accorpano le funzioni residue e solo alla fine si modifica la Costituzione. Ogni tappa ha una data e una verifica. Le attuali Regioni a statuto speciale restano territori speciali per lingua, cultura e storia, con fisco e amministrazione nazionali, nel rispetto degli accordi internazionali. Il presidente del Consiglio non viene eletto direttamente dai cittadini. Procedure snellite al minimo e nessun rapporto tra Stato e privati che non serva.

Giustizia. Carriere separate per giudici e pubblici ministeri, processi più rapidi (soprattutto civili e commerciali) con tempi certi. La riforma Cartabia non va mantenuta così com’è.

Uno Stato laico. Nessuna religione è religione di Stato e nessuna religione può interferire con le decisioni dello Stato. Lo Stato garantisce a tutti, comprese le persone con disabilità, gli stessi diritti e le stesse opportunità, con meno burocrazia e più tutele.

Diritti civili. Le coppie dello stesso sesso possono sposarsi e adottare. L’eutanasia è legale, con regole chiare. L’aborto è garantito sempre, senza obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche. La maternità surrogata è consentita solo se gratuita e regolata. La cannabis è legalizzata. Il cambio di sesso all’anagrafe è semplificato.

Quanto costa
0 mlde nessun risparmio contato

Abolire le Regioni è una riforma costituzionale e il risparmio non è certo: non lo mettiamo nel conto. Se una giustizia più rapida richiede più magistrati e cancellieri, quel costo rientra nel tetto della revisione della spesa.

Libero di essere. Libero di fare. Nei limiti della Costituzione.

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Comparsa. Protagonista.

Europa e mondo

Il problema

Da soli, gli Stati europei contano poco nel mondo: dazi, guerre e dipendenza energetica lo hanno mostrato. L’Europa che conta è quella che decide con una voce sola.

Cosa facciamo

Un’Europa federale. Con una difesa comune: ogni Stato difende gli altri. Una sola risposta ai dazi americani, con contromisure commerciali. Prodotti europei agevolati e controlli rigidi su qualità, sicurezza e standard delle merci extra-UE. Limiti e controlli sugli investimenti strategici di Cina e Russia.

Fuori dalla NATO, per tappe. L’uscita non è un giorno: prima l’Europa costruisce una difesa comune capace di reggersi da sola, con partner come il Canada, poi l’Italia lascia la NATO senza vuoti nel mezzo. Sull’Ucraina non si inviano nuovi pacchetti di armi: si completa quanto già deliberato, l’aiuto si sposta su ricostruzione e sostegno civile e la pace si cerca con una diplomazia guidata dall’UE.

Medio Oriente. L’Italia riconosce ufficialmente lo Stato di Palestina, ferma la vendita di armi a Israele e riconosce formalmente il genocidio commesso contro i palestinesi. Hamas va condannato con fermezza. I due Stati sono una soluzione giusta solo se chiudono in modo definitivo le controversie.

Quanto costa
0 mlde nessun risparmio contato

La difesa europea non è gratis. L’Italia spende oggi per la difesa 45,3 miliardi, il 2% del PIL con i criteri NATO (stima NATO, 2025). Manteniamo questo livello e lo spostiamo, per gradi, su una difesa comune, senza contare risparmi che non possiamo dimostrare.

Un’Europa sola, forte, libera.

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Urlata. Informata.

Democrazia e informazione

Il problema

Nel 2026 l’Italia è al 56º posto nella classifica della libertà di stampa di Reporter senza frontiere, sette posizioni più in basso del 2025 (49º). RSF cita le minacce delle mafie, le violenze di gruppi estremisti, una “legge bavaglio” e le cause intimidatorie contro chi informa.

Cosa facciamo

Promesse con il prezzo. Ogni proposta di legge e ogni programma elettorale con costi e coperture verificati da un organismo indipendente, come l’Ufficio parlamentare di bilancio. Chi promette soluzioni semplici deve dire quanto costano.

Informazione libera. Piena applicazione della legge europea sulla libertà dei media, in vigore da agosto 2025, stop alle cause intimidatorie contro i giornalisti e un servizio pubblico indipendente dai governi.

Politica in chiaro. Un registro pubblico degli incontri con i lobbisti e dei finanziatori dei partiti: chi decide rende conto di chi ascolta e di chi paga.

Quanto costa
≈ 0costo trascurabile

L’Ufficio parlamentare di bilancio c’è già e all’avvio, nel 2014, costava circa 6 milioni l’anno. Estendergli la verifica di leggi e programmi costa qualche milione (stima OLTRE_): pochissimo rispetto a ogni promessa che oggi nessuno controlla.

Chi decide deve rendere conto.

Fonti

Dati aggiornati al 12 ottobre 2026. Dove possibile i dati vengono dalla fonte originale (Istat, UPB, OCSE, Eurostat, Legambiente, ISPRA, Agenzia nazionale beni confiscati); dove nel titolo c’è “via”, il link è alla testata che li riporta, perché il sito originale non era consultabile. Se trovi un errore, scrivici. I numeri dei costi e delle coperture, con le loro fonti, sono nella pagina Il conto.

Versione 2, 12 ottobre 2026. Il manifesto è un documento vivo: lo aggiorniamo quando cambiamo idea e lo diciamo.

Quanto sei vicino a questo manifesto?

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