Il 2 e il 3 giugno 1946 quasi 25 milioni di italiani e di italiane vanno alle urne. Devono decidere due cose. Che forma dare allo Stato, repubblica o monarchia, e chi mandare all’Assemblea costituente, che scriverà la Costituzione. È la prima volta che in un voto nazionale votano anche le donne. Alcune avevano già votato pochi mesi prima, alle elezioni comunali.
Due milioni di voti
La Repubblica prende 12.718.641 voti, il 54,3%. La monarchia 10.718.502, il 45,7%. Il Paese si divide. Il Nord e il Centro scelgono in gran parte la Repubblica, il Sud la monarchia. Ma la mappa è meno netta di come la si racconta. Al Nord le province di Cuneo, Asti, Bergamo e Padova votano per il re. Al Centro e al Sud Viterbo, Latina, Teramo, Pescara e Trapani scelgono la Repubblica.
Chi rimase fuori
Non tutti poterono votare. Restarono esclusi i prigionieri di guerra e gli internati ancora all’estero. Non si votò nella provincia di Bolzano, né a Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara, territori il cui destino non era ancora deciso.
Otto giorni di attesa
I primi risultati, il 4 giugno, sembrano favorire la monarchia. Nella notte la Repubblica passa in testa. Il 10 giugno la Corte di cassazione legge i risultati ma rinvia la proclamazione definitiva all’esame dei ricorsi, quasi tutti dei monarchici. Sostenevano che la Repubblica dovesse avere la maggioranza di tutti i voti, compreso circa un milione e mezzo di schede bianche e nulle. Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia. Il 18 la Cassazione chiude la questione. La Repubblica ha vinto.
Perché conta oggi
Nel 1946 votò circa l’89% degli aventi diritto. A giugno 2025 i referendum si sono fermati al 30,6%. Ottant’anni dopo il voto non è più una conquista nuova, e proprio per questo rischia di diventare un’abitudine che si perde. Intanto milioni di italiani vivono lontano dal comune in cui votano, e per votare devono tornare a casa.
Il voto va reso facile, non eroico. Vogliamo il voto per tutti i fuorisede, un quorum dei referendum calcolato su chi ha votato davvero alle ultime elezioni politiche, e la firma digitale gratuita per referendum e leggi popolari. Nel 1946 si votava per la prima volta. Oggi la sfida è non smettere. Leggi il tema Democrazia e informazione.