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Geopolitica

Ventisette Paesi, basta un no

Ottobre 2026 · 4 minuti di lettura

In politica estera l’Unione decide all’unanimità, e un solo governo può fermare tutti. Undici Paesi hanno chiesto di cambiare. L’Italia non c’era.

Nell’Unione europea quasi tutte le leggi si approvano a maggioranza qualificata. Servono almeno 15 Paesi su 27 che rappresentino almeno il 65% dei cittadini. Ma su alcune materie vale ancora la regola più antica, l’unanimità. Una di queste è la politica estera e di sicurezza comune. Lì basta il no di un solo governo per fermare gli altri ventisei.

Il veto come merce di scambio

Per sedici anni il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha usato il veto per ottenere concessioni su tutt’altro. All’inizio del 2026 ha bloccato all’improvviso un prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina, già concordato dai leader europei, per una disputa separata con Kiev sull’oleodotto Druzhba. Ad aprile Orbán ha perso il potere, ma la regola è rimasta. Domani chiunque può fare lo stesso.

La lettera degli undici

Come ha raccontato Euronews il 1° settembre 2026, undici Paesi hanno scritto all’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas. Sono Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Svezia, con la Germania a guidare. Chiedono cinque cose. Rispettare la leale cooperazione tra Stati. Usare più spesso l’astensione costruttiva, che permette a un Paese di non partecipare senza bloccare gli altri. Smettere di legare le decisioni di politica estera a questioni che non c’entrano. Studiare come passare dall’unanimità alla maggioranza qualificata. E pretendere ragioni serie e spiegate da chi vuole impedire questo passaggio.

Il paradosso della passerella

I trattati prevedono già una via d’uscita. L’articolo 31 del Trattato sull’Unione europea contiene una clausola detta passerella, che permette di passare al voto a maggioranza su alcune decisioni senza riscrivere i trattati. C’è però un dettaglio. Per attivarla serve l’unanimità. Chi vuole tenersi il diritto di veto può usarlo anche per difenderlo.

E l’Italia?

Nella lista degli undici l’Italia non compare. Eppure è un Paese fondatore, e su molti dossier, dal Mediterraneo all’immigrazione, avrebbe tutto da guadagnare da un’Europa capace di decidere in tempi utili. La lettera lo dice con una frase che vale la pena ricordare. Senza decisioni, l’Europa avrà legittimità ma non forza.

Cosa ne pensiamo

Siamo per un’Europa federale, e un’Europa federale non può dipendere dal veto di uno solo. Sì all’allargamento, ma prima si cambiano le regole e si vota a maggioranza, così un Paese da solo non blocca tutti. L’Italia quella lettera avrebbe dovuto firmarla, anzi guidarla. Leggi il tema Europa e mondo.

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