OLTRE_Fai il quiz
Oltre sport

Bartali, la bici e i documenti nascosti

Ottobre 2026 · 4 minuti di lettura

Due Tour de France e tre Giri d’Italia. E mesi di pedalate con documenti falsi nascosti nella bicicletta, per salvare vite. Lui non ne parlava quasi mai.

Gino Bartali nasce a Ponte a Ema, alle porte di Firenze, il 18 luglio 1914. Diventa uno dei ciclisti più forti della storia. Vince il Giro d’Italia nel 1936, nel 1937 e nel 1946, e il Tour de France nel 1938 e nel 1948, a dieci anni di distanza. Per tutti è Ginettaccio, il campione burbero e credente, rivale di Fausto Coppi in un’Italia che si divideva anche su chi tifare.

Gli allenamenti che non erano allenamenti

Nel settembre 1943 i tedeschi occupano l’Italia e comincia la caccia agli ebrei. A Firenze nasce una rete di salvataggio guidata dal rabbino Nathan Cassuto e dall’arcivescovo, il cardinale Elia Dalla Costa. Bartali ne fa parte. Fa il corriere. Esce in bicicletta come se andasse ad allenarsi, e nella bicicletta nasconde documenti falsi da consegnare a chi ne ha bisogno. Un controllo andato male poteva costargli la vita. Secondo Yad Vashem quella rete ha salvato centinaia di ebrei, del posto e in fuga da Francia e Jugoslavia.

Il silenzio

Finché è vivo, Bartali ne parla pochissimo. Muore il 5 maggio 2000. Nel 2013 Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme, lo riconosce Giusto tra le nazioni, il titolo che va ai non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare ebrei. Nel 2018 Israele gli dà la cittadinanza onoraria. Gli si attribuisce una frase che riassume tutto. Il bene si fa, ma non si dice.

Il Tour del 1948

Poi c’è la storia che conoscono tutti. Il 14 luglio 1948 a Roma Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista, viene ferito a colpi di pistola davanti a Montecitorio. Il Paese è sull’orlo dello scontro. In quei giorni Bartali, a 34 anni, domina le tappe alpine e vince il Tour. Quanto quella vittoria abbia davvero calmato le piazze è difficile dirlo, e gli storici ne discutono ancora. Di sicuro, per qualche giorno, l’Italia parlò d’altro.

Cosa ne pensiamo

Lo sport non è un mondo a parte. Bartali ci ricorda che un campione è prima di tutto un cittadino, e che il coraggio civile spesso non fa rumore. Per questo vogliamo lo sport in tutte le scuole e tolleranza zero contro razzismo e violenza negli stadi. Chi oggi riempie una curva di cori razzisti dovrebbe conoscere questa storia. Leggi il tema Sport.

← Tutti i pezzi