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Economia

Tutti su le mani, questa non è una rapina

23 ottobre 2026 · di Sabino Gazzillo · 3 minuti, o 6 con l’approfondimento

Dalle dichiarazioni europee al conto di casa. Tenere i soldi in banca è una forma di tutela o il frutto di un’illusione di sicurezza?

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No, non è una citazione del famoso pezzo rap di Fabri Fibra in Bugiardo, anche perché in quel caso si trattava proprio di una rapina. Il tema che voglio toccare oggi riguarda la libertà, e la consapevolezza di scegliere.

Il 27 agosto 2026, davanti alla platea d’affari del MEDEF a Parigi, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha pronunciato una cifra destinata a far discutere. Circa 10.000 miliardi di euro giacciono «inutilizzati» nei depositi bancari delle famiglie europee, e Bruxelles punta a mobilitarli per generare fino a 470 miliardi di investimenti in più. È l’ultima tappa di un percorso cominciato con l’allarme di Christine Lagarde nel novembre 2024 e con la strategia per l’Unione del risparmio e degli investimenti del marzo 2025.

Per le istituzioni quel denaro è un capitale immobile da mettere a frutto. Per un lavoratore o una famiglia è prima di tutto una rete di protezione, un cuscinetto per gli imprevisti e una forma di indipendenza. Tuttavia, ritengo che il cortocircuito non nasca dalla divergenza degli obiettivi, ma dalla paura, o meglio dalla paura di conoscere.

Avere denaro sul conto corrente non è sbagliato in sé. La liquidità è un guardrail fondamentale. Il nodo emerge quando la scambiamo per un’assenza totale di rischio. Tenere tutti i risparmi immobili per anni non significa congelarne il valore, ma esporli a un’erosione silenziosa e costante, fatta di inflazione e di costi spesso invisibili. Chi ha lasciato 20.000 euro su un conto tradizionale dal 2016 a fine 2025 oggi ne trova 18.824, che comprano quanto 15.368 euro di allora.

Il punto non è condannare chi preferisce la prudenza o spingere tutti a investire. La vera distinzione sta nel capire perché quei soldi sono lì, se sono il frutto di un piano consapevole oppure il risultato di un rinvio continuo. Serve una grammatica di base per capire cosa accade ai propri soldi. Non per spingere le persone a rischiare, ma per renderle libere di scegliere, e per riconoscere che anche restare fermi è una decisione.

A Ursula von der Leyen si potrebbe dire che quei 10.000 miliardi non sono un tesoro bloccato per pigrizia, ma l’espressione di un bisogno di tutela e di un divario di conoscenza. Se l’Unione europea vuole davvero che quel risparmio contribuisca alla crescita, la strada passa dall’investimento più urgente e trascurato di tutti, l’educazione finanziaria. E se non arriverà dall’alto, spetterà a ciascuno di noi fare il primo passo.

Andate oltre.

Il calcolatore dell’erosione, i diecimila miliardi in scala e le tre domande sono nell’approfondimento

Scritto daSabino GazzilloEsperto di finanza internazionale e investimenti di OLTRE_Chi è
Cosa proponiamo noi

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