Comincia la guerra con l’Iran
Lo Stretto di Hormuz si chiude e il prezzo del petrolio esplode. Il gasolio sarà il carburante più colpito.
Dieci giorni di camion fermi, scaffali vuoti e distributori senza gasolio. Il governo ha annunciato oltre un miliardo e ha mandato la polizia a identificare chi blocca. Ma i soldi davvero nuovi sono circa uno su dieci.
Aggiornato al 22 ottobre 2026
Negli aeroporti di Crotone e di Reggio Calabria il carburante per gli aerei è finito, e i piloti devono fare il pieno altrove. A Napoli si fa la fila ai distributori e ci sono problemi anche con il trasporto dei pazienti. In Campania si è fermata la produzione di mozzarella di bufala. È il conto di dieci giorni di camion fermi nel Mezzogiorno.
Tutto parte dal gasolio. Il 6 ottobre è finito lo sconto sulle accise e il prezzo è risalito vicino ai 2,30 euro in autostrada, circa il 40% in più di un anno fa. Dietro c’è la guerra nel Golfo, che ha fatto saltare le forniture in mezzo mondo. Per un camion che fa tre pieni a settimana sono circa 1.400 euro in più ogni sette giorni.
Dal 12 ottobre i presidi spontanei in Puglia e Calabria si sono allargati a Sicilia, Campania, Basilicata e Molise. Nel Tarantino gli operai dell’ex Ilva, in lotta per il loro futuro, hanno bloccato per giorni la raffineria Eni, e molti distributori tra Puglia, Basilicata e Calabria sono rimasti a secco.
Il governo ha risposto su due binari. Il 20 ottobre Matteo Salvini ha promesso «un miliardo abbondante», il 22 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto da 175 milioni per camionisti, agricoltori e pescatori. Intanto il Viminale ha identificato 1.339 persone e il ministro Adolfo Urso ha ricordato che chi blocca le strade rischia il carcere. Siciliani e calabresi hanno sospeso il fermo, in Campania i blocchi continuano. Il 27 si torna al tavolo.
Ogni regione è alta quanto è forte la protesta nel giorno che scegli. Toccala per vedere dove e cosa succede.
Fonti. ANSA, Sky TG24, Il Post, QuiFinanza, Euronews, dal 19 al 22 ottobre. Confini delle regioni ISTAT, elaborazione openpolis.
Aggiornato al 22 ottobre 2026
Michele Perrotti i conti li fa ogni settimana. La sua ditta di trasporti, a Lucera, in provincia di Foggia, è alla terza generazione. Ogni suo camion fa tre pieni a settimana da circa 700 litri. Con il gasolio salito di 65 o 70 centesimi al litro sono circa 1.400 euro in più a settimana per un solo mezzo, oltre 6.000 al mese.
Poco lontano, al casello di Poggio Imperiale, Nicandro Vigilante presidia la strada con altri camionisti. Un pieno, racconta, costa circa 2.500 euro e basta per 2.500 chilometri nel migliore dei casi. Il 17 ottobre Vigilante ha ricevuto una telefonata dal ministro Matteo Salvini. Cinque giorni dopo il governo approvava un decreto, il Viminale contava 1.339 persone identificate e negli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria non c’era più carburante per gli aerei.
Nessuno ha proclamato un fermo nazionale. La protesta è nata dal basso, caselli e statali presidiati da piccole imprese, e si è allargata regione per regione. A spingerla è stata la fine dello sconto sulle accise, il 6 ottobre. Nel Tarantino si è sommata a un’altra crisi, quella dell’ex Ilva, i cui operai hanno bloccato per quattro giorni la raffineria Eni lasciando a secco i distributori tra Puglia, Basilicata e Calabria.
Scorri le date, dalla guerra nel Golfo al prossimo tavolo.
Lo Stretto di Hormuz si chiude e il prezzo del petrolio esplode. Il gasolio sarà il carburante più colpito.
Il decreto sulle accise mobili, che doveva sostituirlo, non arriva. Il gasolio risale.
Camionisti ai caselli in Puglia. A Taranto gli operai dell’ex Ilva bloccano la raffineria Eni, i distributori restano a secco.
Il fermo dei tir nei porti siciliani. Lo stesso giorno finisce il blocco della raffineria di Taranto.
È il prezzo medio in autostrada. Salvini telefona a un camionista in presidio nel Foggiano.
Chiuso per ore il nodo tra A1 e A30. Scaffali vuoti in Campania, autobus a rischio in Sicilia.
Salvini promette oltre un miliardo. La Sicilia revoca il fermo, Calabria e Campania no.
Il Viminale identifica 1.339 persone. Urso avverte che chi blocca rischia il carcere. In serata Calabria e Aias sospendono.
Aiuti per camionisti, agricoltori e pescatori. Gli aeroporti di Crotone e Reggio restano senza carburante per gli aerei.
Nuovo tavolo al ministero dei Trasporti. A Palazzo Chigi l’incontro sull’ex Ilva.
Il 19 ottobre le regioni coinvolte erano sei. Tre giorni dopo il quadro è cambiato. La Sicilia e la Calabria hanno sospeso il fermo, la Basilicata ha sciolto il presidio sulla statale 106, la Puglia ha revocato i blocchi solo in parte. In Campania la protesta continua, con presidi negli interporti e camion che si spostano da un casello all’altro.
Scegli la data in alto e tocca una regione. Più è alta, più la protesta pesa quel giorno. Puoi ruotare la mappa trascinandola.
Fonti. ANSA, Sky TG24, Il Post, QuiFinanza, Euronews, L’Indipendente, dal 15 al 22 ottobre. Per Puglia e Molise non ci sono notizie certe dopo il 20 ottobre. Confini delle regioni ISTAT, elaborazione openpolis.
Gli effetti si sono visti in fretta. Secondo l’associazione dei gestori Fegica, tra il 60 e il 70% dei distributori del Sud è rimasto senza scorte, una stima di parte ma confermata da code e pompe a secco in molte città. Coldiretti ha denunciato buyer del Nord che sostituiscono la frutta calabrese con quella spagnola. Legacoop ha stimato 30 milioni di danni solo per i kiwi in cinque giorni. Le Confindustrie campane e pugliesi hanno denunciato la paralisi dell’economia del Sud e chiesto una soluzione al tavolo.
Il 17 ottobre un litro di gasolio costava in media 2,26 euro sulla rete stradale e quasi 2,30 in autostrada, secondo il ministero delle Imprese. Il Codacons stima 63 centesimi in più di un anno fa. Quasi metà di quel prezzo, però, va allo Stato. E una parte è una tassa sulla tassa, perché l’Iva si calcola anche sull’accisa.
Sposta il prezzo e guarda come si divide un litro di gasolio.
Calcolo con l’accisa ordinaria sul gasolio, 672,90 euro ogni mille litri, e l’Iva al 22% che si applica sul prezzo compresa l’accisa.
Fonti. Ministero delle Imprese via ANSA, 17 ottobre. Accisa ordinaria via RDS.
Per chi vive di trasporto quei centesimi si moltiplicano per migliaia di litri. Prova a fare i conti di un camion.
Sposta i litri e il rincaro. Il calcolo parte dai numeri raccontati da un’impresa di Lucera.
Il valore di partenza, 63 centesimi, è il rincaro in un anno stimato dal Codacons. Il credito d’imposta copre fino al 70% della spesa in più rispetto al prezzo di febbraio, se i fondi bastano per tutte le domande. Si usa per pagare meno tasse, non arriva come bonifico.
Fonti. Tuttonotizie, ANSA, ministro Urso alla Camera, 21 ottobre.
Alla radice c’è una crisi che nessun decreto italiano può risolvere. La guerra con l’Iran, cominciata il 28 febbraio, ha strozzato lo Stretto di Hormuz. I droni ucraini hanno colpito molte raffinerie russe, riducendo l’offerta di gasolio. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia il mercato del diesel resterà teso fino a tutto il 2027.
Il prezzo alla pompa è lo stesso a Bari e a Bergamo. Il resto no. Secondo Trasportounito, a parità di lavoro e di chilometri, al Sud i compensi possono essere la metà di quelli del Nord. Le imprese sono piccole, spesso familiari, con margini troppo stretti per assorbire un rincaro del 40%. In Sicilia ogni carico paga anche il traghetto.
E il lavoro è poco. Secondo Eurostat, nel 2025 lavorava il 51,4% delle persone tra 20 e 64 anni in Sicilia, il 50,8% in Campania, il 50,3% in Calabria. La media italiana è 67,6%, quella europea 76,1%, la provincia di Bolzano arriva all’80%.
Persone tra 20 e 64 anni con un lavoro, nel 2025.
Fonte. Eurostat, Regions in Europe 2026, via Quotidiano di Sicilia.
Lo strumento su cui il governo punta per il Mezzogiorno è la ZES unica, un credito d’imposta per chi investe al Sud. Ma le domande sono state molte più dei fondi, e a dicembre 2025 l’Agenzia delle Entrate ha dovuto tagliare in proporzione quanto spetta a ciascuno.
Percentuali fissate dall’Agenzia delle Entrate per gli investimenti del 2025.
Fonte. Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2025, via Money.it.
La risposta è arrivata in tre tempi. Il 20 ottobre, al tavolo di Milano, Salvini ha annunciato lo sblocco di «un miliardo abbondante». Il 21 il Viminale ha mandato la polizia a identificare chi blocca e a scortare i camion che vogliono lavorare. Il 22 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto da 175,2 milioni.
Il decreto porta il credito d’imposta sul gasolio da circa 430 a 480 milioni per i costi da marzo ad agosto e aggiunge circa 60 milioni per settembre e i primi giorni di ottobre. Sospende il leasing dei camion alle piccole imprese escluse dal credito, per sette mesi secondo il viceministro Rixi, permette di scaricare i rincari sui committenti anche nei contratti fatti a voce, e dà 60 milioni agli agricoltori e 10 ai pescatori. Ma quanta parte del miliardo annunciato è davvero nuova?
In grigio i fondi già stanziati prima della protesta. In rosso quelli aggiunti dal decreto del 22 ottobre.
Fonti. ANSA, 20 ottobre, Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre, Il Post, 22 ottobre.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, dal canto suo, rivendica il tetto volontario ai prezzi deciso dalle compagnie su richiesta del governo, gasolio sotto 2,20 euro. Al 3 ottobre vendeva il gasolio sotto quella soglia il 52% dei distributori. Le accise mobili, il meccanismo che doveva restituire l’Iva in più incassata con i rincari, non sono mai partite.
In questi giorni i politici hanno detto molto. Abbiamo preso le frasi che hanno pesato di più e le abbiamo confrontate con i fatti. Tocca «Perché» per leggere la spiegazione.
La barra a destra misura quanto la frase si allontana dai fatti. Tocca Perché per la spiegazione e le fonti.
Fondi sbloccati per «un miliardo abbondante».
Matteo Salvini, ministro dei Trasporti · 20 ottobre
La cifra è giusta solo se si sommano soldi già stanziati da tempo. I 590 milioni per il rinnovo dei mezzi e i circa 430 del credito sul gasolio esistevano prima della protesta, erano bloccati dalla burocrazia. Quelli nuovi per l’autotrasporto, arrivati con il decreto del 22 ottobre, sono 105,2 milioni, meno di uno su dieci.
Fonti. ANSA, Il Fatto Quotidiano.
Bloccare solo i camion resta un blocco stradale, con possibili conseguenze penali anche detentive.
Adolfo Urso, ministro delle Imprese, sintesi delle sue parole alla Camera · 21 ottobre
È vero, il blocco stradale è un reato e dal 2025 lo è anche quello fatto con il proprio corpo, fino a due anni di carcere se in gruppo. Ma la Cassazione ha chiesto di non punire le turbative lievi. E a usare questo argomento è il ministro delle Imprese, davanti a imprese che aspettano da mesi i rimborsi promessi.
Fonti. QuiFinanza, SicurAuto, SicurAuto sulla Cassazione.
Il tetto ai prezzi dei carburanti è un «successo italiano».
Adolfo Urso, ministro delle Imprese · 3 ottobre
Il tetto ha aiutato chi fa il pieno nei distributori che aderiscono. Ma è volontario, e il 3 ottobre solo il 52% dei distributori vendeva il gasolio sotto la soglia. Il prezzo medio del gasolio è rimasto sopra 2,24 euro, e le accise mobili promesse dal governo non sono mai partite.
Fonte. Agenzia Nova.
Nella protesta ci sono infiltrazioni criminali «evidenti».
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura · 21 e 22 ottobre
Il ministro non ha portato elementi a sostegno e ha proposto di controllare i precedenti penali dei capi della protesta. Può darsi che qualcuno abbia approfittato dei blocchi, come le ruote tagliate ai camion segnalate in Campania. Ma finché non ci sono prove è un’accusa che getta un’ombra su migliaia di lavoratori.
«I controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia».
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio · 22 ottobre
Il principio è giusto, e lo chiediamo anche noi. Ma il credito per il gasolio di marzo ha cominciato a essere pagato il 21 ottobre, sette mesi dopo, con 32.000 domande in attesa. Se fosse valso prima, forse i camion non si sarebbero fermati.
Fonti. Il Fatto Quotidiano, Sky TG24.
Le identificazioni sono l’«ennesimo atto di repressione contro il dissenso».
Nicola Fratoianni, Alleanza Verdi e Sinistra · 21 ottobre
Identificare chi blocca un’autostrada è applicare la legge, e su 1.339 persone identificate le denunce sono state 71. La polizia ha anche scortato 500 camion che volevano lavorare. Il rischio di un uso sproporzionato della forza va sorvegliato, ma per ora non è repressione del dissenso.
Fonti. QuiFinanza, Sky TG24.
Sul Viminale. Garantire farmaci, carburante e cibo, e scortare chi vuole lavorare, è un dovere dello Stato, non repressione. Identificare chi blocca un’autostrada è applicare la legge. Il problema è l’ordine dei fattori. Lo Stato è arrivato prima con le divise e poi con i rimborsi.
Su Urso. Il tetto volontario ai prezzi ha aiutato, ma copre metà della rete e lascia il gasolio sopra 2,20 euro. Le accise mobili annunciate non sono mai partite. E un ministro delle Imprese che parla di carcere a imprese che aspettano rimborsi da mesi sceglie il tono sbagliato.
Sul decreto. Sospendere il leasing e permettere di scaricare i rincari sui committenti sono misure utili e quasi a costo zero. Ma 105 milioni nuovi divisi tra 32.000 imprese fanno circa 3.300 euro a testa, quanto un solo camion spende in più in poco più di due settimane.
Sull’opposizione. Chiedere alla premier di riferire in Parlamento è legittimo, e il Pd ha proposto un tetto dinamico ai prezzi, un’idea da discutere sul serio. Ma parlare di repressione per qualche identificazione non aiuta i camionisti, e nemmeno chi è rimasto senza latte e farmaci.
Non sappiamo se il tavolo del 27 ottobre chiuderà davvero la protesta in Campania, né se Fedralog porterà il corteo a Roma. Non sappiamo quando i 590 milioni per il rinnovo dei mezzi arriveranno alle imprese, perché il decreto che serve è ancora in preparazione con il ministero dell’Economia. E non sappiamo quanto di questa crisi finirà nel carrello della spesa. A settembre, prima del fermo, l’Istat segnava già un +5,5% per gli alimentari freschi.
Gran parte di quello che mangiamo viaggia su un camion. Il conto del gasolio, prima o poi, arriva anche alla cassa.
Stiamo con i camionisti, gli agricoltori e i pescatori del Sud. Non con chi taglia le ruote ai camion di chi vuole lavorare, ma con la loro protesta, che è legittima e nasce da ragioni vere.
Per anni lo Stato li ha lasciati soli. Compensi più bassi che al Nord, aiuti promessi e pagati con mesi di ritardo, ferrovie mai finite, un credito per chi investe al Sud tagliato a meno della metà per le medie e le grandi imprese. Il rimborso per il gasolio di marzo ha cominciato ad arrivare il 21 ottobre. Le accise mobili annunciate non sono mai partite.
Quando hanno smesso di aspettare, la prima risposta sono state le identificazioni e gli avvertimenti sul carcere. Il dialogo è arrivato dopo, e i soldi davvero nuovi per l’autotrasporto sono stati 105 milioni.
Far rispettare la legge è giusto. Ma uno Stato che si accorge di chi lavora solo quando i camion si fermano, e che arriva prima con le divise e poi con i rimborsi, ha fallito. Non serve un altro decreto d’emergenza. Serve uno Stato che paghi in tempo, che ascolti prima che la gente scenda in strada e che tratti il Sud come una priorità, non come un problema di ordine pubblico.
Fin qui la cronaca. Qui sotto, separate, le proposte di OLTRE_ che toccano questi fatti, ognuna con i suoi costi e le sue fonti.
Lo Stato paga in tempo. Gran parte della rabbia nasce da soldi stanziati e mai arrivati. Proponiamo che lo Stato paghi entro 30 giorni, come chiede la regola europea, che chi paga in ritardo versi gli interessi dal proprio bilancio e che ogni pratica abbia un tempo massimo di risposta. Lo Stato paga in 30 giorni · Tempi certi
Dipendere meno dall’estero per l’energia. Una guerra nel Golfo ha fatto salire il gasolio del 40% in un anno. Proponiamo di investire su sole, vento, acqua e calore della terra, e sul nucleare di nuova generazione. Produrre ciò che abbiamo
Un Sud che non dipenda solo dalla strada. Ferrovie finite e con date pubbliche, dall’alta velocità Salerno-Reggio Calabria al raddoppio delle linee in Sicilia, e un credito d’imposta stabile e semplice per chi investe al Sud. Treni e aerei per il Sud e le isole · Il Sud come risorsa
Dove non abbiamo ancora una risposta. Sul prezzo del gasolio, sulle accise e sull’Iva che si paga anche sull’accisa il nostro manifesto oggi non ha una proposta. È un vuoto che riconosciamo, e vogliamo colmarlo discutendone insieme.
Accise più basse, tetto ai prezzi o aiuti mirati? Dicci cosa faresti tu.
Dì la tua nell’Agorà