Due giorni di scontri
Cortei contro il carovita in molte città. A Milano vetrine spaccate e negozi saccheggiati in centro.
Sabato Milano sarà presidiata come mai prima. Quanto costa il presidio, cosa compra e cosa lascia fuori. E una proposta semplice, un gemello sociale per ogni euro speso in sicurezza.
Sabato 24 ottobre Milano sarà la città più presidiata d’Italia. Ai circa cinquemila tra agenti e operatori già in strada si aggiungono cinquecento paracadutisti della Folgore, trecento agenti di polizia locale con i droni, controlli nelle stazioni lombarde e la Polizia postale che controlla i social. Il centro, da San Babila a Porta Venezia, è chiuso a cortei e presidi.
È la risposta ai saccheggi del 17 e 18 ottobre, quando in questura sono finite 271 persone, 220 delle quali minorenni. Il 21 ottobre il ministro Piantedosi ha detto di non avere «nessuna evidenza» che quei ragazzi fossero manovrati da qualcuno. Quella rabbia, sbagliata nella forma, è loro.
I militari possono pattugliare, identificare e perquisire sul posto. Non possono arrestare né fare indagini, perché la norma che dava loro quei poteri è stata tolta dopo il confronto con il Quirinale. Il decreto stanzia per loro 4,7 milioni fino al 31 dicembre, circa 64.000 euro al giorno. Per il bilancio pubblico non sono cifre che spostano qualcosa. Il punto è cosa compra quella spesa, e cosa comunica, mentre una parte delle piazze chiedeva salari e prezzi sostenibili.
In Francia nel 2005 e in Inghilterra nel 2011 la forza riportò la calma in qualche settimana. Ma dove dopo non arrivò nient’altro, la rabbia tornò. Quando lo Stato si fa vedere solo con la divisa, i ragazzi imparano che lo Stato è quello.
Il presidio risponde bene a una domanda, come evitare nuovi danni sabato. Non risponde all’altra, come evitare che tra un anno si ricominci. Per questo proponiamo che per ogni euro speso nel presidio governo e Comune annuncino, nello stesso atto, una quota per i quartieri da cui vengono i fermati. Educatori di strada, doposcuola, centri giovanili, orientamento al lavoro, con una verifica pubblica dopo sei mesi.
Il governo può rispondere che l’ordine pubblico viene prima. È vero, e sicurezza e politiche sociali non sono alternative. Lo diventano quando la risposta si ferma alla prima.
Sabato 24 ottobre Milano sarà la città più presidiata d’Italia. Ai circa cinquemila tra agenti e operatori che già lavorano in strada si aggiungono cinquecento paracadutisti della Folgore, trecento agenti di polizia locale con i droni, controlli nelle stazioni di tutta la Lombardia e la Polizia postale che controlla i social. Il centro, da San Babila a Cairoli, da piazza Duomo a Garibaldi e Porta Venezia, è chiuso a cortei e presidi.
È la risposta a due giorni di vetrine spaccate e negozi saccheggiati, il 17 e il 18 ottobre. Ogni misura, però, dice anche come lo Stato legge quello che è successo. Se i ragazzi in piazza sono solo un problema di ordine pubblico, basta il presidio. Se sono il segno di una frattura, il presidio non basta. Questo pezzo prova a fare i conti, anche in euro, e a proporre qualcosa.
Il bilancio di lunedì 19 ottobre parlava di 271 persone portate in questura, 220 delle quali minorenni, e di 32 arresti. Molti avevano quindici, sedici anni, alcuni anche meno, tanti erano figli di immigrati cresciuti qui. Il racconto completo di quei due giorni è nel nostro pezzo su Milano.
Dietro le piazze non c’è un’organizzazione sola. Italia in Piazza ha aperto il suo profilo Instagram il 4 ottobre per convocare il corteo del 17. Chiede stipendi più alti, prezzi più bassi, scuole e ospedali migliori, e ha preso le distanze dalla violenza. Il Movimento 17 ottobre è nato dopo, è più radicale e anonimo, e ha convocato le piazze di sabato alle 15 in otto città. Accanto a loro, tanti gruppi piccoli di ragazzi che si sono mossi da soli, tra video su TikTok e chat di scuola e di quartiere.
Il 21 ottobre, dopo il comitato per l’ordine e la sicurezza a Milano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto di non avere «nessuna evidenza» che i ragazzi fossero manovrati da qualcuno. È una frase importante. Vuol dire che quella rabbia, per quanto sbagliata nella forma, è loro.
I giorni che portano a sabato.
Cortei contro il carovita in molte città. A Milano vetrine spaccate e negozi saccheggiati in centro.
271 persone portate in questura, 220 minorenni, 32 arresti.
Nuovo reato per la violenza di gruppo, regole più dure per i minori, 500 militari a Milano fino al 31 dicembre.
Piantedosi a Milano. «Nessuna evidenza» che i ragazzi siano manovrati da qualcuno.
Il Movimento 17 ottobre convoca piazze alle 15 in otto città. Milano si blinda.
Fonti · Il Giornale, Il Post, ANSA via il Nord Est, Il Post
I cinquecento parà arrivano con l’operazione Strade Sicure e resteranno a Milano fino al 31 dicembre. Possono pattugliare, identificare e perquisire sul posto. Non possono arrestare né fare indagini. La norma che dava loro poteri di polizia giudiziaria è stata tolta dopo il confronto con il Quirinale, e per tutto il resto serviranno Polizia e Carabinieri. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto che è facile annunciare più militari, e che diecimila carabinieri in più sarebbero stati più utili.
Tocca un gruppo per vederlo da solo.
un pallino, dieci persone
Fonti · Sky TG24, 23 ottobre 2026, Adnkronos, 23 ottobre 2026, Il Sole 24 Ore
Il decreto stanzia 4,7 milioni di euro per i cinquecento militari fino a fine anno. Per l’intera Strade Sicure, prorogata fino al 2027 con circa 6.800 militari, lo Stato spende quasi 240 milioni l’anno, circa 35.000 euro per ogni militare.
Diciamolo subito. Per il bilancio pubblico quattro o cinque milioni non spostano nulla, e una parte di quei costi, come gli stipendi, lo Stato la paga comunque. Il punto non è la cifra. Il punto è cosa compra, e cosa comunica, una spesa così mentre una parte delle piazze chiedeva salari e prezzi che si possano sostenere.
Il contatore parte quando apri la pagina.
Stima. Divide in parti uguali, giorno per giorno, i 4,7 milioni che il decreto stanzia per i 500 militari fino al 31 dicembre.
Fonti · Pagella Politica, Il Post, Startmag
Non è la prima volta che un Paese europeo si trova davanti a ragazzi di periferia in piazza. In Francia nel 2005 e in Inghilterra nel 2011 la forza riportò la calma in qualche settimana. Quello che venne dopo, o che non venne, decise il resto.
Tocca Cosa insegna per leggere la lezione di ognuna.
Francia2005
27 ottobre
Zyed Benna, 17 anni, e Bouna Traoré, 15, muoiono folgorati in una cabina elettrica a Clichy-sous-Bois, mentre scappano da un controllo di polizia.
La forza riportò la calma. Le banlieue restarono dov’erano, e la rabbia tornò. Nel 2023 la morte di Nahel a Nanterre riaccese le stesse strade.
Inghilterra2011
6 agosto
A Tottenham un corteo chiede spiegazioni per Mark Duggan, 29 anni, ucciso dalla polizia due giorni prima. In quattro notti i disordini si allargano a Londra e ad altre città.
La ricerca Reading the Riots trovò la rabbia verso i controlli di polizia tra le cause principali. Dopo, il governo cambiò le regole sui fermi e le perquisizioni.
Fonti · AGI, Reading the Riots, LSE e Guardian, Daily Maverick
C’è un filo che lega i due casi. Quando lo Stato si fa vedere solo con la divisa, i ragazzi imparano che lo Stato è quello. E la volta dopo se lo ricordano.
Ogni misura risponde a due domande diverse. La prima è cosa serve per evitare nuovi danni sabato. La seconda è cosa serve perché tra un anno non si ricominci. Il presidio risponde bene alla prima, ed è giusto che sabato la priorità sia proteggere la città. Alla seconda il presidio non risponde affatto.
Non è una misura scientifica, è il nostro giudizio. Tocca i punti per leggere il perché.
A destra quello che calma la piazza di sabato. In alto quello che ricuce nei prossimi anni, in basso quello che allarga la frattura.
Fonti · Sky TG24, Il Post, Pagella Politica
Il governo può rispondere che l’ordine pubblico viene prima di tutto, che le vetrine spaccate sono di commercianti e lavoratori veri e che proteggere una piazza non impedisce di fare altro. È un argomento serio, e lo prendiamo sul serio. Sicurezza e politiche sociali non sono alternative. Lo diventano quando la risposta si ferma alla prima. Per questo il giudizio su sabato dipende da cosa verrà dopo sabato.
Per ogni euro stanziato per il presidio, governo e Comune annunciano nello stesso atto una quota per la prevenzione nei quartieri da cui vengono i fermati. Educatori di strada, doposcuola, centri giovanili, mediazione culturale per le seconde generazioni, orientamento al lavoro. Con obiettivi scritti e una verifica pubblica dopo sei mesi.
Costerebbe poco, renderebbe chiaro il criterio e darebbe un segnale diverso. La sicurezza non è solo una divisa in più. È anche la promessa che qualcuno, dopo, verrà ad ascoltare.
Sposta il cursore e scegli quanto dare ai quartieri.
Con il 50% andrebbero ai quartieri 2,35 milioni, da spendere in educatori di strada, doposcuola, centri giovanili e orientamento al lavoro. Con una verifica pubblica il 24 aprile 2027, sei mesi dopo questo sabato.
Chi spacca una vetrina va fermato, e sabato Milano ha il diritto di essere protetta. Su questo non abbiamo dubbi.
Ma uno Stato che manda i parà e non manda un educatore ha scelto di vedere solo metà del problema. I ragazzi di Milano hanno quindici anni. Tra dieci saranno cittadini, elettori, genitori. Il ricordo che avranno dello Stato si decide adesso.
Il presidio sabato. Il gemello sociale da lunedì. Altrimenti tra un anno saremo di nuovo qui.

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