2007
In mutande davanti alla Provincia
Da deputato regionale si presenta in mutande alla sede della Provincia di Messina per protestare contro i tagli all’acqua delle Eolie.
Fonte · Sky TG24
Droni con la sua voce, dimissioni in diretta ritirate prima di mezzanotte, il podio dell’Ars occupato, il ciclone filmato in allerta rossa. E intanto alleanze che cambiano a ogni stagione, delfini che se ne vanno e una Sicilia che aspetta. Diciannove anni di episodi, in fila.

Cateno De Luca è stato sindaco di Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva, Messina e oggi Taormina, ed è il leader di Sud chiama Nord. Questo pezzo mette in fila i fatti, presi da fonti terze. Ci atteniamo, come sempre, ai soli fatti.
Nel 2007 protesta in mutande davanti alla Provincia di Messina. Nel 2020, da sindaco, si piazza davanti agli imbarcaderi dei traghetti in diretta Facebook, «che passino sul mio corpo». Poi annuncia droni che urlano ai passanti con la sua voce di tornare a casa, e la ministra dell’Interno lo denuncia per vilipendio. Nel 2021 annuncia le dimissioni in diretta Facebook e le ritira prima di mezzanotte, dopo tre ore di diretta. La Gazzetta del Sud conta sei dimissioni minacciate in ventisei mesi. Chiama i consiglieri comunali «asini volanti» e dice che altre istituzioni agiscono «con la logica mafiosa». Nel 2026 filma il ciclone Harry in diretta con l’allerta rossa e occupa il podio dell’Ars.
A ottobre 2024 il presidente del suo partito, Ismaele La Vardera, se ne va contestando l’apertura al centrodestra in Regione. A febbraio 2026 De Luca racconta di aver firmato proprio in quell’autunno un’intesa con Schifani. A dicembre 2025 fa un intergruppo all’Ars con la Dc di Cuffaro, un mese dopo l’inchiesta per corruzione. A maggio 2026 sostiene il centrosinistra a Enna e vince da solo a Messina. A ottobre firma con Giorgia Meloni. Due settimane dopo si definisce il vero civico. Oggi chiama La Vardera «il mio figlioccio». Prima di lui se n’era andata la senatrice Musolino.
Laura Castelli, torinese, ex viceministra dell’Economia famosa per il «questo lo dice lei» a Padoan in tv, diventa presidente del suo partito e capo di gabinetto della Città metropolitana. Il giorno dopo la fine di quell’incarico De Luca la candida a Milazzo. «Io ci metto la faccia», dice, e «Laura ha già cominciato a studiare». La campagna la fa soprattutto lui. Lei prende il 14,85%, a 44 punti dal sindaco uscente e ben sotto il 21,4% di un sondaggio di aprile. Il candidato di La Vardera, Giuseppe Falliti, prende il 4,07%. Meno di un mese dopo Castelli diventa vicesindaca di Messina.
A maggio Sud chiama Nord corre contro il centrodestra a Messina, Milazzo e Barcellona. A Milazzo De Luca e il sindaco Midili si querelano a vicenda. A ottobre De Luca firma con Fratelli d’Italia, che a Milazzo aveva una lista per Midili, a Messina siede all’opposizione e a Barcellona è il primo partito in consiglio. «Cateno De Luca ha le mani libere, anche noi abbiamo le mani libere dove governano loro», spiega Giovanni Donzelli.
Promesse mancate come le baracche di Messina, che dovevano sparire entro il 2018 e a settembre 2026 ospitano ancora 1.479 famiglie. La Regione non l’ha mai governata, ma ha già corso due volte per guidarla. In un’isola dove lavora una persona su due e si perde metà dell’acqua, la priorità che rivendica all’Ars è il ritorno delle province.
Cateno De Luca è uno dei politici siciliani più conosciuti. È stato sindaco di Fiumedinisi, di Santa Teresa di Riva, di Messina e oggi di Taormina, è deputato regionale e guida Sud chiama Nord, un partito che porta spesso il suo nome sui simboli. Molti lo chiamano Scateno.
Questo pezzo mette in fila diciannove anni di episodi, dichiarazioni e scelte, tutti documentati da fonti terze. Ci atteniamo, come sempre, ai soli fatti. Il giudizio, alla fine, lo lasciamo a chi legge.

Il metodo De Luca si capisce meglio guardando le scene che i programmi. Il sindaco piazzato davanti ai traghetti in diretta. Il drone che urla ai passanti con la sua voce. La lettera di dimissioni strappata in diretta prima di mezzanotte. I consiglieri comunali chiamati asini volanti. Il podio dell’Ars occupato. La diretta social in mezzo alle onde con l’allerta rossa. Non sono incidenti, sono un modo di fare politica.
Filtra per tipo. Ogni scheda ha la sua fonte.
2007
Da deputato regionale si presenta in mutande alla sede della Provincia di Messina per protestare contro i tagli all’acqua delle Eolie.
Fonte · Sky TG24
2012
Si candida alla presidenza della Regione con Rivoluzione Siciliana. Prende l’1,23%.
Fonte · Sky TG24
2020
Il 23 marzo, in pieno lockdown, si piazza davanti agli imbarcaderi di Messina per bloccare gli sbarchi dalla Calabria e chiede ai viaggiatori le autocertificazioni. Parla in diretta Facebook per oltre un’ora, davanti a più di 150.000 persone.
«Non mi muovo, che passino sul mio corpo»
Fonte · MeteoWeb, Sky TG24
2020
Durante il lockdown annuncia droni che sorvolano Messina e urlano ai passanti, con la sua voce registrata, di tornare a casa. Il video fa il giro del mondo.
«Droni dappertutto»
Fonte · Euronews
2020
Per le parole usate contro il governo, la ministra Luciana Lamorgese lo denuncia per vilipendio delle istituzioni. Lui risponde su Facebook.
«Vogliono ammazzare il sindaco di Messina»
Fonte · ANSA, AGI
2020
Per entrare in Sicilia dal porto di Messina impone la registrazione online 48 ore prima e il nulla osta del Comune. Il Consiglio di Stato dà parere favorevole all’annullamento.
«Vomitevole. Lamorgese si dimetta»
Fonte · StrettoWeb
2021
Chiede la rimozione del direttore dell’Asp di Messina e attacca Regione e vertici sanitari.
«Non posso convivere con altre istituzioni che stanno agendo con la logica mafiosa»
Fonte · BlogSicilia
2021
Annuncia le dimissioni in diretta Facebook. Dopo una maratona social di oltre tre ore strappa la lettera prima di mezzanotte. Davanti al suo ufficio compare un elenco di consiglieri che chiama «asini volanti».
«Mi dimetto, anzi no»
Fonte · Quotidiano di Sicilia
2021
La Gazzetta del Sud conta le dimissioni minacciate da sindaco di Messina. Sono sei in ventisei mesi.
Fonte · Gazzetta del Sud
2022
Si dimette, ritira, ripresenta con una nuova data per restare sindaco fino all’udienza della Corte dei conti. Poi lascia Messina per correre alla Regione.
Fonte · LiveSicilia
2023
Si candida alle suppletive del Senato a Monza, nel collegio che era di Silvio Berlusconi. Prende l’1,76%.
«Questo non mi frena»
Fonte · Normanno
2024
Alle Europee guida una lista con, tra gli altri, il Popolo della Famiglia e Sara Cunial. Prende l’1,22% e nessun seggio.
Fonte · dati elettorali
2025
A Taormina impone di esporre i rifiuti tra l’1,30 e le 5 del mattino. A 36 cittadini che firmano una petizione risponde verificando uno per uno residenza e mastelli.
«Non vale più della mia faccia e dell’immagine di Taormina»
Fonte · Il Post, SikilyNews
2026
Durante il ciclone Harry, con l’allerta rossa, filma in diretta le onde sul lungomare e ne viene travolto.
Fonte · Domani
2026
All’Ars resta sul podio e dice che non si sposterà finché Schifani non fisserà la relazione annuale in Aula. Ottiene la data.
Fonte · Balarm
2026
Lascia il posto in commissione Bilancio al gruppo di Ismaele La Vardera, che era il presidente del suo partito.
«Nonostante il tradimento che ho subito dal mio figlioccio»
Fonte · MeridioNews
2026
Panorama lo chiama sindaco sceriffo. Lui risponde che per lui è una medaglia.
«Per me è motivo d’orgoglio»
Fonte · StrettoWeb
2026
Racconta al Corriere della Sera la corte ricevuta prima di scegliere Meloni.
«Tutti mi volevano, come Figaro, ci ho rimediato un po’ di cene gratis»
2026
A Palermo si definisce il vero civico e dice che gli amori clandestini non gli piacciono, due settimane dopo l’accordo con Fratelli d’Italia.
«Gli amori clandestini non mi piacciono»
Fonte · StrettoWeb, TikTok
Alcune di queste battaglie avevano anche una ragione. Chiedere che il presidente della Regione riferisca in Aula, come prevede la legge, è giusto. Proteggere Taormina dall’immondizia in strada è un obiettivo legittimo. Il problema è il modo. Ogni volta il tema diventa lui, e il tema vero finisce sullo sfondo.
Il secondo strumento sono le parole. Per De Luca l’avversario non sbaglia, è un traditore, un venditore di tappeti, un asino volante. Le istituzioni che non gli danno ragione agiscono «con la logica mafiosa». È un linguaggio che funziona sui social e che rende impossibile qualsiasi confronto nel merito.
Tocca per leggere la fonte.
Il 24 ottobre, a Palermo, De Luca ha detto di essere il vero civico e che gli amori clandestini non gli piacciono. Due settimane prima aveva firmato con Fratelli d’Italia. Basta mettere in fila gli ultimi due anni per capire quanto sia difficile seguirlo.
Ogni punto è una scelta pubblica, datata e documentata. Tocca una tappa per leggere cosa è successo.
A sinistra le scelte con il centrosinistra, a destra quelle con il centrodestra. Al centro, quando corre da solo.
Fonti · ANSA, BlogSicilia, LiveSicilia, Open, MessinaOra, CataniaOggi
Il passaggio più rivelatore è dell’ottobre 2024. Ismaele La Vardera, presidente del partito, se ne va contestando l’apertura al centrodestra in Regione. All’epoca il partito sostiene che La Vardera abbia frainteso. A febbraio 2026 è lo stesso De Luca a raccontare di aver firmato proprio in quell’autunno un’intesa con Schifani, poi saltata.
Attorno a De Luca le persone cambiano in fretta. Chi cresce con lui, prima o poi, se ne va. Ismaele La Vardera, ex inviato delle Iene, era il presidente e il volto giovane del partito. Oggi guida Controcorrente, corre per la presidenza della Regione e per De Luca è diventato «il mio figlioccio» che lo ha tradito. A settembre, lasciandogli il posto in commissione Bilancio, De Luca ha chiuso con un proverbio, «cu’ ragghia non cumanna».
Prima di lui se n’era andata la senatrice Dafne Musolino, sua assessora a Messina, passata con Renzi. Restano i fedelissimi, e i ruoli girano tra loro.
Tocca un nome per sapere com’è finita.
Chi c’era accanto a De Luca, e dove è finito.
Fonti · BlogSicilia, MeridioNews, LiveSicilia, Italpress

Il caso più evidente è quello di Laura Castelli. Nata e cresciuta a Torino, eletta con il Movimento 5 Stelle, è stata sottosegretaria e poi viceministra dell’Economia nei governi Conte e Draghi. Nel 2023 passa con De Luca, nel 2024 diventa presidente del suo partito e nel 2025 il sindaco metropolitano Basile la nomina capo di gabinetto della Città metropolitana di Messina.
Della sua stagione al ministero restano soprattutto alcune uscite televisive, diventate virali. La più famosa resta quella con Pier Carlo Padoan, a Porta a Porta.
Le sue parole, con la fonte.
Novembre 2018, Porta a Porta
A Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia, che spiega perché lo spread fa salire i tassi dei mutui, risponde due volte «Questo lo dice lei». Lo scambio diventa virale.
Fonte · Fanpage
Novembre 2018, da Lilli Gruber
Lilli Gruber le chiede chi stamperà le tessere del reddito di cittadinanza. Non lo sa.
Fonte · TPI
Luglio 2020, Tg2 Post
Da viceministra dell’Economia, sui ristoranti vuoti dopo il lockdown. «Se una persona decide di non andare più a sedersi al ristorante, bisogna aiutare l’imprenditore a fare un’altra attività». Poi precisa che era un esempio.
Fonte · AGI
Settembre 2020, Il Foglio
Quando riceve la delega alla revisione della spesa, dopo tecnici come Carlo Cottarelli, Il Foglio scrive che la sua immagine di economista si è costruita più con la sicurezza che con la competenza.
Fonte · Il Foglio
Il 27 febbraio 2026 finisce il suo incarico alla Città metropolitana. Il giorno dopo De Luca la annuncia candidata sindaca di Milazzo. È lui stesso a prevedere che in città la chiameranno «straniera», ed è sempre lui a rispondere ai dubbi con due frasi. «Io ci metto la faccia». E «Laura ha già cominciato a studiare».
Una candidata che deve ancora studiare la città che chiede di governare, scelta a Messina e non a Milazzo. Per noi questo non è radicamento, è opportunismo.
La campagna, del resto, ha il volto di De Luca. È lui a presentare i candidati accanto a lei, a battere i quartieri, a girare i video, a querelare il sindaco uscente. Ad aprile un sondaggio Lab21 dà Castelli al 21,4%. Alle urne prende il 14,85%, a quasi 44 punti da Midili. Senza De Luca sempre al suo fianco, crediamo, avrebbe preso ancora meno.
Meno di un mese dopo il sindaco Basile la nomina vicesindaca di Messina, la città vicina. Tutto legittimo. Ed è esattamente il modo di fare politica che a parole De Luca dice di combattere.
Gli incarichi, uno dopo l’altro.
Lì studia e lavora. Nel 2013 entra alla Camera con il Movimento 5 Stelle.
Sottosegretaria e poi viceministra dell’Economia nei governi Conte e Draghi.
Diventa portavoce di Sud chiama Nord, e a gennaio 2024 presidente del partito.
Il sindaco metropolitano Federico Basile la nomina capo di gabinetto della Città metropolitana di Messina.
Il giorno dopo la fine dell’incarico alla Città metropolitana, De Luca la annuncia candidata sindaca. «Io ci metto la faccia», dice.
Un sondaggio di aprile la dava al 21,4%. Prende il 14,85%, a quasi 44 punti dal sindaco uscente.
Basile la nomina vicesindaca. Una «figura di rilievo politico e istituzionale», dice.
Fonti · Money.it, LiveSicilia, Città metropolitana di Messina, Milazzo24, Oggi Milazzo, GLPress, Italpress
A maggio 2026 si è votato a Messina, Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto. A Messina il modello funziona, con il sindaco che si dimette in anticipo, quindici liste, oltre mille candidati e una vittoria da solo. A Barcellona vince per un soffio ma senza maggioranza. A Milazzo perde, e perde anche La Vardera, l’erede che se n’era andato.
Scegli la città. In rosso il candidato di De Luca, in blu quello di La Vardera.
Basile si dimette in anticipo, d’accordo con De Luca, per tornare al voto. Vince al primo turno con 15 liste e 1.010 candidati, senza alleati. Forza Italia resta fuori dal consiglio comunale.
Dal 22 giugno la vicesindaca è Laura Castelli, candidata sconfitta a Milazzo.
Fonte · Il Fatto Quotidiano, Open
Midili è confermato al primo turno con 20 consiglieri su 24. Castelli, presidente del partito di De Luca, arriva seconda con quasi 44 punti di distacco. Il medico Giuseppe Falliti, candidato di Controcorrente sostenuto in piazza da La Vardera, prende il 4,07%. Le due creature politiche di De Luca, quella rimasta e quella andata via, insieme non arrivano al 19%.
De Luca parla di «punto di partenza» e annuncia una «fase due» per Milazzo. Meno di un mese dopo Castelli diventa vicesindaca di Messina.
Fonte · GLPress, StrettoWeb
Scolaro vince al primo turno per circa 150 voti, lo 0,62%. In consiglio comunale la sua maggioranza ha 7 seggi su 24, il centrodestra 12.
De Luca parla di un sistema smontato e si dice pronto a governare anche con pochi consiglieri.
il candidato di De Luca il candidato di La Vardera
A maggio Sud chiama Nord corre in tutte e tre le città contro il centrodestra. Non è una campagna gentile. A Milazzo De Luca e il sindaco Midili si querelano a vicenda, e Midili lo fa per due video pubblicati su Facebook il 2 aprile che, a suo dire, toccano anche la sua sfera personale. A Messina il candidato del centrodestra Marcello Scurria annuncia querele contro De Luca già a marzo. A Barcellona De Luca festeggia la vittoria parlando di un sistema smontato.
A ottobre De Luca firma con Fratelli d’Italia per le Politiche del 2027. Cioè con il partito che a Milazzo aveva una lista per Midili, che a Messina siede all’opposizione di Basile e che a Barcellona è il primo partito del consiglio comunale. A Messina il circolo di Fratelli d’Italia del centro storico accoglie l’intesa ricordando «anni di accesa contrapposizione, spesso esacerbata nei toni da parte del leader di ScN». Il capogruppo in consiglio comunale, Libero Gioveni, chiude a qualsiasi accordo in città.
Sposta il tempo. Le stesse persone, prima e dopo l’accordo con Fratelli d’Italia.
AvversariAlleati
MaggioIl sindaco uscente Pippo Midili, centrodestra, ha anche una lista di Fratelli d’Italia. In campagna lui e De Luca si querelano a vicenda. Midili contesta due video su Facebook che, dice, toccano anche la sua sfera personale.
OttobreFratelli d’Italia, una delle liste di Midili, è ora l’alleato di De Luca per le Politiche del 2027. Il sindaco querelato a maggio ora governa con il partito alleato di De Luca.
Fonti · Oggi Milazzo, EventiPress, Milazzo24
MaggioMarcello Scurria, candidato sindaco del centrodestra, annuncia querele contro De Luca già a marzo. A ottobre, dopo una sentenza del Tar, lo chiama «un personaggio grottesco nelle vesti di messia».
OttobreFratelli d’Italia firma con De Luca a Roma ma in città resta all’opposizione di Basile. «A Messina rimaniamo all’opposizione», dice Giovanni Donzelli il 24 ottobre.
Fonti · EventiPress, StrettoWeb, StrettoWeb
MaggioMelangela Scolaro, candidata di De Luca, batte per circa 150 voti Nicola Barbera, sostenuto da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. De Luca parla di un sistema smontato.
OttobreFratelli d’Italia, che sosteneva lo sfidante, è il primo partito in consiglio comunale. Oggi è l’alleato nazionale di De Luca. La sindaca ha 7 seggi su 24.
Fonti · 24live, Quadrochiaro, StrettoWeb

Il partito di Giorgia Meloni lo spiega senza imbarazzo. «Cateno De Luca ha le mani libere, anche noi abbiamo le mani libere dove governano loro», dice Donzelli. Ci si combatte in città e ci si allea a Roma. E chi a maggio ha votato De Luca contro il centrodestra, a ottobre se lo ritrova alleato del centrodestra.
Chi si presenta come l’unico vero civico, libero dai partiti, dovrebbe spiegare ai suoi elettori di Milazzo, Messina e Barcellona da che parte sta. Finora la risposta è cambiata a ogni stagione.
De Luca governa per annunci. Alcuni li ha mantenuti, e altrove va riconosciuto. Altri sono rimasti annunci, e vale la pena rileggerli.
Tocca Com’è andata per vedere i fatti, con la fonte.
La promessaVia tutte le baracche entro la fine del 2018. Poi, nell’ottobre 2019, la nuova scadenza, «entro il 2019».
Com’è andataA settembre 2026 a Messina vivono ancora in baracca 1.479 famiglie. Al ritmo attuale servono circa dieci anni e 346 milioni. Il ritmo, va detto, è salito, da 27 a circa 130 alloggi l’anno dal 2018.
La promessaIl piano per salvare Messina dal dissesto, nel 2018.
Com’è andataCon quel piano i debiti da ripianare salgono a circa 552 milioni e il rientro si allunga fino al 2033. La Corte dei conti critica la massa passiva che cambia a ogni versione e la «scarsa considerazione del fattore tempo». Il piano è approvato solo nel 2023.
La promessaGennaio 2022, annuncia le dimissioni da sindaco di Messina.
Com’è andataLe ritira in meno di ventiquattro ore e le ripresenta il giorno dopo, con una nuova data. Lascia la città più di un anno prima della fine del mandato, per candidarsi alla Regione.
La promessaFebbraio 2026. «Ho respinto il baratto del centrodestra siciliano».
Com’è andataOttobre 2026. Accordo con Fratelli d’Italia per le Politiche, con il sostegno per una componente alla Camera e l’esonero dalla raccolta delle firme.
La promessa«Oggi siamo all’1,5 per cento, ma raddoppieremo».
Com’è andataAl Corriere della Sera, secondo quanto riportato, avrebbe assicurato a Meloni un contributo del 3%. Per ora è una promessa.
Totò Cuffaro è stato condannato in via definitiva nel 2011 a sette anni per favoreggiamento di persone appartenenti a Cosa nostra e per rivelazione di segreto d’ufficio. A novembre 2025 è stato travolto da una nuova inchiesta per corruzione negli appalti della sanità, e a maggio 2026 ha patteggiato tre anni. Il suo partito, la nuova Democrazia cristiana, si è ritrovato senza guida.
A dicembre 2025, un mese dopo l’inchiesta, Sud chiama Nord e la Dc fanno nascere un intergruppo all’Ars, per parlare con una voce sola. A maggio 2026 i dirigenti della Dc indicano l’alleanza con De Luca come la strada principale, e i due partiti sostengono lo stesso candidato ad Agrigento. A giugno il sindaco democristiano di Bagheria Filippo Maria Tripoli dice che De Luca è «compatibile con i valori democratici e cristiani». A ottobre l’ex assessore regionale della Dc Andrea Messina passa a Sud chiama Nord.
Per quanto risulta dalle cronache, De Luca non è coinvolto nelle inchieste su Cuffaro, e nessuno di questi passaggi è illecito. Ma accogliere la classe dirigente di un partito appena travolto da un’inchiesta per corruzione è una scelta politica precisa. Ed è su questa che lo giudichiamo.
Le sue parole, pubbliche e documentate, messe accanto ai fatti. Tocca Perché.
«Io sono il vero civico. Gli amori clandestini non mi piacciono».
Cateno De Luca · Palermo, 24 ottobre 2026, video sul suo profilo TikTok
«Meloni comincia a parlare di ripristinare le province, perché fa parte delle nostre richieste strategiche».
Cateno De Luca · Palermo, 24 ottobre 2026, video sul suo profilo TikTok
«Ho respinto il baratto del centrodestra siciliano».
Cateno De Luca · Intervista a La Sicilia, 9 febbraio 2026
«Abbiamo spaccato il centrodestra».
Cateno De Luca · Dopo le comunali di Messina, 25 maggio 2026
«Abbiamo smontato un sistema».
Cateno De Luca · Dopo le comunali di Barcellona Pozzo di Gotto, 26 maggio 2026
«Superata la crisi idrica nel 2024 a Taormina».
Cateno De Luca · Bilancio dell’amministrazione, settembre 2026
Fonti · StrettoWeb, profilo TikTok di Cateno De Luca, ANSA, Open, Quadrochiaro, StrettoWeb
De Luca non ha mai governato la Regione, e i problemi dell’isola non nascono con lui. Ma ha già corso due volte per guidarla, nel 2012 e nel 2022, e da deputato all’Ars dice quali sono le sue priorità. I numeri da cui partire sono questi. In Sicilia lavora il 51,4% delle persone tra i 20 e i 64 anni, contro il 67,6% dell’Italia e il 76,1% dell’Unione europea. Nella rete idrica si perde il 52,5% dell’acqua immessa, secondo l’Istat. I siciliani iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero sono 842.000, più di un italiano all’estero su otto.
Davanti a questo, la richiesta che De Luca rivendica come strategica è il ritorno delle province. Altri enti, altri consigli, altri posti da assegnare. E ogni giorno passato a parlare dell’ultimo show è un giorno non passato a parlare di acqua, lavoro e treni.
Diciannove anni di scene, nemici e alleanze a stagione. Intanto a Messina, dove è stato sindaco, 1.479 famiglie vivono ancora nelle baracche. E nella Regione che ha già provato due volte a guidare si perde metà dell’acqua nei tubi e lavora una persona su due. Nessun drone e nessuna diretta ha cambiato uno solo di questi numeri.
A maggio De Luca combatte il centrodestra a Messina, Milazzo e Barcellona, fino alle querele. A ottobre ci firma un’alleanza. Chi lo ha votato contro quel centrodestra se lo ritrova alleato di quel centrodestra, cinque mesi dopo. Una candidata scelta a Messina per governare Milazzo, un intergruppo con il partito di Cuffaro, le province come priorità. Sono fatti, e noi li giudichiamo male.
La Sicilia non ha bisogno di un altro show. Ha bisogno di coerenza. Dire con chi stai prima del voto e restarci dopo, mettere un prezzo a ogni promessa, risolvere un problema alla volta. Il resto è rumore.

Chi governa, detto prima. Ogni partito e ogni coalizione dichiara prima del voto il suo candidato e i suoi alleati. Chi vota deve sapere con chi starà il suo voto. Chi governa, detto prima
Promesse con il prezzo. Ogni programma con costi e coperture verificati da un organismo indipendente. Chi promette di cancellare le baracche entro un anno deve dire come e con quali soldi. Promesse con il prezzo
Istituzioni più semplici. Noi andiamo nella direzione opposta alle province. Meno enti, meno doppioni, meno poltrone, con le competenze dove funzionano meglio. Istituzioni più semplici
Politica in chiaro e appalti trasparenti. Un registro pubblico degli incontri e delle donazioni, e appalti aperti e controllabili. Politica in chiaro · Appalti trasparenti
Treni e acqua prima delle poltrone. Treni e aerei per il Sud e le isole · Il Sud come risorsa
Hai votato De Luca o non lo voteresti mai? Spiegaci perché, con i fatti.
Dì la tua nell’Agorà