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Le radici · 1940–1992

Paolo Borsellino

Magistrato · 3 minuti di lettura

Amico di Falcone fin da ragazzo. Dopo Capaci sa di essere il prossimo, e lavora ancora più in fretta. Cinquantasette giorni dopo la mafia lo uccide sotto casa della madre.

Paolo Borsellino

Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 gennaio 1940, alla Kalsa, a poche strade da Giovanni Falcone. Entra in magistratura giovanissimo, nel 1963. Dopo l’omicidio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, nel 1980, comincia a occuparsi di mafia e non smette più.

Il pool e l’Asinara

Lavora nel pool antimafia con Falcone, sotto Chinnici e poi Caponnetto. Nell’estate del 1985, dopo l’uccisione dei commissari Montana e Cassarà, lui e Falcone vengono trasferiti per sicurezza con le famiglie nel carcere dell’Asinara, in Sardegna, per scrivere in pace l’atto che porterà al maxiprocesso.

Nel 1986 diventa procuratore di Marsala, dove lavora con giovani magistrati e raccoglie le parole di testimoni come Rita Atria. Nel 1991 torna a Palermo come procuratore aggiunto.

Cinquantasette giorni

Il 23 maggio 1992 la mafia uccide Falcone a Capaci. Borsellino sa di essere il prossimo. Lo dice, lo scrive, e intanto lavora senza sosta. Annota tutto in un’agenda rossa che porta sempre con sé. Chiede di essere ascoltato dai magistrati che indagano su Capaci, ma non viene convocato.

Il 19 luglio 1992, una domenica pomeriggio, va a trovare la madre in via D’Amelio. Un’autobomba esplode davanti al portone. Muoiono lui e cinque agenti della scorta, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina ed Emanuela Loi, la prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio.

Il depistaggio

L’agenda rossa sparisce dalla scena della strage e non è mai stata ritrovata. Le prime indagini si basano su un falso pentito, Vincenzo Scarantino, e mandano in carcere persone innocenti. Solo nel 2008 un vero collaboratore, Gaspare Spatuzza, fa crollare quella versione. Nel 2017 una sentenza ha definito quello di via D’Amelio uno dei più gravi depistaggi della storia italiana. Molte domande sono ancora senza risposta.

Da conoscere
  • Paolo Borsellino, i 57 giorni Il film per la tv di Alberto Negrin del 2012, con Luca Zingaretti.
  • Via D’Amelio Davanti al portone c’è un ulivo piantato in sua memoria.
Perché per noi

Chi indaga e chi denuncia non deve restare solo. Borsellino ha lavorato fino all’ultimo giorno sapendo cosa stava per succedere, e lo Stato deve ancora dire tutta la verità sulla sua morte. Leggi il tema Mafie, corruzione e verità.

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