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Le radici · 1939–1992

Giovanni Falcone

Magistrato · 3 minuti di lettura

Il magistrato che capisce che per colpire Cosa nostra bisogna seguire i soldi. Con il maxiprocesso la porta per la prima volta alla sbarra. A Capaci la mafia fa saltare l’autostrada.

Giovanni Falcone

Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939, nel quartiere della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino, con cui gioca a pallone da ragazzo. Si laurea in legge nel 1961 ed entra in magistratura. Lavora a Lentini e per anni a Trapani, poi nel 1978 torna a Palermo.

Seguire i soldi

Rocco Chinnici lo chiama all’ufficio istruzione e nel pool antimafia. Falcone ha un talento per i conti, i bilanci, i movimenti bancari. Capisce che la droga produce un fiume di denaro, e che seguendo quel denaro si arriva ai capi. Con le indagini sulla famiglia Spatola e poi sulla Pizza Connection scopre i traffici tra Sicilia e Stati Uniti.

Nel 1984 il boss Tommaso Buscetta decide di collaborare e parla con lui per settimane. Per la prima volta qualcuno descrive dall’interno come è fatta Cosa nostra, con le sue famiglie, i mandamenti, la Cupola.

Il maxiprocesso

Dopo l’uccisione di Chinnici il pool continua con Antonino Caponnetto. Il maxiprocesso comincia a Palermo nel febbraio 1986, in un’aula bunker costruita apposta, con 475 imputati. Nel dicembre 1987 arrivano centinaia di condanne e diciannove ergastoli. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione le conferma. Per la prima volta lo Stato ha dimostrato che la mafia esiste, ha un vertice, e può essere condannata.

Capaci

Intanto Falcone viene ostacolato, criticato, isolato, anche da colleghi. Nel 1988 il Consiglio superiore della magistratura gli preferisce un altro come capo dell’ufficio istruzione. Nel 1989 trovano una borsa di esplosivo sugli scogli davanti alla villa dell’Addaura. Nel 1991 va a Roma, al ministero della Giustizia, dove lavora alla nascita della Direzione investigativa antimafia e della Procura nazionale antimafia.

Il 23 maggio 1992, sull’autostrada da Punta Raisi a Palermo, all’altezza di Capaci, la mafia fa esplodere una carica enorme sotto l’asfalto. Muoiono Falcone, la moglie Francesca Morvillo, magistrata, e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Da conoscere
  • Cose di Cosa Nostra Il libro intervista con Marcelle Padovani del 1991. Il modo migliore per capire come pensava.
  • L’albero Falcone Il grande ficus davanti alla sua casa in via Notarbartolo, a Palermo, coperto di messaggi.
  • Il museo Falcone e Borsellino Nel palazzo di giustizia di Palermo, gli uffici in cui lavoravano.
Perché per noi

Il suo metodo, seguire i soldi, è quello che chiediamo di rafforzare. Falcone ha dimostrato che la mafia si può battere, se lo Stato non lascia soli quelli che la combattono. Leggi il tema Mafie, corruzione e verità.

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