Giacomo Matteotti nasce a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, il 22 maggio 1885, in una famiglia benestante. Si laurea in legge a Bologna, ma invece di fare l’avvocato si occupa dei braccianti del Polesine, tra i lavoratori più poveri d’Italia. Diventa socialista, consigliere comunale e provinciale, poi deputato.
Contro le violenze
Negli anni dopo la Prima guerra mondiale le squadre fasciste assaltano sedi di partito, sindacati, cooperative e case del popolo. Matteotti raccoglie tutto, episodio per episodio, e nel 1924 pubblica Un anno di dominazione fascista, un elenco preciso di violenze, abusi e illegalità. Nel 1922 diventa segretario del Partito socialista unitario, l’ala riformista di Turati.
Il discorso del 30 maggio 1924
Ad aprile si vota con una nuova legge elettorale che dà un enorme premio di maggioranza alla lista più votata. Vince il listone di Mussolini, in un clima di intimidazioni e brogli. Il 30 maggio Matteotti prende la parola alla Camera e chiede di annullare le elezioni. Lo interrompono, lo insultano, lo minacciano. Lui va avanti per ore, citando fatti e nomi. Alla fine, secondo la testimonianza di un collega, dice che il suo discorso l’ha fatto e che ora possono preparare quello per il suo funerale.
Il 10 giugno
Il 10 giugno 1924, a Roma, sul lungotevere, una squadra fascista guidata da Amerigo Dumini lo carica a forza su un’auto. Lui si difende, e viene ucciso a coltellate. Il corpo viene ritrovato solo il 16 agosto, in un bosco vicino a Riano, alle porte di Roma.
L’Italia è sconvolta e il governo vacilla. I deputati dell’opposizione lasciano la Camera, è la secessione dell’Aventino. Ma il re non interviene. Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assume in Parlamento la responsabilità politica di quanto accaduto, e nei mesi seguenti il fascismo diventa dittatura. Il processo del 1926 a Chieti finisce con pene lievissime. Ci sarà un nuovo processo solo nel 1947, a Repubblica nata.
- Un anno di dominazione fascista Il suo libro del 1924, ripubblicato più volte. Si legge come un registro di fatti.
- Casa Museo Giacomo Matteotti A Fratta Polesine, nella casa dove è cresciuto.
Le elezioni libere sono la prima cosa da difendere. Matteotti lo ha fatto con i fatti e con i nomi, sapendo cosa rischiava. Leggi il tema Democrazia e informazione.
