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Il Brasile di Lula dopo la vittoria

5 novembre 2026 · di Andrea Lo Monte · 3 minuti, o 9 con l’approfondimento

Rieletto per un quarto mandato con una rimonta, Lula guiderà un Paese diviso a metà. La destra conquista il Parlamento, Flávio Bolsonaro vola a Miami e il Brasile torna al centro della partita tra Washington e Pechino.

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Il Brasile ha scelto ancora Luiz Inácio Lula da Silva. Ma il risultato delle presidenziali del 25 ottobre 2026 racconta una storia molto più complessa di una semplice vittoria della sinistra.

Al ballottaggio Lula ha preso il 51,79% dei voti validi, 64.256.232 preferenze. Flávio Bolsonaro si è fermato al 48,21%, con 59.826.041 voti. Una vittoria di poco più di quattro milioni di voti, arrivata con una rimonta. Al primo turno, il 4 ottobre, era stato il candidato della destra a prendere più voti del presidente uscente.

Il risultato consegna a Lula un quarto mandato, non consecutivo, ma non cancella le difficoltà del suo ultimo governo. La nuova legislatura si apre con un Congresso spostato a destra, e con il Partido Liberal, il partito della famiglia Bolsonaro, come prima forza in Parlamento. È il vero paradosso della politica brasiliana. Lula ha vinto la presidenza, ma la destra ha consolidato una parte considerevole del suo potere.

Secondo te, con quanti voti di scarto ha vinto Lula? In milioni.

1 milioni

Due Brasili. Lula vince in tutti gli Stati del Nordeste e in quattro del Nord e del Sudeste. Flávio Bolsonaro vince nel Sud, nel Centro-Ovest, a São Paulo e a Rio de Janeiro.

Un Parlamento a destra. Il Partido Liberal dei Bolsonaro ha eletto 121 deputati su 513, il gruppo più grande dal 1988. Lula dovrà governare cercando alleanze in un Congresso che non è il suo.

Flávio a Miami. Dice che non accetterà il risultato e che chiederà l’annullamento del voto. La sera del voto un giudice gli aveva ordinato di consegnare i passaporti per un’indagine sul riciclaggio. Il 28 ottobre è atterrato in Florida, passando per l’Argentina e l’Ecuador.

Tra Washington e Pechino. All’ Lula ha detto che il Brasile «non sta nel cortile di nessuno». La rielezione conferma la linea dell’autonomia, con gli Stati Uniti e con la Cina.

L’Amazzonia. La deforestazione è scesa ogni anno dal 2022. Per il 2026 la stima è di 3.335 km², il valore più basso da quando si misura.

Il sorpasso, la mappa degli Stati, la nuova Camera, l’Amazzonia anno per anno e il viaggio di Flávio sono nell’approfondimento

Opinione di OLTRE_La lettura di Andrea

La fine di un’epoca. Ma non del bolsonarismo.

Le elezioni del 2026 hanno dato a Lula una vittoria storica, ma hanno mostrato che il Brasile non è più quello dei suoi primi mandati. Il Paese è cambiato nell’economia, nella società e nella cultura. Una parte importante della popolazione non si riconosce più solo nelle categorie tradizionali di destra e sinistra, e giudica la politica sui problemi di tutti i giorni. Sicurezza, debiti, lavoro, costo della vita e qualità dei servizi.

Lula ha dimostrato una capacità elettorale straordinaria, rimontando lo svantaggio del primo turno e conquistando un nuovo mandato a 81 anni. Ma il Parlamento racconta un’altra storia. Il bolsonarismo è diventato una forza strutturata, capace di sopravvivere alla sconfitta e di pesare sulle istituzioni. La partenza di Flávio per Miami aggiunge un elemento internazionale, soprattutto nei rapporti con l’amministrazione Trump.

La vera sfida di Lula sarà governare un Paese in cui la sua vittoria non ha ricomposto niente, ma ha soltanto impedito alla destra di prendere la presidenza. Il Brasile resterà decisivo negli equilibri globali, sospeso tra la difesa della propria sovranità, il rapporto con le grandi potenze e la necessità di rispondere alle sue profonde contraddizioni interne.

Scritto daAndrea Lo MonteCommunications & Outreach Specialist di OLTRE_Chi è
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