Il Brasile ha scelto ancora Luiz Inácio Lula da Silva. Ma il risultato delle presidenziali del 25 ottobre 2026 racconta una storia molto più complessa di una semplice vittoria della sinistra.
Al ballottaggio Lula ha preso il 51,79% dei voti validi, 64.256.232 preferenze. Flávio Bolsonaro si è fermato al 48,21%, con 59.826.041 voti. Una vittoria di poco più di quattro milioni di voti, arrivata con una rimonta. Al primo turno, il 4 ottobre, era stato il candidato della destra a prendere più voti del presidente uscente.
Il risultato consegna a Lula un quarto mandato, non consecutivo, ma non cancella le difficoltà del suo ultimo governo. La nuova legislatura si apre con un Congresso spostato a destra, e con il Partido Liberal, il partito della famiglia Bolsonaro, come prima forza in Parlamento. È il vero paradosso della politica brasiliana. Lula ha vinto la presidenza, ma la destra ha consolidato una parte considerevole del suo potere.
Secondo te, con quanti voti di scarto ha vinto Lula? In milioni.
Circa 4,4 milioni, 4.430.191 per l’esattezza. Su più di 124 milioni di voti validi.
Due Brasili. Lula vince in tutti gli Stati del Nordeste e in quattro del Nord e del Sudeste. Flávio Bolsonaro vince nel Sud, nel Centro-Ovest, a São Paulo e a Rio de Janeiro.
Un Parlamento a destra. Il Partido Liberal dei Bolsonaro ha eletto 121 deputati su 513, il gruppo più grande dal 1988. Lula dovrà governare cercando alleanze in un Congresso che non è il suo.
Flávio a Miami. Dice che non accetterà il risultato e che chiederà l’annullamento del voto. La sera del voto un giudice gli aveva ordinato di consegnare i passaporti per un’indagine sul riciclaggio. Il 28 ottobre è atterrato in Florida, passando per l’Argentina e l’Ecuador.
Tra Washington e Pechino. All’ Lula ha detto che il Brasile «non sta nel cortile di nessuno». La rielezione conferma la linea dell’autonomia, con gli Stati Uniti e con la Cina.
L’Amazzonia. La deforestazione è scesa ogni anno dal 2022. Per il 2026 la stima è di 3.335 km², il valore più basso da quando si misura.
Il Brasile ha scelto ancora Luiz Inácio Lula da Silva. Ma il risultato delle presidenziali del 25 ottobre 2026 racconta una storia molto più complessa di una semplice vittoria della sinistra.
Al ballottaggio Lula ha preso il 51,79% dei voti validi, 64.256.232 preferenze. Flávio Bolsonaro si è fermato al 48,21%, con 59.826.041 voti. Una vittoria di poco più di quattro milioni di voti, arrivata con una rimonta. Al primo turno, il 4 ottobre, era stato il candidato della destra a prendere più voti del presidente uscente.
Il risultato consegna a Lula un quarto mandato, non consecutivo, ma non cancella le difficoltà del suo ultimo governo. La nuova legislatura si apre con un Congresso spostato a destra, e con il Partido Liberal, il partito della famiglia Bolsonaro, come prima forza in Parlamento. È il vero paradosso della politica brasiliana. Lula ha vinto la presidenza, ma la destra ha consolidato una parte considerevole del suo potere.
Dal primo turno al ballottaggio
Tocca i due turni e guarda come si ribalta il voto.
Flávio avanti di circa 2,2 punti, poco più di 2,7 milioni di voti.
Lula avanti di 3,6 punti, 4.430.191 voti. Il sorpasso è arrivato in tre settimane.
Percentuale dei voti validi. La linea al centro è il 50%.
Fonti · Movimento Econômico, primo turno, 4 ottobre 2026, O Liberal su dati del TSE, ballottaggio, 26 ottobre 2026. Al primo turno Lula è indicato intorno al 45%, il dato esatto va verificato sul TSE.
Chi ha vinto dove
Il Nord e il Nordeste con Lula, il Sud e il Centro-Ovest con Flávio. Tocca uno Stato o un filtro.
Lula vince in tutti e nove gli Stati del Nordeste, più Amazonas, Pará, Amapá e Minas Gerais. Flávio Bolsonaro vince nel Sud, nel Centro-Ovest, a São Paulo e Rio de Janeiro, e nel Distrito Federal. Tocca uno Stato.
Ogni quadrato è uno Stato, nella sua posizione approssimativa. Non è in scala.
Fonte · O Povo, chi ha vinto in ogni regione, 25 ottobre 2026. Gli Stati di Flávio sono dedotti per esclusione dai 13 vinti da Lula.
Lula, 81 anni. Una vittoria che non cancella le fragilità
Il 27 ottobre Lula ha compiuto 81 anni, due giorni dopo la vittoria. Il 5 gennaio 2027 comincerà il suo quarto mandato. Se lo porterà a termine, lascerà la presidenza nel gennaio 2031, a 85 anni. Il 5 gennaio è una data nuova. Una riforma della Costituzione ha spostato l’insediamento dal 1° gennaio, e questo è il primo mandato che comincia così.
Anche l’età ha un significato politico. Lula sarà il presidente più anziano della storia del Brasile a cominciare un mandato, e batterà il record che aveva già stabilito lui stesso nel 2023.
Quattro mandati, ventotto anni
Le barre crescono con l’età di Lula al momento dell’insediamento.
- 200357 anniPrimo insediamento
- 200761 anniSecondo mandato
- 202377 anniTerzo mandato
- 202781 anniQuarto mandato, dal 5 gennaio
- 203185 anniFine prevista del mandato
Età di Lula all’inizio di ogni mandato, e alla fine prevista dell’ultimo. È nato il 27 ottobre 1945.
Fonti · Movimento Econômico, 27 ottobre 2026, Tribuna do Planalto, sull’insediamento del 5 gennaio 2027
La sua rielezione è una vittoria importante per il campo progressista, in Brasile e fuori. Ma sarebbe riduttivo leggerla come una conferma piena del suo progetto politico. Il voto mostra soprattutto quanto sia ancora forte la divisione della società brasiliana.
Da una parte milioni di elettori continuano a riconoscere a Lula il merito di aver ridotto la povertà e allargato l’inclusione sociale nei primi due mandati, tra il 2003 e il 2010. Dall’altra una parte consistente del Paese guarda con insoddisfazione crescente alle difficoltà economiche, alla criminalità organizzata e alla qualità dei servizi pubblici. La vittoria di Lula, dunque, non coincide con la scomparsa del bolsonarismo.
Il leader analogico contro la politica dei social
Uno dei momenti più significativi della campagna è stato il primo confronto televisivo tra Lula e Flávio Bolsonaro al ballottaggio, il 18 ottobre, organizzato dall’emittente Band con il quotidiano Estadão. Lo scontro è stato duro su sicurezza, sanità ed economia, tra accuse reciproche di corruzione e di menzogna. Lula ha chiamato l’avversario «malandro carioca», Flávio ha chiesto scusa per la sanità durante il governo di suo padre.
Il confronto ha offerto un’immagine efficace della trasformazione della politica brasiliana. Lula viene da una generazione formata nel Novecento, in cui il rapporto diretto con gli elettori, la militanza sindacale, i comizi e la capacità oratoria avevano un ruolo centrale. Flávio Bolsonaro si muove in un ambiente in cui la comunicazione è costruita per i social, i video brevi, le provocazioni e la circolazione virale dei contenuti. Lo ha rivendicato lui stesso in campagna, quando ha preso in giro Lula perché non usa il cellulare, definendo il suo governo «analogico».
Non è soltanto una differenza tra generazioni. È un cambiamento nel modo in cui si costruisce il consenso. La destra brasiliana ha imparato a usare le piattaforme digitali per raggiungere gli elettori, alimentare la polarizzazione e trasformare ogni episodio della campagna in un contenuto da condividere. La vittoria di Lula dimostra che questa strategia non è imbattibile. Ma il risultato così ravvicinato conferma quanto il linguaggio politico tradizionale faccia fatica a restare al centro.
La sicurezza, il grande terreno di scontro
Se l’economia è stata uno dei punti deboli del governo Lula, la sicurezza pubblica è probabilmente il tema su cui la sinistra brasiliana ha incontrato le difficoltà più profonde.
Il Brasile convive con una presenza capillare della criminalità organizzata. In molte aree urbane, soprattutto nelle periferie e nelle favelas, gruppi del narcotraffico e milizie paramilitari controllano il territorio e condizionano la vita di tutti i giorni. Il problema non è solo la violenza. In alcune comunità le organizzazioni criminali impongono pagamenti per i servizi, controllano attività economiche e limitano la libertà di movimento.
Su questo la destra ha costruito una parte importante del proprio consenso, con la promessa di repressione, più forze dell’ordine e tolleranza zero. Nel dibattito del 18 ottobre Flávio ha promesso che i capi delle fazioni criminali resteranno in carcere fino a 80 anni, Lula ha rilanciato la creazione di un ministero della Sicurezza. La sinistra ha sempre privilegiato le politiche sociali, la prevenzione e la riduzione delle disuguaglianze.
Il punto è che le due cose non sono alternative. Chi è uscito dalla povertà grazie ai programmi sociali oggi chiede anche sicurezza, scuole migliori, sanità efficiente e la possibilità concreta di migliorare la propria condizione. È una delle contraddizioni del Brasile di oggi. Uscire dalla povertà non vuol dire conquistare una cittadinanza piena.
Pesa anche l’indebitamento delle famiglie. Tassi d’interesse alti e credito caro rendono difficile sostenere le spese quotidiane, comprare una casa o aprire un’attività. La destra ha saputo intercettare questo malcontento con un racconto che unisce ordine pubblico, valori conservatori, religione e promessa di prosperità individuale. Un ruolo importante lo hanno le chiese evangeliche neopentecostali, una parte rilevante dell’elettorato conservatore.
Il Congresso a destra. Lula vince, ma il bolsonarismo resta forte
Il dato politico più importante del 2026 non riguarda solo la presidenza, ma il nuovo Parlamento. Il Partido Liberal ha eletto 121 deputati su 513, il gruppo più grande della Camera dal ritorno della democrazia e dalla Costituzione del 1988. Al Senato, secondo i primi conteggi, avrà 28 senatori su 81. La composizione del Senato sarà definitiva a febbraio, con l’insediamento dei nuovi eletti.
513 deputati, dal 2027
Ogni punto è un seggio. Tocca un partito per evidenziarlo.
Tocca un partito.
Fonti · SBT News, la composizione di Camera e Senato dal 2027, Correio da Manhã, ottobre 2026. Dati dopo il primo turno del 4 ottobre.
Questo non vuol dire che i Bolsonaro abbiano da soli la maggioranza. Vuol dire che la destra parte da una posizione di forza, e può contare su alleanze con altri partiti conservatori e di centrodestra. Il nuovo governo Lula si troverà con una presidenza legittimata dal voto e un Parlamento in cui la maggioranza si deciderà su equilibri molto diversi. Riforme economiche, politiche ambientali e programmi sociali potrebbero incontrare resistenze forti.
Flávio Bolsonaro a Miami
La famiglia Bolsonaro non esce di scena. Flávio ha detto che per lui è «impossibile» accettare il risultato e ha annunciato che chiederà l’annullamento del voto. Si appoggia a una decisione del Tribunale supremo che ha prolungato di due ore l’apertura dei seggi. Secondo i dati ufficiali, in quelle due ore hanno votato meno di 35.000 persone, su uno scarto di oltre 4,4 milioni. Il suo partito, il PL, ha invece riconosciuto il risultato.
La sera del voto il giudice del Supremo tribunale federale Alexandre de Moraes gli ha ordinato di consegnare i passaporti, ritenendo concreto il rischio di fuga. L’ordine è legato a un’indagine per riciclaggio ed evasione valutaria. Due giorni dopo Flávio è uscito dal Brasile.
Dal Brasile alla Florida in meno di un giorno
Il percorso di Flávio Bolsonaro con la moglie e le due figlie. Il governo americano aveva annunciato il giorno prima che avrebbe concesso i visti.
Fonte · Al Jazeera, 28 ottobre 2026. Posizioni indicative.
Flávio sostiene di non essere fuggito. La sua partenza apre comunque una fase nuova. Da candidato sconfitto può diventare il riferimento dell’opposizione bolsonarista dall’estero, con un rapporto privilegiato con l’ambiente politico americano vicino a Donald Trump. E la vicenda ha una dimensione giudiziaria, tra le indagini che lo riguardano e i processi del padre Jair.
Lula all’ONU. «Il Brasile non sta nel cortile di nessuno»
La politica interna brasiliana è legata stretta alla sua proiezione nel mondo. Il 22 settembre 2026 Lula ha aperto il dibattito generale dell’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, secondo la tradizione che vuole il Brasile a parlare per primo. Il discorso è stato netto.
«Da quando ho occupato per la prima volta questa tribuna, nel 2003, questo è il momento più critico delle Nazioni Unite».
Lula, 22 settembre 2026
Lula ha denunciato la paralisi del Consiglio di sicurezza e l’indebolimento delle istituzioni multilaterali. Il passaggio più ripreso è stato quello sulla sovranità. Parlando della vicinanza dell’America Latina alla più grande potenza militare del mondo, in un momento di «tentazioni egemoniche», ha detto «O Brasil não cabe no quintal de ninguém», il Brasile non sta nel cortile di nessuno. E ha aggiunto che il Paese ha bisogno di partner con un’agenda positiva, che favorisca lo sviluppo.
Ha parlato di genocidio a Gaza, attribuendolo al governo di Benjamin Netanyahu, e ha ricordato i civili israeliani vittime degli attacchi terroristici di Hamas e le colonie in Cisgiordania che allontanano la soluzione dei due Stati. Ha poi affrontato la criminalità organizzata transnazionale, il traffico di armi e i flussi di denaro.
Il discorso rientra nella strategia brasiliana di autonomia diplomatica. Tenere rapporti con Washington senza rinunciare alla cooperazione con Pechino e con le altre economie emergenti. Per Lula, questa autonomia fa parte dell’identità internazionale del Paese.
Tra Washington e Pechino, il Brasile come potenza di equilibrio
Il Brasile è uno degli attori più importanti nella competizione tra Stati Uniti e Cina. È la prima economia dell’America Latina, un grande esportatore agricolo e un Paese strategico per le risorse naturali, i minerali critici e le terre rare.
La Cina è uno dei principali partner commerciali, soprattutto per soia, carne e materie prime. Negli ultimi anni Pechino ha rafforzato la sua presenza con investimenti in infrastrutture, energia, industria automobilistica e veicoli elettrici. Gli Stati Uniti considerano il Brasile un interlocutore fondamentale per gli equilibri del continente americano.
Una presidenza Bolsonaro avrebbe probabilmente portato a un avvicinamento più marcato a Washington, soprattutto su sicurezza, narcotraffico e cooperazione militare. Ma il rapporto con la Cina sarebbe stato difficile da sacrificare. L’agroindustria brasiliana dipende molto dal mercato cinese, e difficilmente rinuncerebbe a uno dei suoi clienti principali per ragioni ideologiche.
La rielezione di Lula conferma quindi la linea dell’autonomia strategica. Il presidente potrà continuare a coltivare i rapporti con entrambe le potenze, cercando di evitare che la competizione diventi una scelta obbligata. In questa strategia rientrano i BRICS, il gruppo delle grandi economie emergenti. Non è necessariamente un’alleanza contro l’America, ma una piattaforma con cui i Paesi membri cercano di pesare di più. Per Brasilia vuol dire conservare margini di e diversificare i partner commerciali.
L’Amazzonia, il futuro ambientale del Brasile
Un altro tema decisivo è l’ambiente. Il Brasile ospita circa il 60% della foresta amazzonica, un ecosistema fondamentale per la biodiversità e per il clima del pianeta. Durante la presidenza di Jair Bolsonaro, tra il 2019 e il 2022, i controlli si erano indeboliti e le tensioni con le organizzazioni ambientaliste erano forti.
Con il ritorno di Lula il governo ha rimesso al centro la lotta alla deforestazione, rafforzando gli organismi di controllo e la cooperazione internazionale. I numeri del sistema di monitoraggio satellitare PRODES, dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali, mostrano quanto sia cambiato.
Quanta Amazzonia è stata abbattuta, anno per anno
Tocca un anno per leggere il dato.
3.335 km² la stima per il 2026, il valore più basso da quando si misura, nel 1988. Tocca un anno.
Chilometri quadrati di foresta abbattuti nell’Amazzonia brasiliana. Ogni anno va da agosto a luglio, quindi il 2023 comprende gli ultimi mesi di Bolsonaro.
Fonti · INPE e Ministero dell’Ambiente, PRODES 2026, Portal Amazônia su PRODES 2025. Per gli anni dal 2018 al 2021, la serie storica consolidata di PRODES.
La distruzione della foresta resta comunque un problema. Una stagione politica dominata dalla destra potrebbe riaprire lo scontro tra tutela ambientale e sfruttamento economico del territorio, soprattutto per agricoltura, allevamento e attività estrattive. E con un Parlamento spostato a destra, le leggi ambientali saranno uno dei primi terreni di scontro.
L’Amazzonia non riguarda soltanto il Brasile. Coinvolge l’Unione europea, gli Stati Uniti e la Cina, le comunità indigene e gli altri Paesi sudamericani. Per questo la continuità della politica ambientale è una delle principali conseguenze internazionali della vittoria di Lula.
La fine di un’epoca. Ma non del bolsonarismo.
Le elezioni del 2026 hanno dato a Lula una vittoria storica, ma hanno mostrato che il Brasile non è più quello dei suoi primi mandati. Il Paese è cambiato nell’economia, nella società e nella cultura. Una parte importante della popolazione non si riconosce più solo nelle categorie tradizionali di destra e sinistra, e giudica la politica sui problemi di tutti i giorni. Sicurezza, debiti, lavoro, costo della vita e qualità dei servizi.
Lula ha dimostrato una capacità elettorale straordinaria, rimontando lo svantaggio del primo turno e conquistando un nuovo mandato a 81 anni. Ma il Parlamento racconta un’altra storia. Il bolsonarismo è diventato una forza strutturata, capace di sopravvivere alla sconfitta e di pesare sulle istituzioni. La partenza di Flávio per Miami aggiunge un elemento internazionale, soprattutto nei rapporti con l’amministrazione Trump.
La vera sfida di Lula sarà governare un Paese in cui la sua vittoria non ha ricomposto niente, ma ha soltanto impedito alla destra di prendere la presidenza. Il Brasile resterà decisivo negli equilibri globali, sospeso tra la difesa della propria sovranità, il rapporto con le grandi potenze e la necessità di rispondere alle sue profonde contraddizioni interne.

Un’Europa federale. Davanti a Paesi come gli Stati Uniti, la Cina e il Brasile, l’Europa conta solo se parla con una voce sola, con una politica estera e di difesa comuni. Un’Europa federale
Il Brasile ha fatto bene a restare in mezzo tra Washington e Pechino? Dillo nell’Agorà.
Dì la tua nell’Agorà- O Liberal, Com 100% das seções totalizadas, Lula teve 51,79% e Flávio 48,21%, 26 ottobre 2026, su dati del Tribunal Superior Eleitoral
- Movimento Econômico, Flávio lidera 1º turno com 47,17%, 4 ottobre 2026
- O Povo, Lula x Flávio, quem venceu em cada região no segundo turno, 25 ottobre 2026
- SBT News, PL terá maior bancada na Câmara e no Senado a partir de 2027, ottobre 2026
- Correio da Manhã, PL elege 121 deputados e terá maior bancada da Câmara desde a Constituição de 1988, ottobre 2026
- A Crítica, i principali scontri del dibattito della Band, 18 ottobre 2026
- Jovem Pan, Flávio prende in giro Lula perché non usa il cellulare, 2026
- Al Jazeera, What’s next for Brazil’s Flavio Bolsonaro after election defeat?, 28 ottobre 2026
- Brasil de Fato, testo integrale del discorso di Lula all’81ª Assemblea generale dell’ONU, 22 settembre 2026
- Movimento Econômico, Lula chega aos 81 anos e será o presidente brasileiro mais velho a tomar posse, 27 ottobre 2026
- Tribuna do Planalto, Lula tomará posse em 5 de janeiro de 2027
- INPE e Ministero dell’Ambiente brasiliano, presentazione PRODES 2026
- Portal Amazônia, Em 2025, desmatamento tem redução de 11,08% na Amazônia, 1 novembre 2025