Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, il 25 marzo 1927. Nel settembre 1944 i nazifascisti portano gli studenti di Bassano del Grappa a vedere i corpi di decine di giovani impiccati agli alberi del viale. Lei ha diciassette anni, e quel giorno decide di stare dalla parte della Resistenza.
Gabriella
Diventa staffetta partigiana con il nome di battaglia Gabriella, nella brigata Cesare Battisti, e porta messaggi e materiale in bicicletta per decine di chilometri. Dopo la guerra si laurea in lettere, fa la maestra elementare e la sindacalista, ed entra nella Democrazia cristiana.
La prima donna ministro
Nel 1968 è eletta deputata. Nel 1976 diventa ministra del Lavoro, la prima donna ministro della storia della Repubblica. L’anno dopo firma la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro.
Nel 1978 passa alla Sanità ed è tra le autrici della riforma che crea il Servizio sanitario nazionale, la legge 833. Da quel momento curarsi in Italia diventa un diritto di tutti, non solo di chi ha un’assicurazione o un lavoro.
La P2
Nel 1981 la Camera le affida la presidenza della commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli, che aveva tra i suoi iscritti politici, militari, capi dei servizi segreti, banchieri, giornalisti. Lavora per anni, senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno al suo partito. La relazione finale descrive un potere occulto che cercava di condizionare la democrazia.
Quel lavoro le costa caro. Nel 1992 non viene più ricandidata. Muore nella sua Castelfranco il 1° novembre 2016, a 89 anni.
- La legge 833 del 1978 La legge che ha creato il Servizio sanitario nazionale.
- Storia di una passione politica Il libro in cui racconta la sua vita, curato da Anna Vinci.
La sanità pubblica è una conquista da difendere. Tina Anselmi l’ha costruita, e ha mostrato che si può stare in un partito senza obbedirgli quando c’è di mezzo la verità. Leggi il tema Sanità.
