Piero Calamandrei nasce a Firenze il 21 aprile 1889. Diventa uno dei più importanti studiosi italiani di diritto processuale, cioè delle regole con cui si fa un processo giusto. Insegna all’università e fa l’avvocato.
Dalla parte della libertà
Negli anni Venti è vicino ai fratelli Rosselli, a Salvemini e al giornale clandestino Non mollare. Durante il regime non si piega, ma continua a insegnare. Nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, il partito di Giustizia e Libertà, quello che vuole tenere insieme libertà e giustizia sociale. Nel 1945 fonda la rivista Il Ponte, che esiste ancora.
Alla Costituente
Nel 1946 è eletto all’Assemblea costituente e fa parte della commissione che scrive il testo della Costituzione. Difende l’indipendenza dei giudici e la rigidità della Costituzione, cioè l’idea che non si possa cambiare con una legge qualunque. Sa che molte promesse della Carta, come il diritto al lavoro o l’uguaglianza vera, non sono ancora realtà. Per questo la considera un impegno da realizzare, non un punto di arrivo.
Il discorso agli studenti
Il 26 gennaio 1955, a Milano, parla a un gruppo di studenti universitari e medi. Spiega che la Costituzione non è una macchina che va avanti da sola, che bisogna metterci dentro ogni giorno impegno e responsabilità, e che la peggiore minaccia per la libertà è l’indifferenza. Dice ai ragazzi che dietro ogni articolo ci sono persone che sono morte perché quella libertà esistesse.
Muore a Firenze il 27 settembre 1956. Quel discorso, registrato e trascritto, è diventato uno dei testi più letti nelle scuole italiane.
- Il discorso sulla Costituzione Il discorso del 26 gennaio 1955, si trova facilmente e si legge in venti minuti.
- Il Ponte La rivista fiorentina che ha fondato nel 1945.
La Costituzione è un impegno da portare avanti, non un ricordo. Calamandrei lo diceva ai ragazzi, e oggi lo diciamo noi. Leggi il tema Istituzioni e diritti civili.
