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Le radici · 1887–1979

Lina Merlin

Maestra, partigiana, madre costituente · 3 minuti di lettura

Maestra, socialista, mandata al confino dal fascismo. Alla Costituente fa scrivere che siamo uguali “senza distinzione di sesso”. Poi chiude le case chiuse.

Lina Merlin

Angelina Merlin, per tutti Lina, nasce a Pozzonovo, in provincia di Padova, il 15 ottobre 1887, e cresce a Chioggia. La madre è maestra e lei fa lo stesso mestiere. Nel 1907 prende il diploma per insegnare alle elementari e qualche anno dopo anche l’abilitazione al francese per le medie, ma sceglie di restare con i bambini più piccoli.

Nel 1919 si iscrive al Partito socialista e comincia a scrivere per i giornali delle lavoratrici. Sono gli anni in cui le donne non votano, guadagnano meno degli uomini e per la legge restano sotto la tutela del marito.

Il giuramento che non fa

Nel 1926 il regime chiede agli insegnanti di giurare fedeltà al governo fascista. Lei rifiuta e perde il posto. Lo stesso anno viene condannata a cinque anni di confino, che sconta in Sardegna, tra Nuoro, Dorgali e Orune. A Orune le negano perfino il piccolo sussidio che spettava ai confinati.

Tornata libera, si trasferisce a Milano e vive dando lezioni private di francese. Nel 1933 sposa Dante Gallani, ex deputato socialista, che muore tre anni dopo. Durante la guerra entra nella Resistenza. Con Ada Gobetti, Laura Conti e altre donne organizza i Gruppi di difesa della donna, raccoglie soldi, vestiti e materiale per i partigiani, e nel 1944 è tra le fondatrici dell’Unione donne italiane.

Tre parole nella Costituzione

Nel 1946 è una delle 21 donne elette all’Assemblea costituente. L’articolo 3 della Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge “senza distinzione di sesso”. Quelle parole, secondo molte ricostruzioni, si devono soprattutto a lei. Sembrano ovvie oggi. Nel 1946 non lo erano affatto.

Dieci anni per una legge

Nel 1948 entra in Senato e presenta subito una proposta per chiudere le case di tolleranza, i bordelli gestiti con il permesso e i controlli dello Stato. Ci vogliono dieci anni di discussioni. La legge 75 del 20 febbraio 1958, la legge Merlin, chiude le case chiuse, punisce chi sfrutta la prostituzione e prevede aiuti per le donne che vogliono uscirne. Entra in vigore il 20 settembre 1958.

È una legge che fa discutere ancora oggi, e anche noi abbiamo una posizione diversa sulla prostituzione. Ma l’idea di fondo di Lina Merlin resta attuale. Lo Stato non deve guadagnare sul corpo delle donne, e chi le sfrutta va punito.

Dal 1958 al 1963 è deputata. Nel 1961 lascia il Partito socialista, in disaccordo con la sua linea, e nel 1963 non si ricandida. Muore a Padova il 16 agosto 1979.

Da conoscere
  • La legge 75 del 1958 La legge Merlin, ancora in vigore. Si legge in pochi minuti sul sito Normattiva.
  • L’articolo 3 della Costituzione Due righe, tre parole sue. “Senza distinzione di sesso”.
Perché per noi

L’uguaglianza scritta nella Costituzione va fatta valere nella vita di tutti i giorni. Lina Merlin non si è fermata alle parole, ha passato dieci anni a trasformarle in una legge. Leggi il tema Istituzioni e diritti civili.

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