Angelina Merlin, per tutti Lina, nasce a Pozzonovo, in provincia di Padova, il 15 ottobre 1887, e cresce a Chioggia. La madre è maestra e lei fa lo stesso mestiere. Nel 1907 prende il diploma per insegnare alle elementari e qualche anno dopo anche l’abilitazione al francese per le medie, ma sceglie di restare con i bambini più piccoli.
Nel 1919 si iscrive al Partito socialista e comincia a scrivere per i giornali delle lavoratrici. Sono gli anni in cui le donne non votano, guadagnano meno degli uomini e per la legge restano sotto la tutela del marito.
Il giuramento che non fa
Nel 1926 il regime chiede agli insegnanti di giurare fedeltà al governo fascista. Lei rifiuta e perde il posto. Lo stesso anno viene condannata a cinque anni di confino, che sconta in Sardegna, tra Nuoro, Dorgali e Orune. A Orune le negano perfino il piccolo sussidio che spettava ai confinati.
Tornata libera, si trasferisce a Milano e vive dando lezioni private di francese. Nel 1933 sposa Dante Gallani, ex deputato socialista, che muore tre anni dopo. Durante la guerra entra nella Resistenza. Con Ada Gobetti, Laura Conti e altre donne organizza i Gruppi di difesa della donna, raccoglie soldi, vestiti e materiale per i partigiani, e nel 1944 è tra le fondatrici dell’Unione donne italiane.
Tre parole nella Costituzione
Nel 1946 è una delle 21 donne elette all’Assemblea costituente. L’articolo 3 della Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge “senza distinzione di sesso”. Quelle parole, secondo molte ricostruzioni, si devono soprattutto a lei. Sembrano ovvie oggi. Nel 1946 non lo erano affatto.
Dieci anni per una legge
Nel 1948 entra in Senato e presenta subito una proposta per chiudere le case di tolleranza, i bordelli gestiti con il permesso e i controlli dello Stato. Ci vogliono dieci anni di discussioni. La legge 75 del 20 febbraio 1958, la legge Merlin, chiude le case chiuse, punisce chi sfrutta la prostituzione e prevede aiuti per le donne che vogliono uscirne. Entra in vigore il 20 settembre 1958.
È una legge che fa discutere ancora oggi, e anche noi abbiamo una posizione diversa sulla prostituzione. Ma l’idea di fondo di Lina Merlin resta attuale. Lo Stato non deve guadagnare sul corpo delle donne, e chi le sfrutta va punito.
Dal 1958 al 1963 è deputata. Nel 1961 lascia il Partito socialista, in disaccordo con la sua linea, e nel 1963 non si ricandida. Muore a Padova il 16 agosto 1979.
- La legge 75 del 1958 La legge Merlin, ancora in vigore. Si legge in pochi minuti sul sito Normattiva.
- L’articolo 3 della Costituzione Due righe, tre parole sue. “Senza distinzione di sesso”.
L’uguaglianza scritta nella Costituzione va fatta valere nella vita di tutti i giorni. Lina Merlin non si è fermata alle parole, ha passato dieci anni a trasformarle in una legge. Leggi il tema Istituzioni e diritti civili.
