Filippo Turati nasce a Canzo, vicino a Como, il 26 novembre 1857, in una famiglia borghese. Studia legge e diventa avvocato a Milano. Lì incontra Anna Kuliscioff, che sarà la compagna della sua vita e della sua politica.
Le riforme, una alla volta
Nel 1891 fonda con lei la rivista Critica Sociale, e nel 1892 è tra chi fa nascere il Partito socialista. La sua idea è chiara. I lavoratori migliorano la loro vita con il voto, i sindacati, le cooperative e le leggi, non con la rivoluzione. Per questo lo chiamano riformista.
Nel 1898, dopo le cannonate di Bava Beccaris sulla folla a Milano, viene arrestato e condannato a dodici anni. Esce l’anno dopo, con un’amnistia. In Parlamento si batte per le leggi sul lavoro delle donne e dei bambini, per le pensioni, per il suffragio universale maschile, che arriva nel 1912.
Contro il fascismo
Nel 1922 il Partito socialista espelle i riformisti, e Turati fonda con Giacomo Matteotti il Partito socialista unitario. Dopo l’omicidio di Matteotti guida l’opposizione dell’Aventino.
Nel 1926 il regime scioglie i partiti. A quasi settant’anni Turati deve fuggire. Carlo Rosselli, Ferruccio Parri e Sandro Pertini lo portano di notte in motoscafo da Savona alla Corsica. Vive a Parigi, in esilio, fino alla morte, il 29 marzo 1932. Le sue ceneri tornano a Milano solo dopo la guerra.
- Critica Sociale La rivista che ha fondato con Anna Kuliscioff nel 1891, e che esiste ancora.
- La fuga di Turati La storia della fuga del 1926 è raccontata da Sandro Pertini e da molti libri sull’antifascismo.
Le cose si cambiano con le riforme, una legge alla volta. Turati ci ha creduto anche quando sembrava più facile gridare. Leggi il tema Economia e lavoro.
