Fabrizio De André nasce a Genova il 18 febbraio 1940, in una famiglia agiata. Il padre è un industriale e dirigente d’azienda. Fabrizio è un ragazzo ribelle, frequenta i caruggi del porto e la gente che ci vive, e si appassiona agli chansonnier francesi, soprattutto a Georges Brassens.
Gli ultimi
Comincia a scrivere canzoni nei primi anni Sessanta. Il successo arriva nel 1967, quando Mina canta La canzone di Marinella. Da allora i suoi dischi raccontano prostitute, emarginati, impiccati, suicidi, sconfitti, minoranze, quelli che la società preferisce non vedere.
Fa dischi interi che sono come romanzi. La buona novella racconta i Vangeli apocrifi. Non al denaro non all’amore né al cielo si ispira all’Antologia di Spoon River. Storia di un impiegato, del 1973, racconta un uomo comune che dopo il Sessantotto sceglie la violenza, e il fallimento di quella scelta. Nel 1984 Crêuza de mä, cantato tutto in genovese, è considerato uno dei più grandi dischi della musica italiana.
Il rapimento
Si trasferisce in Sardegna, in una fattoria vicino a Tempio Pausania, con la compagna Dori Ghezzi. Nell’agosto 1979 vengono rapiti dall’Anonima sequestri e tenuti per quattro mesi sulle montagne. Liberati, De André racconta i rapitori senza odio, dice che i veri prigionieri erano loro, e perdona i carcerieri. Testimonia invece contro i mandanti.
Muore a Milano l’11 gennaio 1999. Ai funerali, a Genova, ci sono migliaia di persone.
- Crêuza de mä Il disco del 1984 in genovese, con Mauro Pagani.
- Storia di un impiegato Il concept album del 1973.
- Anime salve L’ultimo disco, del 1996, scritto con Ivano Fossati.
Guardare il mondo dalla parte di chi non ha voce. De André lo ha fatto in ogni canzone, anche con chi lo aveva rapito. Leggi il tema Cultura e patrimonio.
