Benedetto Croce nasce a Pescasseroli, in Abruzzo, il 25 febbraio 1866, in una famiglia ricca di proprietari terrieri. Nel 1883, a diciassette anni, è in vacanza a Casamicciola, a Ischia, quando un terremoto distrugge l’isola. Perde il padre, la madre e la sorella, e resta per ore sotto le macerie.
Il maestro di una generazione
Non si laurea mai, ma diventa il filosofo e lo storico più influente d’Italia. Nel 1903 fonda la rivista La Critica, che dirige per quarant’anni. Scrive di filosofia, di storia, di letteratura, di estetica. Nel 1910 diventa senatore e nel 1920 è ministro dell’Istruzione nel governo Giolitti.
L’errore e la svolta
Quando Mussolini prende il potere, Croce, come molti liberali, pensa di poterlo controllare. Nel giugno 1924, dopo il delitto Matteotti, vota ancora la fiducia al governo in Senato. È un errore, e la sua storia lo dice.
Poi capisce. Il 1° maggio 1925 pubblica il Manifesto degli intellettuali antifascisti, in risposta a quello dei fascisti di Giovanni Gentile. Lo firmano in tanti. Per vent’anni resta in Italia, a Napoli, sorvegliato dalla polizia, e la sua casa diventa un punto di riferimento per chi non si piega. La sua rivista continua a uscire, e insegna a una generazione che la libertà è il motore della storia.
Dopo
Caduto il fascismo, guida il Partito liberale, è ministro e siede all’Assemblea costituente. Nel 1946 fonda a Napoli l’Istituto italiano per gli studi storici. Muore a Napoli il 20 novembre 1952.
- Storia d’Europa nel secolo decimonono Il libro del 1932 in cui racconta la storia come storia della libertà, in pieno fascismo.
- Palazzo Filomarino La sua casa a Napoli, sede della biblioteca e dell’Istituto che ha fondato.
Anche chi sbaglia può cambiare strada. La libertà si difende ogni giorno, non una volta sola. Croce lo ha imparato sbagliando, e lo ha insegnato a tutti. Leggi il tema Istituzioni e diritti civili.
