Antonio Gramsci nasce ad Ales, in Sardegna, il 22 gennaio 1891. Da bambino una malattia gli deforma la schiena, e la sua salute resterà fragile per sempre. La famiglia è povera. Lui studia con fatica e con una borsa di studio va all’università di Torino.
Torino
A Torino scopre le fabbriche e gli operai della Fiat. Scrive per i giornali socialisti e nel 1919 fonda L’Ordine Nuovo, che racconta e sostiene i consigli di fabbrica. Nel 1921, a Livorno, è tra i fondatori del Partito comunista d’Italia, e nel 1924 viene eletto deputato.
Il carcere
L’8 novembre 1926, nonostante l’immunità parlamentare, viene arrestato. Al processo il pubblico ministero dice che bisogna impedire a quel cervello di funzionare per vent’anni. Viene condannato a più di vent’anni di carcere.
Il cervello però funziona. In cella, malato, scrive i Quaderni del carcere, migliaia di pagine su storia, cultura, scuola, intellettuali, potere. Si chiede perché in Occidente il potere non si regga solo sulla forza ma anche sul consenso, sulla cultura, sul senso comune. Scrive anche centinaia di lettere alla famiglia, ai figli che non vede crescere.
Muore a Roma il 27 aprile 1937, in una clinica, pochi giorni dopo la fine della pena, a 46 anni.
Dopo
I Quaderni vengono portati fuori di nascosto e pubblicati dopo la guerra. Le Lettere dal carcere vincono il premio Viareggio nel 1947. Oggi Gramsci è uno degli autori italiani più tradotti e studiati nelle università di tutto il mondo, anche da chi non condivide le sue idee politiche.
- Lettere dal carcere Le lettere alla famiglia, il modo più umano per conoscerlo.
- Quaderni del carcere Il suo lavoro più importante, difficile ma fondamentale.
- Casa Gramsci A Ghilarza, in Sardegna, la casa dove è cresciuto.
Senza cultura non si sceglie niente. È la prima forma di libertà, e Gramsci l’ha difesa anche da una cella. Leggi il tema Cultura e patrimonio.
