Oltre cultura · Musica

Due inni, una voce

Ottobre 2026 · 3 minuti di lettura

Il Canto degli Italiani e l’Inno alla gioia: due musiche per due appartenenze che non si escludono. Storia, date e una polemica di fine 2025.

Un inno è una cosa strana: nessuno lo sceglie, tutti lo conoscono e quasi nessuno sa da dove arriva. Quello italiano e quello europeo hanno storie molto diverse, e una cosa in comune: sono nati da giovani che credevano in qualcosa prima che diventasse un’istituzione.

Genova, autunno 1847

Il Canto degli Italiani, più noto come Inno di Mameli, nasce a Genova nell’autunno del 1847. Il testo è di Goffredo Mameli, poeta e patriota repubblicano di vent’anni. La musica è del compositore Michele Novaro. Fu eseguito in pubblico per la prima volta pochi mesi dopo, a dicembre, durante una manifestazione patriottica.

Mameli muore il 6 luglio 1849 a ventun anni, ferito difendendo la Repubblica Romana dalle truppe francesi. Novaro, per molto tempo, resta una figura poco ricordata. Per decenni l’inno è soprattutto il canto dei movimenti repubblicani e popolari. Con l’Italia monarchica si usa un’altra musica, la Marcia Reale.

Un inno provvisorio per ottant’anni

Il 12 ottobre 1946, pochi mesi dopo la fine della monarchia, l’inno di Mameli viene scelto per le cerimonie militari: oggi sono esattamente ottant’anni. Doveva essere una soluzione provvisoria, in attesa che la Repubblica decidesse. Quella decisione non arrivò per settant’anni.

Ufficiale lo diventa soltanto nel 2017, con la legge 181 del 4 dicembre, che riconosce il testo di Mameli e la partitura originale di Novaro come inno della Repubblica. L’Italia ha avuto per decenni un simbolo nazionale senza una legge che lo dicesse.

La questione del “sì!”

A fine 2025 un dettaglio musicale diventa un caso. Lo Stato maggiore della Difesa chiede di non cantare il “sì!” finale nelle esecuzioni ufficiali. Dalla Presidenza della Repubblica arriva la spiegazione: non c’è nessun motivo politico, il “sì!” è stato aggiunto da Novaro e non fa parte del testo di Mameli. È un dettaglio, ma mostra una cosa utile: anche un inno è fatto di scelte, di versioni e di tradizioni che si possono discutere.

L’inno d’Europa

L’inno dell’Unione europea è un’altra musica, e una storia diversa. Il testo di partenza è l’Inno alla gioia, ode scritta da Friedrich Schiller nel 1785. Ludwig van Beethoven lo mette in musica nel movimento finale della Nona sinfonia, presentata a Vienna il 7 maggio 1824. In quelle parole c’è l’idea che tutti gli uomini possano diventare fratelli.

Il Consiglio d’Europa adotta la melodia come proprio inno nel 1972, in un arrangiamento del direttore d’orchestra Herbert von Karajan. Nel 1985 i capi di Stato e di governo lo scelgono come inno dell’Unione. Ha una particolarità: non ha parole. Esiste solo la musica, proprio perché nessuna lingua europea prevalga sulle altre. E non sostituisce gli inni nazionali.

Quella musica ha anche un’altra storia. Il giorno di Natale del 1989, poche settimane dopo la caduta del Muro, il direttore Leonard Bernstein dirige la Nona a Berlino, con musicisti dell’Est e dell’Ovest e delle quattro potenze che avevano occupato Berlino. Per l’occasione, nel testo, la parola “gioia” viene sostituita da “libertà”. Un’altra pagina di questa storia è raccontata nel nostro pezzo sul Muro.

Due appartenenze, nessuna contraddizione

C’è chi li sente in concorrenza: o italiani, o europei. I fatti dicono altro. Gli Stati membri restano Stati, con le loro lingue, i loro inni e le loro bandiere. L’Unione ha aggiunto un livello di cittadinanza, non l’ha tolto a nessuno.

Per un cittadino italiano, ascoltare entrambi gli inni significa riconoscere due cose vere: che veniamo da una storia nazionale precisa, fatta di patrioti ventenni e di una Repubblica che ci ha messo ottant’anni a scrivere una legge, e che condividiamo con altri quattrocentocinquanta milioni di persone un destino che nessun Paese, da solo, può governare.

Cosa ne pensiamo

Siamo italiani ed europei e non vediamo contraddizione: due inni, due appartenenze, e nessuna esclude l’altra. L’inno europeo non ha parole, solo musica, e può essere ascoltato da chiunque in qualsiasi lingua. Per questo mettiamo nel sito due bandiere e non una. E se vuoi sapere che musica ascoltiamo noi, la trovi nella pagina Consigli.

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