OLTRE_Le serie

La mafia · Stagione 1 · Puntata 2

Feudi, baroni, gabellotti e campieri

Nel 1812 la Sicilia abolisce il feudo. La terra cambia padrone, la violenza nelle campagne no. Chi comandava nei campi e nei giardini, e perché la mafia cresce dove ci sono soldi da proteggere.

Francesco Oteri21 minuti16 fonti

Palermo, 1872. Gaspare Galati possiede un giardino di limoni appena fuori città. Un uomo d’onore vuole costringerlo a vendere, con estorsioni e violenze sempre più pesanti.

Il guardiano del giardino è un uomo d’onore, legato ad Antonino Giammona, il capo della borgata dell’Uditore. Galati prova a licenziarlo. I due guardiani che prende al suo posto vengono colpiti. Il primo muore. Il secondo sopravvive a tre proiettili nella schiena, e decide di mettersi d’accordo con Giammona.

Galati, che lì lavorava da più di venticinque anni, scappa a Napoli con la famiglia. Da lì scrive al ministro dell’Interno e racconta tutto in un memoriale, «I casi di Malaspina e la mafia delle campagne di Palermo». Finisce negli atti dell’inchiesta parlamentare Bonfadini.

AccertatoIl memoriale di Galati è negli atti dell’inchiesta parlamentare Bonfadini. Fonti · Journal of Economic History, 2017 · The Conversation, 7 febbraio 2018 · Lupo, Il tenebroso sodalizio, 2010 · NPR, Planet Money, 2020

1874 · La lettera al ministro

Il conto dell’Uditore

Nella lettera Galati mette i numeri della borgata dove comanda Giammona. Ogni punto è un abitante.

0uccisi in un anno, tra cui due donne e due bambini
0feriti
800abitanti

In un solo anno, una persona uccisa ogni 35 abitanti.

AccertatoLo scrive Galati al ministro dell’Interno. Sono i numeri di un testimone, non di un censimento. Fonte · The Conversation, 7 febbraio 2018

AccertatoLo dice un documento o una sentenza, e lo citiamo.
IpotesiLo sostiene qualcuno, e diciamo chi.
Domanda apertaQuello che non si sa ancora. Mai scritto come accusa.
Palermo e la Conca d’oro, verso il 1888
Franchetti, 1877, pagina 2 · Wikimedia Commons
La pianura intorno a Palermo, anni Sessanta dell’Ottocento
Il porto di Palermo, anni Sessanta dell’Ottocento
Palermo, verso il 1888

La Conca d’oro

Intorno alla città c’è una pianura di giardini irrigati. Le borgate dove si muovono Galati e Giammona, Malaspina e l’Uditore, sono lì in mezzo.

Foto di Giorgio Sommer
Due Sicilie

Il feudo e il giardino

Nell’interno dell’isola si coltiva grano su distese enormi, i feudi. Qui invece ogni pezzo di terra è un giardino di agrumi.

1876 · Franchetti, pagina 2

«È proverbiale»

«La perfezione della coltura nei giardini d’agrumi della Conca d’oro è proverbiale; ogni palmo di terreno è irrigato, il suolo è zappato e rizzappato, ogni albero è curato come potrebbe esserlo una pianta rara.»
Fonte · Franchetti 1877, Wikimedia Commons
Perché proprio i limoni

La scoperta di un medico

Il medico scozzese James Lind dimostra che gli agrumi prevengono lo scorbuto, la malattia dei marinai. Dal 1800 la domanda di limoni cresce in tutto il mondo, e la Sicilia domina già quel mercato.

Fonte · The Conversation, 7 febbraio 2018
Il porto di Palermo, anni Sessanta

Un mercato mondiale

Gli agrumi esportati passano da 250 mila quintali nel 1850 a 949 mila l’anno nei primi anni Ottanta. Quasi quattro volte tanto.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
Il bersaglio

Soldi da proteggere

Gli agrumi crescono solo dove l’inverno è mite e l’acqua abbondante. Pochi produttori, guadagni altissimi, uno Stato che non riesce a proteggere la proprietà. Per gli economisti Isopi e Dimico è la combinazione che rende i giardini un bersaglio.

Ma per capire chi comandava in quei giardini bisogna tornare indietro di sessant’anni, quando la terra era ancora dei baroni.

Fonti · The Conversation, 7 febbraio 2018 · Journal of Economic History, 2017
Prima del 1812

Il feudo

In Sicilia la terra è divisa in feudi. Il barone non è solo il proprietario. Ha anche poteri e doveri pubblici, compresa la giustizia.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
Il gabellotto

Chi prende il feudo in affitto

Il barone affida il feudo intero a un gabellotto. Lui paga una somma fissa, la gabella, poi divide la terra in lotti e li subaffitta.

Ha quello che ai contadini manca, soldi, sementi, macchine e bestiame.

Fonte · Minna, Breve storia della mafia, 1984
I campieri

Le guardie a cavallo

Nelle campagne, insieme al gabellotto, solo le sue guardie hanno cavalli e armi. Sorvegliano i campi, riscuotono gli affitti, proteggono la terra.

Franchetti vede proprietari con «campieri armati», scelti tra chi era stato un po’ brigante.

Fonti · Minna, Breve storia della mafia, 1984 · Franchetti 1876, su Rivista Cross 2017
In fondo alla catena

Contadini e braccianti

Sotto ci sono i contadini che prendono un lotto e i braccianti, che lavorano a giornata quando c’è lavoro.

Fonte · Minna, Breve storia della mafia, 1984
1812

Il feudo viene abolito

Con la Sicilia sotto protezione inglese, il governo del principe di Castelnuovo e il re accettano una Costituzione che abolisce la feudalità. Il feudo diventa una proprietà privata come le altre.

Dal 1816 i Borbone estendono l’abolizione a tutto il Regno delle Due Sicilie.

Fonte · Avvenire, 10 agosto 2026
Dopo il 1812

Cambia il padrone, non la catena

Le terre dei feudi e della Chiesa vengono vendute. Molti gabellotti le comprano e diventano proprietari. Per difenderle assumono campieri, spesso ex briganti.

IpotesiPer gli economisti Dimico, Isopi e Olsson la riforma lasciò quasi intatto il potere dei baroni.

Fonti · Avvenire, 10 agosto 2026 · Journal of Economic History, 2017
1944

Centotrent’anni dopo

Alla caduta del fascismo il latifondo è ancora quasi intatto, e gran parte degli ex feudi è in mano ai gabellotti. Il movimento contadino chiederà «fuori il gabellotto dai feudi».

È una storia che riprenderemo con i sindacalisti uccisi.

Fonte · Domani, 11 febbraio 2022
Costituzione del Regno di Sicilia stabilita dal Parlamento dell’anno 1812
Costituzione di Sicilia, le Basi, pagina 3 · Internet Archive
1812 · Il documento

«Non vi saranno più feudi»

Il Parlamento siciliano manda al re le Basi della nuova Costituzione il 25 luglio 1812. Il re le approva il 10 agosto.

La prima bozza l’aveva scritta l’abate Paolo Balsamo, su spinta del principe di Castelnuovo. In Parlamento la difendono soprattutto Castelnuovo e il principe di Belmonte.

Fonti · Costituzione di Sicilia, 1812, Internet Archive · Sicilia 1812, Assemblea regionale siciliana, 2012
Articolo XI

Nove righe

Le Basi sono dodici articoli. L’undicesimo chiude il feudo. Leggiamolo un pezzo alla volta.

Prima riga

Niente più feudi

«Che non vi saranno più feudi, e tutte le Terre si possederanno in Sicilia come in allodi»

Allodio vuol dire proprietà piena e libera. Per tenere la terra non si deve più niente a un signore o al re.

Le famiglie la tengono

«conservando però nelle rispettive famiglie l’ordine di successione»

La terra resta a chi l’aveva, e passa agli eredi come prima.

Finisce la giustizia del barone

«Cesseranno ancora le giurisdizioni baronali»

Il barone non può più fare giustizia nelle sue terre, con tribunali e carceri suoi. E non paga più i pesi che quei diritti comportavano.

Finiscono le tasse del feudo

«Si aboliranno le investiture, relevi, devoluzioni al Fisco»

Erano i passaggi e le tasse che legavano il feudo al re. A ogni eredità si pagava, e senza eredi il feudo tornava alla Corona.

Restano i titoli

«conservando però ogni famiglia i titoli, e le onorificenze»

I baroni restano principi, duchi e marchesi. Perdono il feudo, non il nome.

Domanda apertaIl feudo sparisce dalla legge. Ma chi lavora la terra, e chi la sorveglia, resta lo stesso. È la domanda di tutta la puntata.

Fonte · Costituzione di Sicilia, 1812, Internet Archive

I conti

Quanto valeva un giardino

Un ettaro di agrumi contro un ettaro del resto dell’isola. Poi la crescita, anno dopo anno.

Un ettaro nel resto dell’isola
1profitto medio
Un ettaro di agrumi
0volte tanto, e anche di più

Lo storico John Dickie stima che gli agrumi rendessero più di 60 volte il profitto medio per ettaro del resto della Sicilia. Fonte · Journal of Economic History, 2017

1876 · Le carte di Franchetti

La tassa sul pane

Franchetti racconta due associazioni. La società dei Mulini impone una tassa di poco più di 5 lire per ogni salma di farina, e di poco più di 3 per la semola. A chi si arruola nelle società va un tarì al giorno, 42 centesimi.

Il capo della società della Posa manda i suoi uomini contro i proprietari di agrumeti che non accettano gli affittuari e i guardiani scelti da lui.

50lire alla società, almeno
119giorni di paga di un affiliato

La salma era la misura siciliana del grano. Fonte · Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, 1876, § 3, su Rivista Cross 2017

Proteggere o farsi proteggere

Chi si mette d’accordo

Davanti alla violenza, la strada più sicura era spesso trattare con chi la comandava. Tre storie dalle carte.

1874

Il guardiano ferito

Il secondo guardiano di Galati sopravvive a tre colpi alla schiena. Poi si accorda con Giammona.

AccertatoLo racconta Galati nel memoriale. Fonte · The Conversation, 7 febbraio 2018

1864

Il proprietario che scrive

Niccolò Turrisi Colonna pubblica uno studio sulla sicurezza pubblica in Sicilia e avverte che la repressione brutale avrebbe solo allontanato la gente dallo Stato.

IpotesiPer diversi studiosi era vicino a Giammona. Lo riportano Isopi e Dimico. Fonte · The Conversation, 7 febbraio 2018

Ottocento

Un giardino in affitto

La famiglia Greco, che nel Novecento diventerà una delle più potenti di Cosa nostra, comincia prendendo in affitto un giardino di limoni della tenuta Tagliavia.

AccertatoLo riportano Isopi e Dimico. Fonte · The Conversation, 7 febbraio 2018

Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, 1877
Franchetti, 1877, pagine 3 e 4 · Wikimedia Commons
1876 · Il viaggio

Quello che vede Franchetti

Leopoldo Franchetti gira la Sicilia nel 1876. Il libro esce l’anno dopo. Nelle prime pagine racconta cosa scopre chi resta qualche giorno a Palermo.

Prima vede i giardini. Poi ascolta le storie.

Fonte · Franchetti 1877, Wikimedia Commons
Pagina 3

Il guardiano

«…ucciso con una fucilata partita di dietro a un muro, il guardiano del giardino, perchè il proprietario lo aveva preso al suo servizio invece di un altro suggeritogli da certa gente che s’è presa l’incarico di distribuire gl’impieghi nei fondi altrui.»

Chi decide chi lavora in un giardino non è il proprietario. È lo stesso schema del giardino di Galati.

Pagina 3

L’avvertimento

«…un proprietario che voleva affittare i suoi giardini a modo suo si è sentita passare una palla un palmo sopra il capo, in via di avvertimento benevolo, dopo di che si è sottomesso.»

Non sempre serve uccidere. Basta un colpo che sfiora.

Pagina 4

Il profumo dei limoni

«Dopo un certo numero di tali storie, tutto quel profumo di fiori d’arancio e di limone principia a sapere di cadavere.»

La frase più famosa del libro.

Pagina 4

Nessun colpevole

«Gli autori di questi delitti, hanno essi subìto processo e condanna? Quasi nessuno è stato scoperto […] perchè non si sono trovati testimoni a suo carico.»

E nessuno parla.

Fonte · Franchetti 1877, Wikimedia Commons
Marzo 1877 · Roma

Una grande inchiesta

Il Parlamento approva un’inchiesta nazionale sull’agricoltura proposta da Stefano Jacini. La parte sulla Sicilia tocca al deputato Abele Damiani.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
1881-1886 · tutta l’isola

La domanda ai giudici

Ai pretori, i giudici di paese, si chiede qual è il reato più diffuso nel distretto e perché. Gli economisti Dimico, Isopi e Olsson hanno studiato le risposte di 143 distretti.

Sulla mappa le sette province di allora.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
Provincia di Palermo

8 distretti su 27

Qui la mafia è il reato più diffuso per 8 pretori su 27, il 30%.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
Provincia di Girgenti

14 distretti su 17

Nell’attuale provincia di Agrigento la risposta è la mafia in 14 distretti su 17. L’82%, il valore più alto dell’isola.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
Tutta l’isola

51 distretti su 143

Caltanissetta 7 su 16, Trapani 6 su 15, Catania 7 su 22, Messina 6 su 25, Siracusa 3 su 21. Tocca una provincia per i suoi numeri.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
1900 · la Conca d’oro

«La vera mafia»

Il delegato di polizia Antonino Cutrera scrive che è nella pianura di agrumeti intorno a Palermo che «risiede la vera mafia».

Domanda apertaLe due misure non dicono la stessa cosa. Una conta il reato più diffuso, l’altra prova a misurare la forza dei gruppi. Quale sia più vicina al vero resta da capire.

Fonte · Lupo, Il tenebroso sodalizio, 2010

1900 · Il documento

La carta di Cutrera

Questa è la carta originale. I puntini rossi sono i comuni dove per Cutrera c’era la mafia, quelli neri i comuni dove non c’era. Il colore delle province segue l’intensità. Tocca la carta per ingrandirla.

Antonino Cutrera, La mafia e i mafiosi, Palermo 1900 · Wikimedia Commons, pubblico dominio

1898-1900 · Il rapporto Sangiorgi

Chi erano i 216

Il questore Ermanno Sangiorgi elenca 216 affiliati alle cosche della Conca d’oro. Lo storico Salvatore Lupo ne conta i mestieri. Il gruppo più grande non sono i ricchi, sono i salariati che custodiscono e gestiscono i fondi. Tocca un mestiere.

«Paura guarda vigna»Il detto che riassume l’autorità del mafioso guardiano. Fonte · Lupo, Il tenebroso sodalizio, 2010

Tra loro c’è il capo dell’Uditore, Antonino Giammona, «agiato possidente». Le borgate della Conca d’oro hanno nomi che torneranno spesso in questa serie, Piana dei Colli, Acquasanta, Malaspina, Uditore, Passo di Rigano.

Perché proprio lì

Tre spiegazioni

Gli economisti hanno messo a confronto i dati dei comuni dell’Ottocento con quello che si coltivava o si estraeva. Scegli la spiegazione che ti convince, poi apri le altre.

Dove si coltivavano agrumi la mafia era più presente. Un raccolto che vale moltissimo e si ruba facilmente chiede protezione.

Fonte · Journal of Economic History, 2017
Dove la terra era più frazionata la mafia era più attiva. Chi compra protezione manda i ladri dal vicino, che allora la compra anche lui.

Fonte · Bandiera, 2003

Domanda apertaLe tre spiegazioni non si escludono. Dove c’erano soldi da proteggere e uno Stato che non li proteggeva, qualcuno vendeva protezione. Quanto pesi ciascuna, gli studiosi lo discutono ancora.

La linea del tempo

Dal feudo alla carta di Cutrera

Scorri col dito o usa il cursore.

La feudalità abolita

La Costituzione siciliana trasforma i feudi in proprietà private.

Fonte · Avvenire, 10 agosto 2026

Le Due Sicilie

I Borbone estendono l’abolizione a tutto il regno e vendono terre feudali ed ecclesiastiche.

Fonte · Avvenire, 10 agosto 2026

Le squadre nelle rivolte

Le milizie private dei latifondi entrano nei moti del 1820, del 1848 e del 1860.

Fonte · Diacronie, ottobre 2019
1812

Le carte e le foto

L’archivio della puntata

Tutti i documenti e le fotografie dell’epoca di questa puntata. Scorri di lato, tocca per ingrandire.

Costituzione del Regno di Sicilia stabilita dal Parlamento dell’anno 1812Internet Archive, pubblico dominio
L’articolo XI delle Basi della Costituzione, 1812Internet Archive, pubblico dominio
La pianura intorno a Palermo, anni Sessanta dell’OttocentoRobert e Julius Rive · Bibliothèque nationale de France, pubblico dominio
Palermo e la Conca d’oro, verso il 1888Giorgio Sommer · Wikimedia Commons, CC0
Il porto di Palermo, anni Sessanta dell’OttocentoRobert e Julius Rive · Bibliothèque nationale de France, pubblico dominio
Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, 1877Wikimedia Commons, pubblico dominio
Franchetti, 1877, pagina 2Wikimedia Commons, pubblico dominio
Franchetti, 1877, pagina 3Wikimedia Commons, pubblico dominio
Franchetti, 1877, pagina 4Wikimedia Commons, pubblico dominio
Carusi all’imbocco di un pozzo della zolfara, 1899Eugenio Interguglielmi · Wikimedia Commons, pubblico dominio

Fonti

  1. Alessia Isopi e Arcangelo Dimico, Citrus fruits, scurvy and the origins of the Sicilian mafia, The Conversation, 7 febbraio 2018
  2. Giuseppe Bonvegna, Italia unita e antichi feudi, la strana rivoluzione della Sicilia, Avvenire, 10 agosto 2026, sul libro di Salvatore Lupo «Rivoluzione meridionale»
  3. Arcangelo Dimico, Alessia Isopi, Ola Olsson, Origins of the Sicilian Mafia. The Market for Lemons, Journal of Economic History, vol. 77, n. 4, dicembre 2017
  4. NPR, The Indicator from Planet Money, How the Sicilian Mafia got started, 2020, con lo storico John Dickie
  5. Salvatore Lupo e John Dickie, Il tenebroso sodalizio. La mafia nel rapporto Sangiorgi, XL edizioni, 2010
  6. Leopoldo Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, 1876, estratto a cura di Sarah Mazzenzana, Rivista Cross, vol. 3, n. 3, 2017
  7. Fabrizio La Manna, Contiguità, interclassismi e rotture rivoluzionarie nella Sicilia borbonica, Diacronie, vol. 11, n. 3, ottobre 2019
  8. Rocco Minna, Breve storia della mafia, Editori Riuniti, 1984, estratto
  9. Cosa Vostra, Il movimento contadino siciliano e l’antimafia, Domani, 11 febbraio 2022
  10. Oriana Bandiera, Land reform, the market for protection, and the origins of the Sicilian mafia, Journal of Law, Economics and Organization, vol. 19, 2003
  11. Paolo Buonanno, Ruben Durante, Giovanni Prarolo, Paolo Vanin, Poor Institutions, Rich Mines, Economic Journal, vol. 125, 2015
  12. Il Fatto Quotidiano, Quando è nata la mafia prima dell’Italia unita, 16 aprile 2025
  13. Costituzione del Regno di Sicilia stabilita dal Parlamento dell’anno 1812, ristampa di Napoli, 1848, esemplare della Biblioteca nazionale di Napoli, Internet Archive
  14. Leopoldo Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, Firenze, Barbèra, 1877, scansione dell’edizione originale, Wikimedia Commons
  15. Sicilia 1812. Laboratorio costituzionale. Guida ai luoghi, ai fatti, ai personaggi, a cura di Ivana Bruno e Pierfrancesco Palazzotto, Assemblea regionale siciliana, 2012
  16. Fabrizio Simon, The economist and the secret agent. Strategies to introduce the British model of society into Sicily of 1812, European Journal of the History of Economic Thought, vol. 28, n. 4, 2021

Confini dei comuni · Openpolis, geojson-italy, su dati Istat. Le province del 1881 sono ricostruite in modo approssimato, perché Enna e Ragusa nascono solo nel 1927.

Ritratti e carta di Cutrera · Wikimedia Commons, in pubblico dominio, tranne il ritratto di Abele Damiani, in licenza CC BY 3.0 IT. Dove non esiste un ritratto libero ci sono le iniziali.

Fotografie e documenti dell’epoca · Bibliothèque nationale de France, Biblioteca nazionale di Napoli e Internet Archive, Wikimedia Commons. Tutti in pubblico dominio, la foto di Giorgio Sommer in CC0. Le parti evidenziate sono nostre.

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